Dott. Ing. Flavio Mattavelli

Calcolando

il Punto Neutro = PN, o NP (Neutral Point), con le conseguenti posizioni del Centro di Gravità = CG, solo nel caso di un aeromodello convenzionale.

 

Prefazione.

PN qui è sempre riferito all’intero velivolo, ma i metodi pratici sono accettabili solo nei casi di aeromodelli ed uccelli, mentre per aerei è indispensabile calcolare la posizione del PN con metodi più validi, solitamente inattuabili in pratica dagli aeromodellisti (me compreso).

Per il significato di PN distinto dal CA, dal CP e dal C (centri rispettivamente = centro aerodinamico dell’ala, centro di pressione dell’ala, punto di controllo stabilizzatore) vedere il mio articolo Fuochi…

Aeromodello convenzionale significa con ala anteriore ed impennaggi in coda, cioè volante quasi come negli uccelli.

E’ sottinteso che i comandi s’intendono bloccati a zero quando il piano orizzontale di coda (o stabilatore), insieme dello stabilizzatore fisso e della parte mobile (o elevatore, o equilibratore, o spatolino che dir si voglia), è fisso nella posizione centrale, con flaps e quant’altro tutti a zero inclinazioni, rispetto al progetto idealmente operativo, cioè senza modificare il diedro longitudinale geometrico (= DL, cioè l’angolazione geometrica tra ala e stabilatore).

Tale diedro di solito è compreso tra 0° e < 8°, ma talora si può mutare in fase costruttiva prima del volo, che poi sarà a comandi liberi.

Notare che esiste un diedro longitudinale geometrico, che è quello che si può misurare, ed un diedro longitudinale assoluto o aerodinamico, angolo tra i piani di portanza zero, che è quello che determina realmente il PN del velivolo, ma non si può misurare. Quello assoluto supera il geometrico di qualche grado e/o frazione di grado.

La posizione del CG può variare accettabilmente entro un campo determinato dal DL, cioè esistono diversi diedri longitudinali validi per diversi CG, tuttavia non c’è una regola unica, calcolabile esattamente; comunque, a parte aver fissato il DL con incidenza ala maggiore dell’incidenza della coda posteriore, l’entità del DL determina la posizione del PN e quindi quella del CG.

Si dovrebbe regolare il CG ottimale dopo prove sperimentali con un certo DL, ma c’è anche chi regola il DL dopo aver prefissato il CG che più gli aggrada.

In generale un DL maggiore richiede spostare il PN ed il CG in avanti e viceversa.

Cambiare il DL ad equilibratore bloccato equivale qualitativamente a sbloccare i comandi longitudinali a DL costante, però quantitativamente gli effetti dinamici possono essere diversi (vedere il topic Habitch nel forum Barone Rosso, colà dopo la pagina 6). Si è molto discusso nel forum Barone Rosso sul diedro longitudinale (ad esempio), però senza formule definitive.

In quest’articolo intendo sempre il DL “trimmato”a comandi bloccati, per il tipo di volo preferito. La cosa vale soprattutto per il tipo di planata degli alianti, vedere poco avanti, riguardo alle velocità di planata.

Alla fine di quest’articolo proporrò una semplice formula contenente il DL geometrico, formula che, pur essendo molto empirica ed approssimativa, per me è meglio di niente, siccome di solito ci si appoggia esclusivamente alla pratica, quasi senza teoria. Ci sono 3 vie per arrivare ad un CG ottimale: tanta esperienza pratica e poca teoria di base, tanta teoria e poca pratica, oppure nessuna teoria, nessuna pratica e tanta fortuna.

 

Molti aeromodellisti sono convinti che mettere il CG sempre "standard" quasi al 30%, max. 35%, circa della MAC (Mean Aerodynamic Chord = corda aerodinamica media, v. avanti), proiettandone poi la posizione sull'asse longitudinale, cioè sulla fusoliera di un aeromodello convenzionale, sia la soluzione ideale. E’ certamente la soluzione più facile, probabilmente il modello volerà quasi sempre, ma c'è differenza tra volare e volare bene.

Se sostenete la teoria del CG quasi 30% potete tralasciare di leggere il resto dell’articolo.

Altri credono che invece basti fidarsi dei numerosi moderni calcolatori on line editabili, che offrono direttamente la posizione del CG dopo l’introduzione di pochi dati reperibili dalla geometria del modello. Penso che tali calcolatori siano utili per trovare la MAC, ma siano imprecisi, cioè solo approssimativi, per la posizione del CG.

Esistono infatti diversi calcolatori on line (spesso in inglese), dal più rozzo al più sofisticato, ma in realtà sono tutti solo orientativi, aventi per scopo di trovare la MAC e soprattutto una posizione approssimativa del CG sulla MAC.

L’acronimo MAC senza altre indicazioni è riferito soltanto all’ala, ma ovviamente potrebbe essere riferibile anche ad ogni superficie aerodinamica (esiste ad esempio anche la MAC del piano orizzontale).

La MAC alare può venir calcolata tramite i medesimi calcolatori editabili on line, o tramite file excel; nei casi più semplici di ali trapezoidali io preferisco l’usuale metodo grafico (per ali trapezoidali vedere avanti nel riquadro giallino). Il concetto di MAC può venir erroneamente confuso con la media geometrica delle corde, praticamente è quasi lo stesso, dunque non insisterò sulle differenze.

Qui approfondirò solo come calcolare il punto neutro in percentuali della MAC, però tralasciando lo storico metodo di Crocco per trovare il campo dei CG utili.

Trovata infatti la MAC, i calcolatori più semplici si limitano a consigliare di porre il CG, nel senso di marcia, dietro al 25% a partire dal bordo di entrata (25% che sarebbe la posizione della maggioranza dei centri aerodinamici dell’ala), aggiungendo + 5~10%, senza precisare la posizione del punto neutro del velivolo, che dovrebbe essere ancora più arretrata.

Ciò vale solo per aerei convenzionali, mentre per i tuttala ed i canard il CG va posto davanti al 25%, nel senso di marcia (ma qui non tratterò canard e tuttala).

Notare che, mentre il PN ha un’unica posizione di equilibrio a comandi bloccati, il CG potrebbe assumere diverse posizioni staticamente stabili, ma dal diverso comportamento dinamico, entro una gamma accettabile di posizioni, ognuna più adatta per il tipo di volo desiderato, con diversi DL.

 

Una volta trovato il PN può sembrare (erroneamente) una bazzecola porgli davanti il CG tramite la distanza denominata margine statico; normalmente esso è una lunghezza tra il 5 ed il 15 % della MAC alare, tuttavia il vero problema è trovare l’esatta posizione del PN; inoltre occorre tener presente che il margine statico, sempre maggiore di zero, non deve nemmeno divenire eccessivo, direi mai oltre il 20%, valore per il quale il modello sarebbe in pratica sempre picchiato. 

Attenzione che si può fare un margine statico alto (o basso) con grande diedro longitudinale e un margine statico basso (o alto) con piccolo diedro longitudinale, intendendo sempre il DL a comandi bloccati.

In caso di planata uniforme senza motore cambierà la velocità di caduta libera, come ben spiegato in Manuale di volo libero:

·       Velocità di trim. Un velivolo ben equilibrato, quando lasciato libero di planare in modo stabilizzato (in aria calma) senza che gli vengano impartiti comandi, volerà con un angolo di incidenza determinato dalle sue caratteristiche strutturali e di regolazione: esso scenderà, pertanto, secondo un piano inclinato costante, ad una velocità altrettanto costante; tale velocità, che varia da apparecchio ad apparecchio, è detta velocità di trim (o di regolazione).

·       Velocità di minima caduta. Aumentando l'angolo di incidenza, l'ala rallenta, fino a raggiungere la velocità di minima caduta: in aria calma e a parità di quota questa velocità è quella che ci permette di stare in aria più a lungo. Per aumentare l’incidenza si può azionare in volo l’elevatore, ma anche si poteva aumentare il DL prima del volo, con aumento di resistenza, nei così detti modelli “galleggioni”. Che la velocità di caduta sia minima non significa che avvenga alla massima efficienza, anzi la pendenza di planata, in un tempo doppio, potrebbe dimezzarsi.

·       Velocità di stallo. Aumentando ulteriormente l'angolo di incidenza, si supera quello critico di stallo (si può dire che la velocità è scesa al di sotto della velocità di stallo) e l'apparecchio non vola più.

·       Velocità di massima efficienza. Se invece, partendo sempre dalla velocità di trim, riduciamo l'angolo di incidenza, l'apparecchio accelera, fino a raggiungere la velocità di massima efficienza: è questa la velocità alla quale diviene ottimale il rapporto tra caduta ed avanzamento, in altri termini, in aria calma, è la velocità che ci permette di andare più lontano.

·       Velocità massima. Picchiando ulteriormente (riducendo ancora di più l'incidenza) la traiettoria diviene molto ripida, e si viaggia alla velocità massima raggiungibile in sicurezza.

Il diedro longitudinale assoluto (o l’elevatore sempre in basso) non deve essere sempre negativo, altrimenti il volo si tramuta in looping inverso.

 

Al limite si potrebbe fare diedro long. assoluto zero e CG con margine statico zero rispetto all’esatto PN, l’equilibrio sarebbe con stabilità indifferente, ingovernabile da un pilota umano.

Il PN potrebbe arretrare anche dietro la MAC, ma il CG deve sempre stare davanti al PN, nel senso di marcia. Se il CG arretrasse dietro al PN il peso farebbe scampanare malamente il velivolo.

 

Infine non occorrerebbe tralasciare il così detto centraggio dinamico tramite la “prova dell’affondata”, che però io qui ho tralasciato.

 

Inizio dei calcoli del PN.

Nei calcolatori on line più grezzi il PN viene supposto considerando approssimativamente un CG al 30% MAC ed il margine statico perlopiù al 10 %, ma le posizioni minima e massima dei possibili CG, nonché quella esatta del PN restano ambigue; per i convenzionali ad esempio il PN viene talvolta indicato al 25% + 5~10% + 10% = 40~45 % dal bordo d’entrata della MAC, il che talvolta può essere giusto, ma spesso non è esatto, ad esempio negli aeromodelli Old timer il PN era spesso dietro al bordo di uscita della MAC.

Gli esempi vengono evidenziati in viola. Il suddetto CG è stato indicato al 30~35% MAC a partire dal bordo di entrata, però, se il PN fosse al 42,5%, il CG potrebbe venir meglio consigliato da circa il 27,5% fino al 37,5%, incentrato sul 32,5%, pur potendosi tollerare un CG circa anche dal 22,5% (con modello picchiato qualora < 22,5%) al 42,5%, mentre con il CG oltre il 42,5% il modello sarebbe instabile (ultra cabrato), ma ciò non è vero per alcuni modelli Old timer.

 

Simbologia.

S’intenda che tutta questa trattazione vale solo per I convenzionali. Molti simboli derivano da testi inglesi. Chiedo scusa se mi capiterà di alternare alcuni simboli diversi, ma con lo stesso significato, tipico caso di sinonimia (sono fin troppo abituato ai sinonimi studiando le conchiglie delle marginelle, in un’altra Sezione del mio presente sito Web).

K = Vbar = Vh = (Horizontal) Tail Volume Ratio = HTVR = HTVC (C = coefficient) = HTPC (P = plan) = rapporto volumetrico di coda (orizzontale), che per definizione significa:

K = (Tail area/Wing area)*(L/Wing MAC) = (Area stabilatore*L) / (Area ala*MAC ala)

Fare attenzione che in qualche testo antico per K si intende l’inverso del presente K.

AC = CA = centro aerodinamico, a partire dal bordo di entrata, ritenuto sempre = 0,25 MAC = 25% MAC

Sia per ala che stabilatore s’intendano entrambi i CA posti al 25% della loro MAC, sebbene ciò non sia sempre esatto. 

L = tail arm = braccio di coda, o distanza tra il centro aerodinamico dell’ala e quello dello stabilatore (normalmente L = da 2 a < 5 volte la lunghezza MAC).

DL = diedro longitudinale geometrico in gradi sessagesimali

NP = neutral point = PN = punto neutro, posizione % a partire dal bordo di entrata della MAC

CG = posizione percentuale del centro di gravità a partire dal bordo di entrata della MAC

AR = aspect ratio = allungamento, talora distinto in ARw = ARa = allungamento dell’ala (wing) e distinto in ARc = ARt = allungamento del piano orizzontale di coda (tail).

Wing MAC = corda media aerodinamica dell’ala, indicata perlopiù solo MAC

D = distanza incognita tra il centro aerodinamico dell’ala ed il punto neutro, oggetto principale del presente studio

Sa = superficie alare = wing area

Sc = sup. del piano orizz. di coda (cioè stabilizzatore fisso + l’elevatore mobile bloccato = stabilatore) = Tail area = Stab.area

Φ = ϕ = numero aureo, vedere capitolo Aerodinamica mirabolante (*).

 

Nota per timoni a V.

Nel caso di timoni a V la superficie di coda da considerare in K, ai fini della stabilità longitudinale, non è quella realmente misurabile, non è nemmeno la sua proiezione sul piano orizzontale, bensì sarebbe quella risultante da Sc *cos^2 (δ), dove δ è l’angolo tra la semi superficie del piano di coda ed il piano orizzontale (secondo Drela).

Ecco un’immagine copiata dall’Analisi di XFLR5, pag. 14 (dove TV = K, LAElev = L ed Elev = stabilatore a V):

 

Esempio per timoni a V = 110 °, δ = 35°, cos 35° = 0,819, cos^2(δ) = 0,670.

 

Ritenendo le portanze proporzionali alle superfici generanti, nei timoni a V, la portanza utile per la stabilità longitudinale potrebbe essere la somma delle 2 componenti verticali della vera forza ortogonale alla coda (forza che è inclinata in 2 semi forze dirette verso l’interno della V). Tali 2 componenti lavorano insieme e sono proporzionali a Sc *cos (δ), ove Sc è la superficie reale della coda a V = Area Elev.

La superficie di coda proiettata sul piano orizzontale è una superficie minore di Sc, precisamente è ancora Sc *cos (δ), ma è solo un’area virtuale che non è la responsabile di tali componenti, che invece dipendono da quanto Sc è inclinata sull’orizzontale, cioè dal diedro δ.

Man mano che aumenta δ diminuiscono le 2 componenti.

Possiamo vedere che l’area efficace di Sc ai fini della stabilità longitudinale è solo quella riproiettata su Sc dalla proiezione orizzontale precedente, cioè Sc * cos (δ) * cos (δ).

Questo passaggio non mi è chiaro e lo ripeto nel seguito (ma purtroppo per me resta ancora oscuro).

La reazione al beccheggio non dipende da tutta la sup. della V, ma solo da una parte dell’area spazzata nel beccheggio, che è la proiezione di Sc sul piano orizzontale, cioè Sc * cos δ, proiezione che però è una superficie solo virtuale, che reagisce realmente solo quando sostituita dalla Sc reale, che ha le componenti verticali della portanza ridotte dal cos δ, dunque la superficie effettivamente reagente è Sc * cos2 δ.

La variazione della forza di coda che riguarda la stabilità dinamica longitudinale, vista come variazione delle 2 componenti verticali effettivamente portanti, comporta inoltre dover considerare Sc *cos^2 (δ) anche nel K = TV dei timoni a V, che va riferito sempre alla superficie del timone orizzontale efficace equivalente.

In passato si considerava erroneamente solo il coseno semplice, come “regola della nonna”, con tutto il rispetto per le nonne, trascurando che esiste invece effettivamente una maggior riduzione di superficie efficace longitudinalmente, in dipendenza da cos2 δ, rispetto alla semplice proiezione orizzontale.

 

Analogamente esiste una maggior riduzione di superficie efficace direzionalmente, in dipendenza da sen2 δ, per quanto riguarda la stabilità direzionale delle code a V, rispetto alle proiez. verticali, però le componenti orizzontali di deriva raddoppiano e talora è un vantaggio.

 

Esplicitazione. In pratica si preferisce considerare la lunghezza D come una percentuale della lunghezza MAC. Dividendo le lunghezze D/MAC si ottiene la % di MAC corrispondente a D, scritta D%. Esempio D% = 10% significa che D = 0,1 MAC = MAC * 10/100×100.

Lunghezza D = (D/MAC) * MAC.

Le modalità di scrittura delle % possono indurre in confusione, spero di non accrescerla, perché potrei scrivere 0,1 = 10% dimenticando, ma sottintendendo sempre il riferimento alla MAC.

 

Bilanciamento grossolano delle superfici.

Sappiamo che Sc può variare di solito da 1/4 ad 1/12 di Sa.  Poniamoci il problema di trovare quel punto intermedio (PN) da bilanciare le sole portanze generabili dalle superfici in volo supposto statico, con le portanze proporzionali alle superfici, portanze supposte applicate nei rispettivi CA (in realtà le portanze non dipendono solo dalle S, ma il calcolo con le sole S è immediato).

Facciamo 2 esempi, senza fossilizzarsi sulle unità di misura diverse, uguagliando i momenti delle portanze rispetto al PN incognito, trascurando le masse (per ora).

Istituiamo pertanto la (errata) relazione intuitiva Sa * D = (L-D) * Sc

 

1) Sa = 60, Sc = 15, L = 400, MAC = 100, D = x

60*x = (L-x) *15, donde si ricava facilmente x = (15/75) * L = 0,2 * L = 80

D = 0,8 * MAC = 80% della MAC

 

2) Sa = 90, Sc = 10, L = 400, MAC = 100,

90*D = (L – D) *10              D = 0,1 * L = 40, cioè D = 40% della MAC = 0,4 * MAC

 

Notare che, a parità degli altri fattori, aumentando solo Sc (oppure L) aumenta D e quindi aumenta la posizione del PN sulla MAC. Esempio nel caso 1) per Sc = 20 diviene D = 100 (oppure per L = 500 diviene D = 100).

Aumentando solo Sa (oppure MAC) diminuisce D, senza mai azzerarsi, e quindi il PN avanza sulla MAC, senza mai portarsi sotto al 25% dal bordo d’entrata.

 

Avevo già trattato parte dell’argomento formule nell’articolo FUOCHI = CENTRO AERODINAMICO E PUNTO NEUTRO in relazione ai centri di pressione ed al baricentro, adesso dettaglierò alcune formule utili per la stabilità longitudinale.

 

Prima formula, da me ora detta di Geistware (forse non appropriatamente)

D = L * (Stab area/(Wing area + Stab area)) 

PN, lunghezza a partire dal bordo di entrata della MAC = 0,25 * MAC + (D/MAC) * MAC.

Nelle sole % della MAC, PN% = 25% + D%

Questa formula di D, proposta da Geistware nel forum del sito RC Universe, è errata, in quanto comporta una posizione del PN troppo arretrata, rispetto al senso di marcia, mentre la formula del PN sarebbe esatta qualora D fosse valutato esattamente.

 

Esempio, per il caso bilanciato 1), risulterebbe D = 400 * (15/ (60+15)) = 80

Mentre per il caso 2) risulterebbe D = 400 * (10/ (90+10)) = 40.

Entrambi questi casi sono errati, ma coincidenti ai risultati del bilanciamento grossolano delle superfici. Si può facilmente dimostrare che la formula di Geistware è derivata proprio dallo stesso grossolano ed errato bilanciamento (e viceversa).

Sa * D = (L-D) * Sc

Sa * D = Sc * L – Sc * D

(Sa + Sc) * D = Sc * L

D = Sc*L / (Sa + Sc)

 

Passaggio mentale per collegare D a K tramite Cc.

Sappiamo che K può variare da circa 0,3 a 1,5, mediamente < 1, normalmente K = 0,6~0,9, fornendo aeromodelli eccessivamente stabili > 1 e scarsamente stabili < 0,5.

Considerando valido K = 1 potrebbe essere (Area stabilizzatore*L) = (Area ala*MAC ala), ma in realtà la stabilità varia secondo il “downwash” dell’ala e quindi secondo il suo allungamento, oltre che secondo i profili ala/stabilizzatore, i loro diversi numeri di Reynolds e secondo il diedro longitudinale aerodinamico.

Ciò che segue è il punto più difficile da comprendere di tutta questa trattazione, cercherò di spiegarlo senza matematica, spero senza indurvi in errore.

Con K = 1 la portanza di un volume di coda equilibrerebbe staticamente quella di un volume sopra l’ala, in assenza di variazioni di momenti dinamici rispetto al PN, essendoci forze aerodinamiche portanti supposte senza diverse resistenze e nelle stesse condizioni di flusso, cosa che sappiamo che in realtà non succede, perché l’ala è più efficace del timone ed il timone di coda è soggetto al “downwash” dell’ala.

Il punto neutro PN si troverebbe comunque dietro l’AC dell’ala, distanziato nella lunghezza D.

Variando K varierebbe anche D, anzi D risulterebbe funzione di K, oltre che in dipendenza incognita anche di altri fattori indipendenti da K.

Possiamo porre D = K * Cc = Sc*L*Cc/ (Sa* MAC).

Ho raggruppato tutti gli altri fattori in un coefficiente correttivo Cc.

D può essere visto come semplice prodotto di fattori.

Posto di conoscere, o supporre valido, Cc * MAC dai successivi metodi, si potrebbe utilizzare direttamente D in % = Sc*L*Cc/ Sa.   

Ovviamente PN% = 25% + D% perché la posizione del PN può venir misurata come percentuale della MAC, soprattutto in funzione dei fattori determinanti D%.

Importante. A parità di Cc, il PN viene spostato da un diverso K nel senso di marcia lungo la MAC, indietro per K maggiore, oppure avanti per K minore, tuttavia questo spostamento del PN, anche a pari K, è determinato soprattutto dal coefficiente Cc.

 

Metodi scientifici per la determinazione di Cc.

Il calcolo del punto neutro dovrebbe venir affrontato a rigore in modi non elementari.

La teoria universitaria conduce per analisi matematica alla seguente formula del PN, per la quale ad esempio ho raccolto anche le considerazioni presenti nelle tesi di Giuseppe Di Matteo, Marco Giarrizzo, calcolo PN per un aliante ASH 31, colà vedere alla pag. 43 e 44, per i fattori dello stesso aliante.

Ecco un’immagine dalle lezioni di Manovre e stabilità del Prof. Nicolosi.

Vh = rapporto volumetrico di coda

CLαh = Coefficiente angolare portanza incidenza coda orizzontale

CLα = Coefficiente angolare portanza incidenza velivolo completo

dε/dα = derivata dell’angolo di downwash rispetto all’incidenza

 

Nella pratica aeromodellistica le stesse considerazioni possono generare metodi più o meno semplificati, come segue.

 

Metodo grafico detto di Cole e Beuermann. Il metodo compariva già nel magnifico libro di Loris Kanneworff, 1992, Progettiamo gli aeromodelli, pag. 202, da cui riporto il seguente stralcio ed il grafico FIG. 12.15.

“…se prendiamo ora il fattore (ac/aa)*[1- (dε/dαa)]  e lo chiamiamo Cc , avremo quel famoso coefficiente presentato in forma di grafico da Beuermann, Cole ed altri studiosi, che serve a correggere il valore geometrico K del rapporto volumetrico di coda, ai fini della determinazione del punto neutro…”

 

 

Senza entrare nel merito preciso dei significati e della derivata (dε/dαa), significati determinati dal “downwash” dell’ala che investe lo stabilizzatore dei modelli convenzionali, supponendo il gradiente di portanza ala vicino al gradiente di portanza del velivolo completo, essendo:

ε = angolo di svio, αa = angolo di incidenza dell’ala,

aa = gradiente di portanza ala, λa  = allungamento ala,

ac = gradiente di portanza piano di coda orizzontale, λc = allungamento stabilizzatore,

Cc = coefficiente correttivo per D in % della MAC, dal grafico è abbastanza facile trovare D e PN nelle seguenti formule, sempre in percentuali MAC:

D = K * Cc

PN = 0,25 MAC + D

Credo che questo metodo grafico sia stato seguito perlopiù fino all’avvento dei calcolatori editabili su PC.

 

I quali calcolatori perlopiù predicano bene, ma razzolano male, essendo indicati validi in generale, cosa che non deve essere, perché ogni aeromodello è diverso. In tali calcolatori ci si riferisce a formule teoricamente valide, ma in pratica utilizzate con parametri universali costanti, che non possono essere sempre adatti nello specifico. Ciò non ostante i risultati sono di solito accettabili, con buona approssimazione, al punto che qualcuno preferisce addirittura ignorare il calcolo on line, forse addirittura ignorare ogni riferimento scientifico, ed impiegare solo la seguente formula banale, generalizzata in percentuali della MAC, tramite un parametro imposto a priori, cioè perlopiù viene posto Cc = 0,4 (oppure un diverso valore derivato dall’esperienza personale, essendo i valori dei Cc reali diversi per alianti, moto-modelli, trainer, acrobatici etc.).

PN % = 25 + 40 K 


2 sistemi di calcolo proposti nei calcolatori on line editabili.

 

Sistema teorico, ricollegabile ai suddetti metodi scientifici e grafico, ma realizzato in file editabili di calcolo on line, sistema  da qualcuno chiamato metodo di Martin Simons, da altri formula di Raymer o formula di Roskam (dai sacri testi dei suddetti professori), sistema ad esempio ben proposto dal sito RC AeroBase, nell’articolo The Winning Formula, nel quale in inglese potete leggere una dettagliata disanima copiata dal sito Radio Modeller, ove i passaggi teorici sono spiegati praticamente per filo e per segno.

Il suddetto sistema di Simons appare utilizzato nei calcolatori on line editabili proposti da:

·       eCalc

·       Aircraft Super Calculator – Holdfast Model Aero Club

·       The Skyhopper Ultralight_ Super Calc

Lo stesso sistema appare utilizzabile anche nel sito RC AeroBase, però tramite file Excel.

Io qui riassumo tale sistema nella formula teorica, espressa in termini da moltiplicare tutti per la MAC alare onde raggiungere la lunghezza della posizione NP, cioè, a partire dal bordo di entrata dell’ala, posizione NP = 0,25 + Se * K * (ac/aa) * [1- (dE/dx)]

Simbologia, analoga alle precedenti simbologie scientifiche e del grafico, precisando:

Se = efficienza stabilizzatore, variabile da 0,6 a 0,9, efficienza considerata poi ad esempio 0,7

(è un ulteriore coefficiente correttivo del prodotto al secondo addendo dell’equazione; tale coefficiente non compare nella teoria scientifica di base, forse è introdotto per tener conto che lo stabilizzatore rende meno dell’ala come rapporto di planata, cioè portanza/resistenza stab., rapportato all’efficienza dell’ala, o forse è un inutile preziosismo…)

dE/dx = dε/dαa

AR = aspect ratio = allungamento = λ

a = slope of (wing or tail) aerofoil lift curve = pendenza della curva di portanza del profilo (per ala = aa, oppure per coda = ac).

ac/aa = CLαh/CLα. Invero qui si confonde la pendenza della curva di portanza dell’ala con quella del velivolo completo, in quanto portanze considerate simili, salvo un imponente effetto fusoliera, pure trascurato. Comunque in realtà le pendenze delle curve delle portanze sono solitamente poco note, pertanto nei calcolatori on line credo vengano stimate approssimate, conoscendo gli AR, in corrispondenza di valori spero ben tabulati …………..

Per ARa = 6 consegue aa = 0,077, mentre per ARc = 4 consegue ac= 0,069.

ac/aa = 0,069/0,077 = 0,9 = valore considerato poi nella praticizzazione del calcolo.

dE/dx = rozzamente = 35 *aa/ARa = 35 *0,077/6 = 0,45 cioè

dE/dx = 0,45 per i monoplani di allungamento alare 6, quindi [1- (dE/dx)] =  0,55.    

NP = 0,25 + 0,7 * K * 0,9 * 0,55 = 0,25 + 0,35 K

Per K = 0,6 il punto neutro sarà a quasi metà MAC.

Nell’esempio proposto da Radio Modeller si arriva ad un risultato praticamente identico alla formula banale già esposta in precedenza, il che potrebbe dimostrare che i siffatti calcolatori on line editabili servono a poco, in casi diversi da una soluzione standardizzata, salvo conoscere gli effettivi singoli valori determinanti il Cc globale nei casi di aeromodelli non standard, inoltre nella supposizione che tali calcolatori consentano di precisare singolarmente tutti i valori nel loro software, cosa che non mi pare in generale.

 

Sistema pratico basato sulla radice quarta dell’allungamento alare = ARa = ARw

Si tratta apparentemente di un sistema più semplice del precedente.

Esso viene proposto come calcolatore on line editabile da:

·       RC Planes (Aircraft Center of Gravity Calculator)

·       Amman Valley Radio Control Club (Aircraft Super Calculator 6.1)

·       AVRCC - C of G Calculator

·       CG Calculator – SEFSD

L’equazione di base è la seguente, già proposta nel mio sito alla pagina FUOCHI = CENTRO AERODINAMICO E PUNTO NEUTRO in relazione ai centri di pressione ed al baricentro.

NP = 0.25 + (0.25 * sqr(sqr(ARw)) * Vbar

Avevo anche tentato di spiegarne la logica nel Forum Barone Rosso, tramite un messaggio che nel seguito ho qui integrato.

Il risultato della posizione di NP, puramente orientativo, è molto vicino alla realtà, ma il metodo credo che sia arbitrario.
Da considerazioni sperimentali si sa che quasi tutti gli aerei convenzionali a coda posteriore hanno l'NP variabile dal 35 al 65% circa della MAC, quindi poniamo 50% come valore medio indicativo della base di calcolo.
Poniamo quindi che 50% = (0,25 + 0,25) MAC. Il primo 0,25 MAC è chiaramente la posizione dell'AC (Aerodynamic Center) dell'ala, che sappiamo essere in posizione quasi costante.
Il secondo addendo può variare incognitamente per ogni aereo specifico, da richiedere una correzione oculata, che è stata resa dipendente da Vbar e dall'allungamento alare.

Calcolando la radice quarta dell'allungamento alare come un coefficiente correttivo di Vbar, matematicamente, aumentando l’allungamento alare, aumenta la sua radice quarta, quindi aumenta il prodotto [(0.25 * sqr(sqr(ARw)) * Vbar], quindi, a parità di Vbar, con l'aumentare dell'allungamento alare, l'NP dovrebbe spostarsi un poco indietro sulla MAC, mentre, diminuendo l'allungamento alare, l'NP dovrebbe spostarsi un poco avanti sulla MAC, vista nel senso di marcia.

Infatti, se aumenta l’allungamento alare dovrebbe diminuire il downwash verso la coda, quindi lo stabilizzatore aumenta di efficienza, soprattutto portanza, e nell’equilibrio, con la coda più portante, l’NP dovrebbe spostarsi indietro. Anche il CG per l’equilibrio si sposta indietro, a pari stabilità con pari margine statico.

E’ altrettanto vero che, siccome anche l’ala è più efficiente con l’allungamento più alto, a seguito di ciò, per l’equilibrio, se la portanza alare aumentasse, l’NP dovrebbe spostarsi un poco avanti nel senso di marcia, tuttavia ciò credo succeda poco, perché l’efficienza dell’ala migliora soprattutto per la diminuzione della resistenza indotta, senza che ci sia un sostanziale aumento della portanza, a superficie alare costante.

In realtà con diverso ARw anche la portanza alare cambierebbe un pochino, ma qui non considero le variazioni di portanza alare. Quando l’ala è parimenti portante il PN non si sposta avanti.

Il minor effetto downwash dell’ala anteriore sullo stabilizzatore posteriore, tramite un maggior allungamento dell’ala a parità di superficie alare, favorisce pertanto una stabilità maggiore.

 

Se, ponendo allungamento = 1, si fosse scelto per il secondo addendo della formula soltanto 0,25*Vbar, essendo Vbar un coefficiente solitamente variabile tra 0,3 e 0,9, ad esempio in media Vbar=0,6, sarebbe risultato un valore di NP non sempre rientrante nei sopraddetti valori sperimentali, oscillante sulla media NP = 0,4 MAC con valori estremi troppo bassi, cioè circa posizioni di NP nel campo percentuale dal 32,5% al 47,5% della MAC.

(Sarebbe stato come scrivere NP% = 25 + 25 K)

Ma se fosse stato Ara = 20 senza la radice quarta, sarebbe risultato NP% = 25 + 500 K, cioè sarebbe risultata una posizione di NP eccessivamente arretrata, quasi in corrispondenza dello stabilizzatore e dunque una posizione sperimentalmente decisamente errata.

Inoltre anche a logica l’NP potrebbe arretrare, ma non indietro oltre lo stabilizzatore ……

Invece introducendo la radice quarta risulta NP% = 25 + 25*2,12 K = 25 + 53 K.

 

Allora ecco la genialata del calcolatore, dove il secondo addendo è stato appunto posto in funzione anche della radice quarta dell'allungamento alare, radice che, per allungamenti alari variabili da 1 ad esempio 20, siccome sqr(sqr(ARw)) varia circa da 1 a 2,11, tale ulteriore coefficiente è usabile come fattore moltiplicativo e correttivo del prodotto (0.25 * sqr(sqr(ARw)), prodotto che quindi varia da 0,25 a massimo 0,5286.


(Se nella formula
con la radice quarta si fosse posto sempre Vbar=1, le posizioni estreme di NP sulla MAC dovute al solo allungamento sarebbero risultate troppo arretrate rispetto al campo sperimentale dal 35 al 65%, cioè ad esempio per ARa =1 sarebbe risultato NP% = 25 + 25 = 50 %, oppure per Ara = 20 sarebbe risultato NP% = 25 + 53 = 78%.

Eventuali posizioni oltre il 78% escono dal campo indicato come sperimentale, ma sono tuttavia accettabili fino ad un limite da individuare. Nei modelli Old timer tali posizioni dell’NP sono state pienamente accettate anche ben dietro al bordo di uscita della MAC).


Ecco che il calcolatore, moltiplicando tra loro tutti i membri del secondo addendo, ha introdotto quindi,
con la radice quarta di ARa >1, un aumento rispetto al campo del solo Vbar (campo che era, per V bar tra 0,3 a 0,9, con NP variabile dal 32,5% al 47,5% della MAC), ma ha anche introdotto una diminuzione rispetto al campo di NP dovuto al solo allungamento alare, limitando in conclusione il valore del secondo addendo entro limiti precisi, ai quali occorrerà aggiungere 0,25 = 25% del primo addendo, per trovare la posizione di NP.

Penso che la radice quarta dell’allungamento alare, riducendo moltissimo il prodotto del secondo addendo della formula, sia stato un buon trucco per limitare l’eccessiva importanza di tale addendo con ARw senza radice, e quindi per far avanzare il PN in una posizione accettabile.

 

Mentre per Vbar = 1 il campo è, per ARa tra 1 e 20, con NP variabile dal 50 al 78% della MAC, nei valori per Vbar < 1 per esempio:
- considerando Vbar = O,3 il campo della posizione di NP varia (da 0,075 a 0,158) + 0,25 = varia da 0,325 fino a 0,408, cioè dal 32,5% fino al 40,8% della MAC.

- considerando Vbar = 0,6 il campo della posizione di NP varia (da 0,15 a 0,317) + 0,25 = varia da 0,4 fino a 0,567 * MAC, secondo gli allungamenti variabili da 1 a 20.
- considerando Vbar = 0,9 il campo della posizione di NP varia (da 0,225 a 0,475) + 0,25 = varia da 0,475 fino a 0,725, cioè dal 47,5% fino al 72,5% della MAC.

In conclusione tutto il campo delle possibili posizioni di NP lungo la MAC è risultato compreso dal 32,5% fino al 72,5%, posizioni percentuali che sono da ritenersi adeguate a coprire tutto il campo degli esperimenti, come volevasi dimostrare.
La posizione media di NP per K = 0,3 ~ 0,9 risulterebbe al 52,5 % della MAC, praticamente vicina al 50% dell'ipotesi fatta all'inizio (pur con un errore del 4,76%), ma per K = 0,6 il punto neutro risulterebbe al 48,35% della MAC (con errore 3,3%). Con ARa = 10 risulterebbe NP = 51,67%.

Per avere NP = 50% occorrerebbe sqr(sqr(ARw)) * Vbar = 1, risolvendo la quale, ad esempio per K = 0,6 si ottiene sqr(sqr(ARw)) = 1,66666, cioè quasi il numero aureo = 1,618033988  = Φ.

 

Per quanto concerne Φ vedere avanti il capitolo Aerodinamica mirabolante (*), per il quale ho già pubblicato, ancora nel Forum del Barone Rosso, un “trend” dal titolo Calcolare il punto neutro.

Tuttavia l’NP al 50% si può ottenere dalla stessa equazione anche con fattori ben diversi, cioè con diversi K e quindi diversi ARw, senza apparente necessità di tirare in ballo il Φ.

Esempio per NP =50%, oltre che per K = 0,6 con ARw =7,716, potrebbe valere anche K = 0,7 con ARw = 4,164, essendo sqr(sqr(ARw)) = 1,4285.

A mio avviso tuttavia Φ può essere sempre collegato al volo degli uccelli, ed anche a quello dei velivoli che li copiano, tramite diversi indici di radici od esponenti n in base Φ, come si vedrà, studiando il volo di uccelli diversi dalle aquile; nella fattispecie dell’ultimo esempio (ARw ~ 4) si potrebbero considerare i piccioni (Columbiformes), invece di considerare gli Aquilinae, o più estesamente gli Accipitriformes (aquile, avvoltoi, condor etc.) e, quando simili per allungamenti alari, alcuni Anatidi (anatre e cigni), nonché le cicogne.

 

Invece per Vbar > 1 il punto neutro può andare indietro oltre il 78% (come negli aeromodelli Old timer).

Esempio per Vbar = 1,5 risulterebbe NP variabile dal 62,5% fino al104,3% della MAC, cioè NP potrebbe andare immediatamente dietro al bordo di uscita della MAC per ARa = 20.

 

Osservare che il prodotto (0.25 * sqr(sqr(ARw)) è sempre minore di 1 e i Vbar proposti inizialmente erano minori di 1, dunque li prodotto [(0.25 * sqr(sqr(ARw)) * Vbar] = D era sempre frazionario, minore di 1.   

Il prodotto sqr(sqr(ARw) * Vbar può essere invece l’unico prodotto maggiore di 1, mentre 0,25*Vbar è sempre <1 per Vbar <4, cioè in pratica sempre.

Siccome sempre Vbar < 2 e siccome ARa al massimo potrebbe divenire perfino = 40,

[(0.25 * sqr(sqr(ARw)) * Vbar] = D al massimo diviene 1,257 = 125,7% = D% = valore ben accettabile per il massimo arretramento possibile del PN al 150,7% MAC.

 

(*) Aerodinamica mirabolante.

Svelato il segreto delle aquile?

Ricopio nel seguente riquadro le parti salienti già proposte nel Forum Barone Rosso, correggendo la nota formula dell’NP, contenente la radice quarta di ARw, tramite l’aggiunta, nel prodotto nel secondo addendo, di un fattore correttivo contenente il valore del diedro longitudinale geometrico DL, espresso in gradi sessagesimali, ma intesi adimensionalmente, nel seguente modo.

Precisamente ho moltiplicato il secondo addendo per (1/ (DL +1,5). Ricordo che la radice quarta di un prodotto uguaglia il prodotto delle radici quarte, pertanto talora scriverò la nuova identica formula in diverse forme matematiche, allo scopo di facilitarne il calcolo, ma si tratterà sempre della stessa mia formula.

Il coefficiente 1,5 è stato messo al denominatore di X = 1/(DL + 1,5) per non mandare il rapporto 1/DL all’infinito, nel caso DL = 0.

Se non avessi messo la radice quarta di X, moltiplicando solo 1/(DL +1,5)* sqr(sqr(ARw))* K, il prodotto avrebbe dato valori troppo bassi al secondo addendo dell’equazione dell’NP.

Avrei potuto usare in alternativa solo la radice semplice, cioè fare X = , tuttavia si sarebbe ottenuto un risultato ancora basso, allora ho scelto di mettere l’incognita  X sotto radice quarta.

Esempio per DL = 2,5      X = 0,25     sqrX = 0,5     sqrsqrX = 0,707 = accettabile e accettato.

 

Osservare che non esiste un unico CG valido, ma il CG può essere ottimizzato in una gamma di posizioni dipendenti dal diedro longitudinale.
Questo può variare da 0 a 6 gradi sessagesimali = diedro longitudinale geometrico = DL, che è l'unico misurabile, sia pure con qualche difficoltà, mentre poi in volo si forma un diverso diedro longitudinale aerodinamico, o assoluto, non misurabile, ma maggiore del diedro geometrico, maggiore di qualche frazione di grado.
Un aumento del diedro longitudinale richiede un avanzamento del baricentro, e viceversa una diminuzione del DL gradisce un indietreggiamento del CG, nella gamma suddetta di accettabilità.
In ultima analisi il diedro longitudinale assoluto determina la posizione del punto neutro, che tramite il margine statico determina l'ottimale posizione del CG.

Con il DL espresso in gradi sessagesimali (idealmente adimensionalizzati), ecco un'altra formula empirica, che determina diversi NP e conseguenti possibili spostamenti del CG, in funzione del variare del DL.
Tale formula è teoricamente ingiustificata ed approssimativa, ma credo possa essere di immediato orientamento pratico, soprattutto per i veleggiatoristi.


NP% = 25 + 25 * (sqr(sqr(ARw/(DL + 1,5))) * K


Ponendo il margine statico sempre uguale al 10% MAC, ad esempio:
per
ARw = 10, DL = 4, K = 0,7, risulta NP = 45,3 % MAC, CG = 35,3 % MAC,
per ARw = 10, DL = 2, K = 0,7, risulta NP = 47,7 % MAC, CG = 37,7 % MAC,
per ARw = 10, DL = 0, K = 0,7, risulta NP = 53,1 % MAC, CG = 43,1 % MAC.


Ovviamente i risultati sono soggetti all'aleatorietà dei coefficienti 1,5 (addendo di DL) e K, nonchè all'aleatorietà del margine statico 10%.

Riassumendo, nella maggioranza dei casi si può trovare la MAC tramite il seguente metodo grafico, indi applicare la formula proiettandone i risultati percentuali della MAC sull’asse longitudinale in fusoliera dell’intero velivolo.

 

Nota. Cambiare il DL è quasi come passare da una situazione a comandi bloccati ad una diversa situazione a comandi liberi e bloccare il comando libero nella nuova situazione.

Cioè cambiare il DL è quasi come spostare l’equilibratore rispetto allo stabilizzatore orizzontale di coda. Però non è esattamente la stessa cosa, come discusso, a partire da pag. 5 in poi, fino a pag. 11, al sito:

https://www.baronerosso.it/forum/aeromodellismo-alianti/234684-habitch-ovvero-diedro-longitudinale-trim-del-cabra-5.html

 

Sostanzialmente ad ogni variazione di DL occorre associare uno spostamento del CG per mantenere l'equilibrio.
Prefissato il DL, la mia formula cerca di indicare dove posizionare il CG, oppure come fare il DL in relazione ad un CG prefissato.
Infatti, tramite la stessa formula, si può anche, conoscendo l'ottimale posizione % del CG sulla MAC, calcolare il DL geometrico corrispondente in gradi sessagesimali.


Notare che (CG - 15) è un'espressione % MAC derivata dal margine statico al 10 %, se invece il margine fosse al 5% sarebbe (CG - 20) e viceversa, se il margine fosse al 15% sarebbe (CG - 10).

 

 

 

Numero aureo = 1,618033988  = Φ = phi, lettera maiuscola nell’alfabeto greco (minuscolo ϕ).
Il numero aureo si ottiene considerando due numeri, a & b, con a > b, tali che il rapporto tra la somma dei due numeri (a+b) ed il numero maggiore (a) sia uguale al rapporto (a/b) tra il numero maggiore e quello minore.

Per l'equilibrio di un volatile poniamo che sia sempre NP ~ 50% MAC, perché per lo più “in medio stat virtus”, ma non è sempre vero.
Nella formula dell'NP = 25 + 25 * (sqr(sqrARw)) * K, senza conteggiare il DL, se fosse sqr(sqr(ARw)) = ϕ, risulterebbe ARw = ϕ^4 = 6,854, che potrebbe essere l'allungamento alare di alcuni ottimi volatili, in particolare le aquile.
Infatti, se indaghiamo l’aquila delle steppe (Aquila nipalensis Hodgson, 1861), dalle tesi di laurea Ing. Bivona ( 
https://areeweb.polito.it/fluidlab/t...na_BA_2014.pdf ) – Lonoce (
https://areeweb.polito.it/fluidlab/t...ce_BA_2014.pdf ), apprendiamo che l'apertura alare = 200 cm e la corda media = 30 cm (che possiamo assimilare alla lunghezza MAC).
Dunque tale aquila avrebbe allungamento = 6,666 (
con superficie alare Sa = circa 0,6 m^2 perché l’ allungamento è b^2/Sa, ove b^2= quadrato dell’apertura alare. Quindi 4/Sa = 6,66 dunque Sa = 0,6 m^2). L'allungamento alare delle aquile è dunque prossimo a 6,854.
Pur essendo quasi impossibile sapere dalla letteratura i rapporti volumetrici di coda (K) degli uccelli, c'è però un collegamento aerodinamico tramite la stessa formula, ponendo NP% = 50.
50 = 25 + 25 * 1,618033 * K donde risulta K = 0,618033.
Tale valore di K potrebbe quindi essere proprio il K delle aquile, e pertanto lo intenderei adatto alla miglior stabilità di volo di velivoli in analoghe condizioni di volo delle aquile.
Notare che 1/1,618 = 1,618 - 1 = 0,618. Dunque, avendone già posto in relazione l'allungamento alare, anche il presunto K delle aquile si può porre in stretta relazione al numero aureo, qualora la posizione di NP fosse costantemente = 50% MAC.

 

Apro qui una digressione sulla magia, senza cadere nell’occultismo.

In matematica 6 è considerato il primo numero perfetto. In religione invece è “imperfetto”.

Esiste in natura un’impressionante legame con il numero 6 (ritrovabile nel così detto numero del diavolo o della bestia = 666 o 616, in opposizione al numero teologicamente, ma non matematicamente, perfetto 7). Notare che il reciproco 1/6,16227 = 0,16227 è il sesto dei reciproci particolari, dei quali Φ = 1,618…è invece il primo reciproco particolare.

Diciamo che il 6 si ritrova in tutti i seguenti numeri, posto prima o dopo la virgola dei decimali:

1,618034 – 0,618034 - 6,854 ~ 6,66 – 0,6 – 6,16277 – 1,6666, numeri che possiamo vedere collegabili all’ARw ed al K degli aquilini, a condizione che NP = 50%.

Lasciando perdere la bestia ed i misteri dell’occultismo, ho inteso il valore (Φ – 1) come media ideale per il K da utilizzare per la miglior stabilità degli aquilini, ma non per gli altri volatili.

Infatti K ~ 0,618034 potrebbe essere invero 0,6 oppure 0,7 e gli aquilini volerebbero lo stesso; anche altri volatili volerebbero con simili K, ma con allungamenti ben diversi.

Notare che era NP = 50% anche con K =0,6 e ARw = 7,716, essendo sqr(sqr(ARw)) = 1,6666, ma potrebbe valere ad esempio anche K = 0,7 con ARw = 4,164, essendo sqr(sqr(ARw)) = 1,4285, senza necessità di tirare in ballo il Φ. Tuttavia si vedrà in Conclusione che per altri uccelli il Φ può entrare ancora in ballo, ma in diverse forme esponenziali o radicali.

 

Rivediamo tutto il discorso aggiungendo, nella formula del punto neutro, la radice quarta di 1/(DL+1,5), sempre con NP supposto al 50 % MAC.
Siccome un minimo diedro longitudinale geometrico DL negativo è possibile, il risultato sarebbe guarda caso identico con DL = - 0,5 (gradi sessagesimali idealmente adimensionalizzati).
Pertanto
avremmo NP = 50% ponendo K = 0,618 con ARw = 6,854 e DL = - 0,5.

 

Sempre con ARw = 6,854, se invece fosse DL = 0, dalla mia formula invece risulterebbe sorprendentemente K = 0,6839 ~ ARw/10 = 0,6854 = ϕ^4/10.
Cioè il rapporto volumetrico di coda (soltanto) delle aquile, allorquando il DL fosse nullo, uguaglierebbe circa 1/10 del loro allungamento alare derivato dal numero aureo.
Esisterebbe dunque una relazione aurea tra K, ARw e DL delle aquile, basata circa sulla cifra tonda 10, con DL ~ 0. La cifra tonda 10 varrebbe però solo nel caso delle aquile, infatti per altri volatili il rapporto ARw/K mi appare ben diverso da 10, in assenza di relazioni al ϕ.

Mentre nelle aquile (e negli uccelli), mutando la superficie e l’inclinazione della coda, sarebbe possibile mantenere l’NP al 50% cambiando K in seguito ad un cambiamento del DL, negli aeromodelli ed aerei, una volta costruiti, K e ARw non possono variare, al mutare del DL.
Ad esempio, con gli stessi indicatori dell'aquila, prefissando (sia nell'aquila che) in un modello
K = 0,6854 e ARw = 6,854, cambiando soltanto il DL (o la posizione dell’equilibratore), cambierà la posizione del punto neutro (e quindi la posizione di equilibrio del CG, volendo un pari margine statico), come nel seguito risulterebbe dalla mia formula.
Per DL < - 1,5 matematicamente risulterebbe NP all'infinito dietro la MAC, ma credo che tale DL non debba mai essere utilizzato (1,5 è il coefficiente dubbio della mia formula, per la validità della quale occorre imporre sempre DL>> - 1,5 )
Per DL = - 1 risulta NP = 25 + 25 * 1,1090 * sqr(sqr(1/(DL + 1,5))) = 57,970%
Per DL = - 0,5 risulta NP = 52,725%
Per DL = 0 risulta NP = 50,052 %
Per DL = 0,5 risulta NP = 48,313%
Per DL = 1 risulta NP = 47,048%
Per DL = 2 risulta NP = 45,270%
Per DL = 4 risulta NP = 43,104%
Per DL = 8 risulta NP = 40,792%
tuttavia potete in tutti questi casi tranquillamente trascurare tutti i decimali, perché i risultati % dell'NP, e del conseguente CG % MAC, sono solo indicativi, da verificare poi sperimentalmente in volo.
Cambiando le posizioni del punto neutro, che ricordo sono tutte in percentuali della corda aerodinamica media (MAC) a partire dal bordo di entrata ala, il margine statico (NP - CG) cambierà rispetto alla posizione prefissata del CG sul modello. Se si vuole mantenere lo stesso margine statico (solitamente pari al 10% MAC a partire dall'NP in avanti secondo la direzione di volo), occorre mutare la posizione del CG.

 

Viceversa, se l’NP restasse bloccato al 50% occorrerebbe cambiare K in seguito ad un cambiamento del DL nella mia formula. Ad esempio solo per gli aquilini sempre con ARw = 6,854

Per DL = - 1 risulterebbe 50  = 25 + 25 * 1,618 * sqr(sqr(1/(DL + 1,5))) * K       

1 = 1,618 * sqr(sqr(1/0,5)) * K                   0,618 = 1,1892 * K                    K = 0, 5196

Per DL = - 0,5 risulterebbe K = 0,618

Per DL = 0    risulterebbe  K = 0,6839       ~ ARw/10                              

Se il DL fosse + 0,5, essendo sqr(sqr(1/(DL+1,5))) = 0,840, la formula darebbe K = 1/1,359 = 0,735.

Se fosse DL = 1 sarebbe sqr(sqr(1/(DL+1,5))) = 0,7952, pertanto per NP = 50 = 25 + 25 * K * 0, 7952 * 1,6180     risulterebbe K = 0,777

Per DL =2 risulterebbe K = 0,845 …….etc.etc. fin massimo per DL = 8        K = 1,085

 

Ho poi pensato che, al posto del coefficiente 1,5, inizialmente scelto empiricamente, si potrebbe usare forse più esattamente Φ, ma ciò risulta senza un sensibile vantaggio nel calcolo pratico del CG. Rimane comunque sconcertante come la casualità quasi azzeccata della mia scelta iniziale di 1,5 approssimi grossolanamente il numero aureo.

Per esempio ancora restando nel campo degli aquilini, per DL = 0 e NP = 50, con ARw = 6,854, ma mettendo sotto radice quarta 1/(DL + ϕ), risulta  K = 0,697

In paragone ai risultati di NP% trovati precedentemente con K = 0,6854, prefissando adesso sempre K = 0,697 e ARw = 6,854 (con rapporto ARw/K = 9.8335 invece di 10), succede che:

Per DL < - 1,6180339 risulterebbe NP IMPOSSIBILE, ma tale DL non deve mai essere utilizzato (per la validità della mia formula occorre imporre sempre DL>> - ϕ)

Per DL = - 1 risulta NP = 25 + 25 * 1,12776 * sqr(sqr(1/(DL + 1,618))) = 25 + 25 * 1,12776 * 1,12784 = 56,798 %

Per DL = - 0,618 risulta NP = 53,194 %

Per DL = - 0,5 risulta NP = 52,418 %                                                           

Per DL = 0 risulta NP = 49,998 %                                                                   

Per DL = 0,5 risulta NP = 48,370 %

Per DL = 1 risulta NP = 47,164 %   

Per DL = 2 risulta NP = 45,442 %  

Per DL = 4 risulta NP = 43,313 %  

Per DL = 8 risulta NP = 41 %.

Se invece si prefissasse ancora K = 0,6854, usando la formula NP=25+25K*1,618 * sqr(sqr(1/(DL + 1,618))), per mantenere NP = 50% occorrerebbe DL = - 0,1055.

Se infine si prefissasse K = 0,618 per mantenere NP = 50% occorrerebbe DL = - 0,618.

 

Conclusione.

Allo scopo di studiare con minori complicazioni i volatili diversi dagli aquilini, per il momento non considererò il DL nella formula dell’NP.                                             

Il K degli aquilini ho scritto che potrebbe essere circa = allungamento/10 = 0,6854 = Φ^4 (ma potrebbe essere anche ~ 0,7, ponendo Φ al posto del coeff. 1,5, ed anche potrebbe essere >> 0,7 se l’aquila volesse mantenere l’NP al 50% aumentando il DL o/e diminuendo ARw); comunque, credo che, anche secondo le condizioni di volo, planato o battuto o picchiato, il K degli aquilini potrebbe variare da ~ 0,6 o 0,618 fino (a 0,6839, o a 0,6854, o a 0,697, valori trovati in precedenza, o anche fino) a >> 0,7. Tra tutti questi valori ritengo “standard” K = 0,618 per quanto già scritto per l’aquila delle steppe, sebbene per la precisione dovrebbe essere invece   ̴ 1/1,6 = 0,625.

Nell’ampio spettro dei valori di K, credo che esista anche per altri volatili, una corrispondenza a Φ.                                                                                                                                                                                                                                    

E' fuor di dubbio che alcuni uccelli volino meglio di altri, diciamo che possiamo classificarli in successione per efficienza aerodinamica, non volendo assolutamente classificarli per velocità.

E' altrettanto fuor di dubbio che l'efficienza aumenti con l'allungamento alare ARw.

La media degli allungamenti alari degli uccelli volatori è tra 5 e 7, ma ARw può variare da circa 3 (volo balistico) fino a 18,7 (che è il massimo conosciuto, quello dell’albatros, per volo a vela oceanico = dynamic soaring).

Gli uccelli diversi dalle aquile, con diversi allungamenti, possono corrispondere a diverse potenze del numero aureo, con esponente n, che in un primo tempo avevo pensato essere solo un numero naturale, ma n può essere anche decimale!

Infatti esistono uccelli per l’allungamento alare dei quali, come esponente n di Φ, si possono utilizzare numeri decimali, in successione continua. Ciò complica il calcolo di Φ^n, ma permette di estendere i valori degli allungamenti ARw a qualsiasi volatile, per esempio utilizzando una calcolatrice on line per le potenze di esponente n.

Φ potrebbe influire in 3 modalità, partendo dalla seguente tabella, ove ho dato per valida la formula NP = 25 + 25 K sqrsqr ARw. Con NP = 50%, risulta K = colonna K. Ecco le 3 modalità:

1) influenza di Φ^n sull’allungamento alare ARw. La corrispondenza è immediatamente leggibile nella tabella.

 

Uccelli

ARw

Φ^n

K

ARw/K

ARw/0,618

NP%

Con ala minima per volare?

1,618

Φ

0,8866

1,8249

2,618

42,425

Per volo balistico circa

2,618

Φ^2

0,786

3,330

4,236

44,65

Passeri

3,33

Φ^2,5

 

 

5,388

 

Piccioni (& corvi?)

4,236

Φ^3

0,697

6,077

6,854

47,16

Anatidi & cicogne?

5,388

Φ^3,5

 

 

8,718

 

Aquilini

6,854

Φ^4

0,618

11,090

11,090

49,998

Marini costali (gabbiani)

11,090

Φ^5

0,548

20,237

17,944

53,19

Pelagici (albatros)

17,944

Φ^6

0,485

36,997

29,035

56,79

 

Vale inoltre la seguente spataffiata. Al variare di ARw, per effetto di una supposta costanza di K = 0,618, passando alla riga successiva della tabella il rapporto ARw/0,618, soltanto nei casi di n non decimale, uguaglia l'allungamento della riga successiva, valendo ARw = 1/ K^n soltanto per K=0,618 con NP = 50% MAC, il che è come dire che è sempre 0,618 = K = 1/radice n-esima di ARw.                                                          

Infatti la radice terza di 4,236 = 1,618 = radice quinta di 11,09 = radice sesta di 17,944 =1,618. Ho esplicitato la radice terza, quinta e sesta perché non si possono calcolare con una calcolatrice elementare, tuttavia il risultato discende da logica matematica. In realtà di questa spataffiata non ce ne importerebbe quasi nulla, se non per ciò che potrebbe riguardare l’efficienza aerodinamica.

2) influenza di Φ^n sull’efficienza aerodinamica, tramite il rapporto ARw/K, influenza solo nel caso K = 0,618?

In natura K non mi appare variare molto al modificare dell'allungamento, mentre varia molto il rapporto ARw/K. Sono sempre rimasto meravigliato della grande variabilità dei K ritenuti validi per la stabilità, notando però che la media dei K più validi per la maggioranza degli aerei ben stabili è circa = 0,7, comunque K è perlopiù < 1.

Fissando K = 0,618 risultano gli NP della colonna NP% ed i rapporti della colonna ARw/0,618.

Orbene l'efficienza degli uccelli potrebbe essere collegata al numero aureo dal rapporto ARw/0,618, anzi tale efficienza sembrerebbe quasi uguagliare (sempre solo) tale rapporto.

In Wikipedia si cita l’efficienza dell’albatros 22-23, io ho tabulato   ̴ 29, ma in realtà forse ARw albatros < 17,944, forse ARw   ̴ 14.  Quindi l’efficienza dell’albatros potrebbe essere 14/0,618 = 22.65, tuttavia sarebbe meglio considerare Φ^5,5 con K = 0,618. Ricalcolando il tutto, per l’albatros risulterebbe ARw = 14,105 con efficienza 22,82.

Per n decimale risultano valori intermedi che non corrispondono alla riga successiva della tabella, ma corrispondono a valori successivi in righe non successive.

Dire che l’efficienza degli uccelli uguaglia ARw/0,618 sarebbe quasi come dire che l’equilibrio nell’NP al 50% MAC, equilibrio determinato solo realizzando tale rapporto, non dipende dalle prestazioni dei profili delle ali degli uccelli, profili che determinerebbero l’efficienza non tramite le loro caratteristiche, ma solo tramite la costante Φ variamente elevata ad n negli ARw degli uccelli.

Probabilmente si tratta una semplice casualità, perché mi sembra poco credibile che il rapporto di planata, inteso all’italiana anche come Cp/Cr, o all’inglese come CL/CD, cioè come rapporto tra i coefficienti di portanza e resistenza del profilo alare, possa essere accumunato esclusivamente al rapporto ARw/0,618, relazionabile soltanto all’ NP = 50% MAC.

Infatti i vari uccelli con K = 0,618 costante presenterebbero uno spostamento dell’NP dalla posizione 50%, secondo i loro allungamenti, oppure potrebbero anche nelle varie condizioni di volo mantenere l’NP al 50% mutando il loro K, ma nessuno sa dove, come e quando gli uccelli mantengono l’NP nelle varie condizioni di volo e con quale K effettivamente volino, mantenendo ARw sempre costante (il che è una falsità, considerando inoltre talora la digitalizzazione delle penne delle estremità alari).

3) influenza di Φ^n su K

Il rapporto volumetrico di coda (K) appare negli aeromodelli una variabile indipendente, tramite la quale determinare l’equilibrio e/o la stabilità, ma in natura, essendoci una relazione col numero aureo, potrebbe esserci una dipendenza diretta e totale da esso, o da suoi derivati?

Se vale la formula NP = 25 +25 K sqrsqr ARw, solo con NP = 50% , essendo ARw = Φn , risulta K = 1/ sqrsqr Φn ove n = esponente di Φ.                                                       

Attenzione che facendo le radici quarte di Φn  il risultato offre n valori di K diversi, cioè come quelli della colonna K della tabella, valori K che sarebbe più indicativo chiamare Kn .

L’equazione aurea basica Kn = 1/ sqrsqr Φn   collega Kn a Φn soltanto per NP = 50% MAC, ma nessuno ci dice che NP è proprio al 50%, a meno che l’esponente n determini o sia determinato dalla posizione di NP, comunque non lo sapremo mai esattamente.

In conclusione le aquile forse hanno l’NP al 50%, mentre altri uccelli forse hanno l’NP spostato, con Kn variabile.

Vale comunque una specie di effetto di scala: uccelli piccoli, o meglio con scarsa efficienza, hanno K più elevati, cioè stabilizzatori di superficie più grande e/o stabilizzatori più lontani dall’ala, con ali meno “aureizzate” nell’allungamento, posto ARw = Φn

 

Il risultato della modifica della formula in NP = 25 +25 K *  ARw * (1/ (DL +1,5),  con DL positivo porta l'NP leggermente avanti, nella direzione di volo, rispetto all'uso della formula originale senza * (1/ (DL +1,5), formula originale usata per lo più nei calcolatori on line. Se si dà per scontato che la formula originale è valida, si deve accettare che i valori di NP e K trovati per gli aquilini sono probabilmente validi, e sono validi anche per la maggioranza dei modelli volanti come le aquile. Se si ritiene che l’aggiunta del prodotto * (1/ (DL +1,5) sia una miglioria della formula originale, si deve accettare che con DL positivo l'NP si sposti leggermente avanti, e quindi debba anche avanzare il CG, anche con NP diverso dal 50% e K variabile nella gamma usuale.

Tuttavia non si deve considerare l’avanzamento del CG un ossequio alla massima "modello picchiato modello salvato", infatti il CG dovrebbe avanzare, con l’NP sotto il 50%, soltanto allorquando il DL fosse crescente da un valore prossimo allo 0 in su, fin verso al massimo 6°, o 8° esagerando, nel prodotto * (1/ (DL +1,5), oppure meglio, se si vuole, * (1/ (DL +Φ).


Per me resterà un mistero il fatto che un aeromodello convenzionale possa volare con K variabile da 0,3 fino a 1,5 circa, cioè in una gamma di valori di K così troppo estesa, al punto da invalidare la scelta del K migliore, come valore troppo opinabile, sebbene in campo aeronautico “full size” la scelta si restringa attorno a K = 0,6 circa.

 

Update 30.05.2024. Questa pagina viene proposta ad integrazione dell’articolo FUOCHI = CENTRO AERODINAMICO E PUNTO NEUTRO in relazione ai centri di pressione ed al baricentro.

Spero di poter chiarire e correggere in futuro alcuni punti ancora oscuri o errati.

Grazie dell’attenzione, ogni suggerimento e consiglio sarà gradito.

Flavio Mattavelli matta.a@tiscali.it


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