Dott. Ing. Flavio Mattavelli

 

La mia Gorgonzola dopo il 1990.

Prefazione.

 

Sono il figlio maggiore di Fedelio, deceduto il 29 ottobre 1992. Egli fu autore del volume:

Gorgonzola, la sua storia civica miscelata da fatti di cronaca, biografia, leggende ed immagini, volume edito dalla Pro Loco cittadina nel novembre 1990.

Da allora il volume non è stato mai ristampato. Nel frattempo sono stati pubblicati molti testi di altri Autori, in generale più aggiornati e specifici per i singoli argomenti trattati.

Ad esempio, un ottimo libro del Prof. Perego copre in generale la storia di Gorgonzola fino al 2002, ed un parimenti ottimo volume di Marco Cavenago ricapitola storicamente l’arte della grande Chiesa Prepositurale. In riferimento potete vedere rispettivamente la Bibliografia generale (Cap. 23) ed una Bibliografia parziale (Cap. 4).

Le Bibliografie parziali sono scritte in blu dopo ogni capitolo.

 

Il volume di mio padre resta il più completo scritto in generale su Gorgonzola fino al 1990, quando ancora Internet in pratica non esisteva. 

In questi ultimi 28 anni molte cose sono cambiate, a cominciare appunto dall’apparizione di alcuni “Web links” inerenti Gorgonzola, città dal 2003:

·         Pro Loco (https://prolocogorgonzola.it/ ), con molte foto in Album (https://prolocogorgonzola.it/photo-gallery/ ), etc.

·         Comune di Gorgonzola (http://www.comune.gorgonzola.mi.it/ ), sito ricco di informazioni, pure con utile Elenco di siti tematici (http://www.comune.gorgonzola.mi.it/pubblicazioni/Informazioni_A/Informazioni_A_Elenco.asp?ID_M=693&ID_MacroMenu=1 )

·         riguardo al Comune, Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Gorgonzola_(comune) ), ed altro link sul formaggio omonimo (https://it.wikipedia.org/wiki/Gorgonzola )

·         persino Wikipedia in dialetto milanese, per il Comune (https://lmo.wikipedia.org/wiki/Gorgonzoeula ) e per il formaggio (https://lmo.wikipedia.org/wiki/Gurgunz%C3%B6la_(furmai) )

·         Rete Comuni Italiani Wiki (http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Gorgonzola )

·         Comuni Italiani (http://www.comuni-italiani.it/015/108/index.html )

·         Città metropolitana di Milano (http://www.cittametropolitana.mi.it/export/sites/default/parco_agricolo_sud_milano/territorio_e_pianificazione/Gorgonzola/ )

·         Lombardia Beni Culturali (http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/luoghi/6.665/ )

·         Sito di Paolo Biraghi: Gorgonzola Antica, come eravamo una volta (https://it-it.facebook.com/GorgonzolaAntica/ )

·         Sito di Lorenzo Pensabene: Gorgonzola(MI) (https://www.facebook.com/gorgonzolami/app/190322544333196/ )

·         http://www.cosafareinzona.it/paesi/gorgonzola/

·         http://www.marconigorgonzola.gov.it/DrupalStorage/GUIDA%20CLOCK.pdf , interessante “Guida della città” scritta dalle classi 2 AL, 2 BL, 2 CL, 2 DL del Liceo Marconi (Cap. 21)

·         http://www.prontipartenzavia.net/2013/09/12/gorgonzola-a-spasso-tra-citta-e-formaggi/

·         Google Maps, anche per il numero enorme di foto di squarci di Gorgonzola colà allegate, forse 1500, purtroppo però immagini troppo alla rinfusa, talora non pertinenti o qualche foto pubblicitaria inopportuna.

Esistono oggi altri numerosi siti Web “social” e privati di diverse Associazioni (v. avanti ai Cap. 7 e 9), ora fisso l’attenzione sulle pagine elettroniche dei giornali e riviste locali, tra cui cito:

·         settimanale Radar (elettronico e cartaceo, edito a Gorgonzola, https://www.settimanaleradar.it/ )

·         La Gazzetta della Martesana è un periodico solo cartaceo (http://www.netweek.it/testate/gazzetta-della-martesana/ ), mentre per la versione elettronica cliccate https://lamartesana.it/

·         I Love Gorgonzola (https://ilovegorgonzola.it ) della PCF editoriale ( http://pcfeditoriale.it/ )

·         www.fuoridalcomune.it            

Alcune di queste testate giornalistiche pubblicano notizie e guide civiche in cartaceo, ma l’orientamento moderno è di passare sempre più all’elettronica.

Io utilizzerò molti links al vastissimo sito ufficiale del Comune di Gorgonzola, senz’alcuna intenzione di emularlo. Non mancheranno tuttavia links ad altri siti. Affidarsi ad Internet comporta dei pregi e dei difetti, con molteplici possibilità di conoscenze e ricreazione individuale, ma anche talora incorrere in “fake news”, o in informazioni superficiali o comunicazioni di parte.

Può succedere che qualche collegamento rimandi ad un’informazione cancellata. Se si notassero errori, prego di farmeli notare, provvederò alle correzioni.

Ringrazio comunque i molti siti Web di riferimento, senza l’esistenza dei quali non sarebbe stato possibile fare questo articolo, con i rimandi tramite links ed immagini.

Le foto sono state prese in rete, in quanto ritenute di dominio pubblico, senza ©. In caso contrario prego di avvisarmi immediatamente.

 

Nel presente articolo ho cercato di integrare elettronicamente il libro di mio padre, seguendo grossomodo la traccia dei suoi capitoli, aggiornandoli con notizie e capitoli nuovi attraverso la storia recente e contemporanea di Gorgonzola degli ultimi 28 anni, dal 1990 ad oggi.

Mi sono anche addentrato nelle origini storiche, tuttavia, indietro nel tempo fino al medioevo, la storia di Gorgonzola scivola nella leggenda.

 

Spero di aver concretizzato l’articolo in una buona pagina Web, che viene pubblicata a mia cura in Internet, nel mio sito personale, senza fini di lucro.

Questa pagina Web compare a licenza senza copyright, citando nel caso di copia il mio nome, tuttavia eventuali copie a fine di lucro sono espressamente vietate.

 

Indice capitoli.

 

1.       Sindaci dopo il 1980

2.       Piano regolatore e viabilità

3.       Il nome, lo stemma, il gonfalone, il Municipio, dopo il 1990.

4.       La Chiesa parrocchiale. Il campanile. La (ex) Parrocchia S. Carlo.

5.       L’ospedale Serbelloni. La Casa di riposo Vergani-Bassi. Il CDD (Centro Diurno Disabili).

6.       Gli (ex) conventi, il Santuario, le cappelle. I cimiteri.

7.       Le Associazioni non sportive

8.       Sala Argentia.

9.       Associazioni sportive e impianti relativi agli sport.

10.   Il formaggio gorgonzola.

11.   Origini di Gorgonzola e del gorgonzola.

12.   Museo del gorgonzola a Gorgonzola, o civico di Gorgonzola (e circondario) a Gorgonzola?

13.   Villa e Parco Sola-Cabiati-Serbelloni-Busca.

14.   Palazzo Freganeschi Pirola.

15.   Poncerta e il Naviglio Martesana. Trattoria dei Frati.

16.   Sagra del gorgonzola di Gorgonzola, o meglio a Gorgonzola.

17.   Santa Caterina (di Alessandria d’Egitto), ed altre ricorrenze.

18.   Opere pubbliche comunali degli ultimi 28 anni

19.   Opere private negli ultimi 28 anni.

20.   Popolazione

21.   Scuole

22.   Altri video (oltre a quelli talora indicati in alcuni capitoli precedenti).

23.   Bibliografia cartacea generale (oltre a quella parziale, che è indicata talore nei singoli capitoli precedenti, con scritte in blu).

 

1. Sindaci dopo il 1980.

 

1980 – 1990            Mario Villa                               Democrazia Cristiana

1990 – 1995            Osvaldo Vallese                      Partito Socialista

1995 – 1998            Ernestino Mantegazza         Lega Nord

1998 – 1998            Michele Tortora (Commissario prefettizio)

1998 – 2008            Stefano Lampertico              Margherita/ diverse liste civiche di centro-sinistra

2008 – 2013            Walter Baldi                             Partito Delle Libertà / Lega Nord e liste di centro-destra

2013 – 2013            Simona Pesole (Commissario prefettizio)

2013 – 2018            Angelo Stucchi                        PD = Partito Democratico

2018 …                     Angelo stucchi                        PD/ lista IPG = Insieme Per Gorgonzola.

Nelle elezioni del 2018 Angelo Stucchi Sindaco (Centro-Sinistra) ha vinto per un soffio su Giuseppe Terenzio Olivieri (Centro-Destra), essendo Stucchi nel ballottaggio appoggiato da Ilaria Arabella Scaccabarozzi (lista Insieme Per Gorgonzola), ora Vicesindaco.

 

2. Piano regolatore e viabilità.

 

Questo capitolo, che non fu trattato da mio padre, è più tecnico-politico che storico. Oggi Internet permette un’ampia accessibilità all’argomento a chiunque.

Il Piano Regolatore Generale PRG, o meglio oggi PGT, Piano di Governo del Territorio, che ha sostituito il PRG, è in evoluzione continua.

Per le analisi territoriali attuali rimando al PGT concretizzato nei 33 “files” pdf. dell’Ufficio Urbanistica del Comune, colà elencati ed accessibili singolarmente.  

Alla pagina PGT, ed alle 15 pagine ad essa collegate, assistite da innumerevoli links, sono rimasto impressionato dalla enorme mole degli elaborati urbanistici, a parte la difficoltà di giostrare nei pdf.

Per un inesperto è difficile trovare subito il pdf. di sua necessità. Il Documento di Piano, non è che l’inizio di una serie apparentemente infinita, con i Servizi, le Regole, le Varianti, gli Allegati etc.

Ad esempio, riguardo al PGT 2011, che credo sia ancora in vigore nel 2018, con qualche variante già attuata, es. la variante n°3 (Documento di piano, Relazione illustrativa, attenzione pdf. 140 MB, 249 pag.), può esserci difficoltà di comprensione del PUC (Piano Urbanistico Comunale), pertanto direi riservato solo ai professionisti, con mutevoli idee urbanistiche e paesaggistiche.

Noto che l’associazione ambientalista Astrov (v. anche capitolo sul Museo) è assai attiva a proporre miglioramenti.  E’ interessante quel che riguarda, per lo più a centro paese, alcuni immobili storici (https://digilander.libero.it/astrovgorgonzola/2011/PGT%20Gorgonzola%20-%202011.05%20Gli%20immobili%20da%20valorizzare%20e%20salvaguardare.pdf ), che dovrebbero essere sottoposti a vincoli monumentali, oltre a quelli già previsti dalla Città metropolitana di Milano, ex Provincia di Milano (http://www.cittametropolitana.mi.it/export/sites/default/pianificazione_territoriale/PTCP/PTCP_2003/allegati_ptcp2003/Allegati_Rep_A.pdf ).

I comparti più discussi restano comunque le aree a nord di Gorgonzola, vedere centro studi PIM (http://www.pim.mi.it/scenari-sviluppo-le-aree-nord-del-comune-gorgonzola/ )  e riunioni di studio 2017 (http://gorgonzola2030.altervista.org/materiali/ ), aree che erano edificabili prima della variante n° 3, aree in trasformazione nel 2018.

In costruzione restano alcune aree a nord-est, al momento di realizzazione ancora abbastanza in alto mare, cioè le aree del comparto residenziale C6 (http://comune.gorgonzola.mi.it/Articoli/Redazione-Stampa/News/112-3156%5EVariante-al-Piano-attuativo-denominato-C6-conforme-al-PGT.asp?ID_Macromenu=1&ID=3156 ).

Esiste un’interessante tesi di laurea di Daniela Mazzilli  e Valeria Origoni (2011/2012: https://www.politesi.polimi.it/handle/10589/40382?mode=simple&submit_simple=Visualizza+la+scheda+semplice+del+documento ) sugli aspetti paesaggistici del circondario. La tesi “Chiave per le vie della cultura” è molto corposa e può essere visionata in 4 pdf. “full text”, gratis, visionabili tutti in collegamento con il suddetto link, indi operando singolarmente i collegamenti ai 4 pdf.

Per gli aspetti paesaggistici consultare anche lo Studio del paesaggio PGT 2017, Documento di piano, Allegato 4 (http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwj8kZWs_cneAhXJ34UKHTymC0sQFjACegQIBxAC&url=http%3A%2F%2Fwww.cartografia.regione.lombardia.it%2Fsivas%2FReadFile%3Bjsessionid%3D69EB2E6F331FEE2106ECB8D1099D6D8E.tomcat2%3FidFile%3D145897&usg=AOvVaw1I6bTjdofGZK6CPnXhlhiz ).

Probabili varianti al PGT 2011 sono contenute nel VAS (Valutazione Ambientale Strategica) 2017 (http://www.comune.gorgonzola.mi.it/Articoli/Pubblicazioni/Valutazione-Ambientale-Strategica--VAS-/459-1678%5EVAS-relativa-alla-variante-n.-3-del-PGT.asp ).

 

 

Viabilità. Ciò che ha riassettato maggiormente il circondario a cavallo del 1990 rimane la costruzione della strada di circonvallazione sud (integrazione della ex statale SS 11 Padana Superiore, che prima passava in centro paese, strada ora nominata SP ex SS 11, cioè strada provinciale SP 11, di competenza della Regione Lombardia), circonvallazione eseguita a sud di Gorgonzola, mentre oggi ad est si incrocia con la recente TEEM (Tangenziale Esterna Est Milano, in breve TEM), o autostrada A 58, dal 2014 accessibile dal vicino casello di Gessate. La TEEM è accessibile anche dal casello di Pozzuolo, indi è utile per un rapido collegamento con la Brebemi, o autostrada A 35, Milano – Brescia, oppure in direzione sud verso Melegnano (Autosole), o in direzione nord verso l’autostrada A4, Milano -Venezia.

Detta circonvallazione sud invece, ad ovest di Gorgonzola, incrocia scavalcando, tramite un ponte presso un’ampia rotonda ovale, la preesistente strada provinciale SP 13, che si trova sulla direzione Melegnano – Agrate. Pertanto la SP 13 è quasi parallela alla TEEM e Gorgonzola si trova come chiusa tra 2 binari. Infatti la stessa circonvallazione ad est sorpassa a raso il Naviglio della Martesana, per poi essere anche collegata subito alla TEEM a Gessate, o continuare come SP 11, verso Brescia.

In pratica la vecchia SS11 seguiva il tracciato del “decumano” del “castrum” romano della “mutatio” Argentia, con le vie centrali di Gorgonzola disposte a croce (vedere avanti il capitolo Origini di Gorgonzola). Ora l’ex “decumano” della centrale via Italia è a senso unico verso Brescia, mentre purtroppo verso Milano può sussistere qualche problema di circolazione per un forestiero, nell’intrico dei sensi unici delle modeste vie del centro città. Il grande traffico automobilistico si è comunque spostato in periferia, sulle strade citate.

L’insieme viabilistico, con la presenza di diversi centri commerciali in periferia, o nei paesi confinanti, ha pure caratterizzato il paesaggio periferico e profondamente modificato le abitudini dei cittadini di Gorgonzola e dintorni.

Per approfondimenti sul piano generale del traffico urbano PGTU, valutazione ambientale strategica 2016, vedere rapporto ambientale (https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=10&ved=2ahUKEwiV_7Xi5pbeAhVG1xoKHSYFDzUQFjAJegQIABAC&url=https%3A%2F%2Fwww.cartografia.regione.lombardia.it%2Fsivas%2FReadFile%3Bjsessionid%3D3942D9B4AEA58AD578F9D248A2017DC1.tomcat2%3FidFile%3D129342&usg=AOvVaw3H6RRjyCY0dvk2-caUzr_5 ).

 

3. Il nome, lo stemma, il gonfalone, il Municipio, dopo il 1990.

 

Il nome Gorgonzola non è mutato (per le origini vedere al capitolo 11), ma nel frattempo il paese è divenuto città nel 2003, ed il Municipio si è allargato, come edificio e come personale dipendente.

Da circa 5000 abitanti nel primo ‘900, certamente con pochissimi dipendenti comunali, la burocrazia si è oggi resa più funzionale, ma tentacolare e ciclopica. Oggi, per poco più di 20000 abitanti, ci sono circa un centinaio di dipendenti ed incaricati fissi, conteggiando i dirigenti, gli impiegati, i vigili della polizia locale, gli addetti all’ecologia, alla biblioteca, etc., con molti servizi che nel primo ‘900 non esistevano, anzi alcuni non erano nemmeno pensabili, e, tranne il servizio nettezza urbana, non esistevano nemmeno 28 anni fa:

·         attuale servizio rifiuti a raccolta differenziata e isola ecologica (http://www.comune.gorgonzola.mi.it/pubblicazioni/Procedimenti/procedimenti_Dettaglio.asp?ID_M=21&ID=208 )

·         Biblioteca (http://www.comune.gorgonzola.mi.it/pubblicazioni/uffici_sedi/uffici_Dettaglio.asp?Id=130&ID_M=290 )

·         trasporti pubblici locali con autobus comunali (http://www.comune.gorgonzola.mi.it/pubblicazioni/uffici_sedi/uffici_Dettaglio.asp?Id=150&ID_M=290 )

·         Protezione civile (https://www.protezionecivilegorgonzola.org/la-storia.html ).

Considerare che alcuni servizi sono appaltati o partecipati (http://www.comune.gorgonzola.mi.it/allegati/11789%5EOrganigramma%20aggiornato%20al%2027.7.2017.pdf , es. per i rifiuti la gestione è della sovracomunale Cem Ambiente Spa.: https://www.cemambiente.it/ ), ed altri servizi  sono integrati da volontari, soprattutto la Protezione civile (http://www.comune.gorgonzola.mi.it/pubblicazioni/uffici_sedi/uffici_dettaglio.asp?ID_M=290&ID=162 ).

Ecco un elenco di Consorzi, Enti e Società partecipate: http://www.comune.gorgonzola.mi.it/Articoli/Amministrazione-Trasparente/Enti-controllati/587-314%5ESociet%C3%A0-partecipate.asp .

Il Comune di Gorgonzola si avvale anche dell’opera di consulenti e collaboratori esterni (http://www.comune.gorgonzola.mi.it/pubblicazioni/Informazioni_M/Informazioni_M_Elenco.asp?ID_M=583), dunque il numero degli addetti negli ultimi anni è notevole. Vedere Amministrazione trasparente (http://gorgonzola.trasparenza-valutazione-merito.it/ ).

 

28 anni hanno visto fiorire diverse opere pubbliche, come ad es. il nuovo Municipio, foto a sinistra, funzionale ma discutibilmente un ecomostro, da un punto di vista puramente architettonico, soprattutto se rapportato al gioiellino dell’originale del 1926, al quale è collegato sul retro della facciata, foto a destra.

 

 

L’edificio comunale ospitante la nuova ala del Municipio etc. è stato allargato nel 2001 – 2003 e definitivamente collaudato ed operativo dal 2013, su progetto degli Architetti Canella - Achilli.

 In particolare cito il Prof. Guido Canella, spentosi nel 2009, docente presso il Politecnico di Milano.


Preesistente edificio municipale del 1926.

Per altre opere pubbliche recenti vedere al Cap. 18.

 

Riguardo allo stemma e gonfalone di Gorgonzola è curioso osservare la seguente stampa litografica del 1901, con la stessa conformazione della torre che compare anche nel gonfalone del 1926, immagine a sinistra; invece lo stemma al quale oggi si pone affidamento è quello successivo, stemma che è succeduto al terzo, che è succeduto nel 2003 al quarto a destra:

        

 

All’oggi il terzo ed il quarto stemma sono stati annullati. Lo stemma attuale presenta la corona di città stilizzata. Una corona era già presente quando Gorgonzola era paese, però la corona aveva meno porte e torri, anzi c’era un’unica torre argentea merlata, al posto delle attuali 5 torri dorate della città.

 

La città è stata gemellata con 2 Comuni esteri, entrambi di circa 7000 abitanti ognuno, uno francese (Ambert) ed uno tedesco (Annweiler am Trifels), i cui rispettivi stemmi campeggiano nella sala principale del palazzo Pirola (v. cenni al Cap. 14), pitturati dall’artista Mario Grandi, nonché su un muretto antistante il nuovo Municipio, nella piazzetta Sen. Camillo Ripamonti, ad opera del medesimo artista (murale graffito in esterno, foto sottostante).

Si tratta di un gemellaggio del quale è stato celebrato ad Ambert il trentesimo nel 2018 (http://www.comune.gorgonzola.mi.it/allegati/15761%5EDiscorso%20Vicesindaco%20Leoni%20-%2030%20anni%20gemellaggio%20Ambert-Annweiler%20maggio%202018.pdf ). Infatti Ambert e Annweiler am Trifels erano già gemellati da 30 anni fra di loro, prima del 2018, ma con Gorgonzola rispettivamente solo da 15 e 10 anni.  

 

Francia  Ambert, gemellato dal 2003. Ambert è un Comune dell’Alvernia francese, famoso per ben 5 formaggi, tra i quali il Bleu d’Auvergne somiglia al Gorgonzola, mentre la Fourme d’Ambert somiglia al Blu del Monviso.

 Annweiler am Trifels, gemellato dal 2008. E’ un comune della Renania – Palatinato, sormontato dall’interessante rocca di Trifels; il borgo può essere oggetto di un altrettanto interessante turismo gastronomico, al pari di Ambert e di Gorgonzola.

I tre borghi hanno in comune un’origine medioevale; mentre Ambert si può ricollegare maggiormente a Gorgonzola per la produzione dei formaggi, Annweiler am Trifels ha in comune le ingerenze dell’epoca di Federico Barbarossa nell’Italia post longobardica e poi  post carolingia e papale, in Lombardia con fermenti comunali indipendentisti, a “Congorciola” forse già con maggior “concordia”, che seguirà localmente alle battaglie guelfo/ghibelline, con il sopravvento della Signoria dei Torriani a Milano. Le mire espansionistiche degli svevi in Lombardia infatti si ridussero dopo le battaglie di re Enzo di Sardegna a “Gorgontiola”. Vedere avanti al Cap. 11.

Il castello di Trifels pare sia legato alle vicende di Marquardo o Marcovaldo di Annweiler, che tuttavia operò di conquiste soprattutto in Italia Meridionale, durante la dominazione sveva di Enrico VI, figlio del Barbarossa e padre di Federico II. Federico II (imperatore “Stupor Mundi”) fu padre di re Enzo di Sardegna. Le battaglie di allora mi rimandano quindi alla storia di re Enzo prigioniero a Gorgonzola, e poi ivi liberato in cambio di pacificazione con i Lombardi. Penso che tale “concordia” si sia mantenuta inalterata tra i gorgonzolesi di allora fino ai tedeschi gemellati di oggi. Re Enzo purtroppo belligerò ancora in Emilia, fu fatto prigioniero dopo la battaglia di Fossalta, vicino a Modena, e finì la vita dopo 23 anni di prigione (dorata per rispetto) a Bologna.

 

Per curiosità storica, ricapitolo in breve le vicende degli anni medioevali degli Svevi, anni ai quali risalgono alcuni fatti accaduti allora a Gorgonzola ed a Trifels.

Federico I Hohenstaufen, meglio noto come Federico Barbarossa, divenne Imperatore del Sacro Romano Impero il 18 giugno 1155.

Compì 5 discese militari in Italia, tra le quali la terza in cui distrusse Milano nel 1162, ma infine fu vinto dalla Lega lombarda a Legnano nel 1176.

Come Imperatore gli succedette il figlio Enrico VI nel 1191, che però morì improvvisamente nel 1197, lasciando come erede Federico II di Svevia, bambino di 3 anni.

Enrico VI nel 1195 trasferì molti tesori della conquistata Palermo al castello di Trifels, "utilizzando 160 bestie da soma".

Nel 1198 divenne Imperatore il fratello Filippo duca di Svevia, che tuttavia fu assassinato nel 1208.

Gli succedette Ottone IV di Brunswick, come unico imperatore guelfo del Sacro Romano Impero, dal 1209.

Ottone IV però fu scomunicato e deposto nel 1210 da papa Innocenzo III, tuttavia durò in vita fino al 1218, in competizione per la corona imperiale; infatti tale corona fu contesa dai ghibellini, facenti capo a Federico II Hohenstaufen, optato nel 1211 alla Dieta di Norimberga, fatto re di Germania nel 1212, imperatore ad Aquisgrana nel 1215 ed infine a Roma nel 1220 (essendo papa Onorio III).

Federico II imperò “stupendo il mondo” fino alla morte per dissenteria nel 1250, prendendosi comunque una scomunica dal papa Gregorio IX (successore di Onorio III) nel 1227.

Ciò non ostante partì per la VI crociata e divenne re di Gerusalemme nel 1229. Ebbe una vita movimentata, per inciso non mancando di trasferire altri tesori nella “cassaforte” di Trifels.

Nel frattempo il figlio re Enzo battagliava nell'Italia del Nord: fu imprigionato a Gorgonzola nel 1245, poi venne liberato, ma continuò a combattere in Emilia, ove, fatto definitivamente prigioniero vicino a Modena nel 1249, Enzo, non ostante i tentativi del padre di pagarne il riscatto, morì prigioniero a Bologna nel 1272.

Intanto Corrado IV re di Germania divenne imperatore dopo Federico II, ma morì di malaria nel 1254.

Ad Impero vacante, suo fratello Manfredi re di Sicilia morì nella battaglia di Benevento del 1266, contro i francesi guelfi.

L'ultimo ghibellino della dinastia, Corradino, figlio di Corrado IV, usurpato dal francese Carlo d'Angiò, fu decapitato a soli 16 anni nel 1268.

La dominazione Sveva in Italia e la dinastia Hohenstaufen finirono pertanto definitivamente.

Rispettando il testamento di Federico II, parte dei tesori di Trifels furono dati alla Chiesa.

 

4. La Chiesa parrocchiale. Il campanile. La (ex) Parrocchia S. Carlo.

 

Innanzitutto oggi a Gorgonzola non esistono più due Parrocchie, bensì un’unica Comunità Pastorale Madonna dell’Aiuto, a cui fanno capo, come edifici religiosi:

·         la Chiesa dell’Oratorio S. Carlo (http://www.chiesadigorgonzola.it/s-carlo/, moderni edifici della precedente Parrocchia S. Carlo Borromeo Vescovo)

·         il Santuario della Madonna Dell’Aiuto (http://www.chiesadigorgonzola.it/santuario/ , Santuario tardo- medioevale prossimo alla Corte dei Chiosi, v. avanti al Cap. 6)

·         la Chiesa parrocchiale, o meglio prepositurale, dedicata ai Ss. Mm. Gervasio e Protasio (http://www.chiesadigorgonzola.it/prepositurale/ , con annesso svettante campanile, Chiesa prepositurale e campanile ottocenteschi).

Tali martiri sono detti anche Protaso e Gervaso (http://www.santiebeati.it/dettaglio/58350 ) con un alone di imprecisione pari alla loro incredibile storia (http://www.emergenzeweb.it/lincredibile-storia-delle-reliquie-dei-santi-gervasio-e-protasio/ ), comunque danno anche il nome a quella che a “Curtgontiola”, o simil nome, nel Basso Medioevo era la più importante Pieve dell’Est Milano.

La denominazione Comunità Pastorale Madonna Dell’Aiuto, fusione delle 2 parrocchie di Gorgonzola, fu promossa verso il 2010 dalla Diocesi di Milano e coordinata dall’allora parroco prepositurale Don Ambrogio Villa, che dal settembre 2018 non è più parroco di Gorgonzola, in quanto esorcista a tempo pieno (presso Bettola di Pozzo D’Adda, MI).

 

L'arcidiocesi di Milano è attualmente suddivisa in 1.104 parrocchie, raggruppate in 73 decanati; Gorgonzola fa parte del decanato di Melzo, che in passato apparteneva alla pieve di Corneliano Bertario.

Il concetto di pieve però ha subito diversi cambiamenti nella storia delle località.

La Pieve secolare medioevale nel milanese non esiste più da tempo, fino al 1972 la pieve dei SS. Protaso e Gervaso era ridotta a dipendenza foranea della Diocesi di Milano, ora il concetto di pieve è abolito, superato da quello di zona pastorale supercomunitara, all’interno della quale operano le diverse Comunità Pastorali.

 

 

Non mi dilungherò sulla notevolissima centrale Chiesa prepositurale (foto sopra), il più importante edificio di Gorgonzola, ampiamente analizzato anche nella sottostante bibliografia parziale; ritengo che il complesso monumentale non abbia subito modifiche rilevanti negli ultimi 28 anni, eccezion fatta per un’importante manutenzione degli intonaci esterni ed interni, per il restauro delle vetrate della Chiesa e per il rimaneggiamento del suo campanile, con aggiornamento del sistema campanario, campanile trattato poco avanti.

Potete comunque vedere una monografia di Marco Cavenago in Internet, e una versione elettronica di qualche pagina del libro di Giussani e Ricci.

 

L’imponente facciata monumentale della Chiesa dei SS. Protaso e Gervaso è fiancheggiata a destra dall’Oratorio del Rosario ( http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-03247/  ), Oratorio oggi più noto come Cappella della SS. Trinità, utilizzata per varie manifestazioni, e fiancheggiata a sinistra dal grande Mausoleo Serbelloni (http://www.casadellaculturamelzo.it/storiainmartesana/pdf/numero05/cavenago_marco_il_mausoleo_serbelloni....pdf ), tutte opere ottocentesche di Simone Cantoni architetto.

Occorre ricordare che alcune delle opere dipinte e statuarie interne a quelle monumentali erano ridotte negli anni ‘90 in stato pietoso; oggi fanno bella mostra di se solo grazie all’instancabile lavoro di rispettosa pulizia dell’artista Mario Grandi.

Da non perdere le precisazioni sulle sculture del Cacciatori, con belle foto delle statue e bassorilievi.

 

La seconda Chiesa di Gorgonzola, S. Carlo , ai margini nord-ovest della città, fu progettata nel 1970 (faceva parte delle così dette “chiese tipo”) e costruita fino al 1975; immediatamente aperta al culto, ora compete alla Comunità Pastorale Madonna dell’Aiuto.

La parrocchia S. Carlo fu indipendente solamente 35 anni, dal 1975 fino al 2010, con parroci Don Giuseppe Olgiati (dal 1975 al 1990), Don Carlo Pirola (dal 1990 al 1993), Don Ivo Ortolina (dal 1993 al 2009), per finire formalmente con il vicario Don Emiliano Martinati, dal 2009 al 2015; tuttavia sostanzialmente poi la Diocesi continuò l’attività parrocchiale San Carlo, confluita nella nuova Comunità Pastorale, tramite la cooperazione dei diversi Sacerdoti di Gorgonzola, che attualmente sono 7, compreso l’unico Prevosto coordinatore, più un Diacono permanente.

Riguardo ai passati Prevosti (parroci prepositurali) di Gorgonzola potete vedere nel sito della Comunità Pastorale, sito che però non accenna ai sopracitati parroci momentanei della San Carlo.

 

L’attuale parroco prepositurale di tutta Gorgonzola è Don Paolo Zago (Rettore dell’Istituto Montini di Milano), a partire dal settembre 2018.

 

La Chiesa S. Carlo non possiede campanile, ha solo degli altoparlanti a tromba.

 

L’invece maestoso campanile della Chiesa prepositurale (http://www.chiesadigorgonzola.it/campanile/ ), alto circa 45 m, è stato restaurato nel 2015 - 2016, con importante revisione conservativa del grande sistema campanario.

Spero che i collegamenti Web vengano mantenuti, ma purtroppo è insito in Internet il rischio del decadimento dei contenuti.

Riporto comunque qui il link all’intero pdf. del volume Il campanile di Gorgonzola, la storia, il concerto, la conservazione. (vedere bibliografia parziale).

Per i suoni ecco gli audio-video:

·         Campane (suono orrendo prima della revisione)

·         Campane Bolchini (buon suono dopo la revisione)

Riporto anche un estratto sul cosiddetto “concerto” campanario, cioè l’insieme delle campane, concerto copiato da una pagina Web della Comunità parrocchiale 2016:

L’attuale concerto di campane risale al 1922: gli otto “sacri bronzi” (uno dei concerti più notevoli in tutto il circondario) sono opera della Fonderia Broili di Udine, che negli anni del primo dopoguerra era molto attiva nell’opera di rifusione delle campane che, soprattutto nel Nord-Est, erano state requisite a fini bellici. Purtroppo, come spesso accade, la quantità non si accompagna alla qualità e, da subito, le campane fornite a Gorgonzola si segnalarono per alcuni difetti. Ne è prova il fatto che almeno due bronzi furono rifusi entro un anno, mentre nel 1931 un’altra campana fu sostituita richiedendola ai Fratelli Ottolina, della più vicina località brianzola di Seregno.

Dopo centocinquanta anni di storia del campanile e quasi un secolo di vita delle campane, si è reso necessario un importante lavoro di restauro conservativo, che ha interessato le facciate esterne della torre, lo smontaggio delle campane e del loro castello di sostegno, la progettazione di una nuova struttura portante, il restauro e l’accordatura delle campane (fino a pochi mesi fa Gorgonzola vantava uno dei concerti più “stonati” della Martesana, a detta degli esperti) e, infine, il riposizionamento di castello e concerto nella cella campanaria nel frattempo risanata.

I lavori, diretti dall’architetto Gualtiero Oberti, sono durati dalla fine di agosto del 2015 al marzo 2016. La Rubagotti Carlo di Cologne (Brescia) si è occupata delle campane, mentre la Cooperativa per il Restauro di Milano si è incaricata degli interventi di conservazione.

 

Bibliografia parziale, che seguirà in blu nei singoli capitoli, ove riscontrabile.

Per chi preferisse continuare a leggere informazioni cartacee, ecco una bibliografia parziale, cioè soltanto per ora riferita alle 2 Chiese principali:

1.       Il campanile di Gorgonzola, la storia, il concerto, la conservazione – Matteo Bolchini, Marco Cavenago, Gualtiero e Lucia Oberti - edizione parrocchiale, Tecnostampa Seriate, 2016

2.       1976/2016 – Parrocchia San Carlo in Gorgonzola – ediz. Comunità Pastorale Madonna dell’Aiuto, 76 pagine, grafica Paolo VI, 2016

3.       La chiesa parrocchiale dei S.S. Protaso e Gervaso di Gorgonzola – Bruno Giussani e Maria Cristina Ricci – 71 pagine, ediz. Coop. Paolo VI, 2006

4.       La chiesa parrocchiale dei S.S. Protaso e Gervaso a Gorgonzola – Marco Cavenago – 175 pagine, 2011

5.       Per il Santuario Madonna dell’Aiuto e la devozione popolare vedere bibliografia parziale al capitolo I conventi e le cappelle.

 

5. L’ospedale Serbelloni. La Casa di riposo Vergani-Bassi. Il CDD (Centro Diurno Disabili).

 

Esiste in Internet un’ampia casistica di siti che parlano dell’ospedale Serbelloni, dunque non mi dilungherò sul secondo monumento artisticamente/antropologicamente più notevole di Gorgonzola, comunque è degna di nota, alla sinistra della facciata, la cappella S. Giuseppe.

 

Purtroppo negli ultimi 28 anni l’Ospedale ha subito delle modifiche in senso negativo, cioè la funzione ospedaliera del Serbelloni è andata scemando nel tempo: ora non esiste nemmeno il pronto soccorso, perché quello più vicino è stato trasferito all’ospedale di Melzo.

Permangono a Gorgonzola alcuni servizi ambulatoriali ed il CUP della ASST  Melegnano - Martesana, come meglio potete vedere a questo link.

 

Debbo notare che l’edificio monumentale ottocentesco è di notevolissimo interesse culturale e verrà proposto per una visita pubblica nelle giornate FAI (Fondo Ambiente Italiano).

 

 

 

Casa di riposo Vergani Bassi. A sinistra nel seguito la casa di abitazione dei Sig. Vergani come e dove era, prima che fosse donata e poi demolita negli anni ‘60, per lasciar posto a quel che allora si diceva “ricovero” geriatrico Vergani – Bassi, in prossimità del ponte di Milano; al centro foto frontale dell’Istituto R.S.A. odierno, storia narrata nel testo successivo, ripreso dal sito Web dello stesso Istituto; a destra lavori di ampliamento lato via Restelli, in fase di ultimazione nel 2019.

 

      

L’Istituto Geriatrico “Vergani e Bassi” apparteneva alla categoria delle II.PP.A.B. (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza). Questi Enti, con tradizioni plurisecolari ed assoggettati alle disposizioni contenute nella Legge Crispi sulle “Opere Pie” n. 6972 del 1890, avevano come finalità l’assistenza e la beneficenza a favore delle classi sociali più disagiate e povere.

Facente parte delle Strutture dell’I.P.A.B. Ospedale Serbelloni (istituito nel 1939) e costruita grazie al lascito della Sig.ra Anna Maria Vergani, la Casa di Riposo fu inaugurata nel 1964 e nei primi mesi del 1965 iniziò ad accettare i primi Ospiti.

Con la riforma sanitaria del 1978 gli edifici ospedalieri passarono all’unità sanitaria locale e l’I.P.A.B. Ospedale Serbelloni, a cui rimaneva solo la Casa di Riposo, fu commissariata e gestita dall’Amministrazione Comunale di Gorgonzola dal 1980 al 1988.

Nel settembre 1987 fu approvato dalla Regione il nuovo statuto, con il cambio di denominazione in I.P.A.B. Casa di Riposo “Vergani e Bassi”; con la nomina del Consiglio d’Amministrazione terminò il periodo di commissariamento.

Nel marzo 2002, due anni dopo il termine della ristrutturazione dell’edificio per trasformarsi in moderna Residenza Sanitaria Assistenziale (R.S.A.), la Regione Lombardia approva la modifica dello statuto ed il cambio di denominazione in “Istituto Geriatrico Vergani e Bassi”.

A seguito della legge regionale n. 1/2003, l’Ipab si è trasformata dal 2004 in Fondazione e successivamente è stata riconosciuta Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale (onlus).”

 

Occorre anche non dimenticare il Centro Diurno Disabili CDD, evoluzione del comunale Centro Socio Educativo CSE. Eccone la storia, ripresa dal sito del Comune di Gorgonzola:

“La storia del C.D.D. di Gorgonzola si innesta in quella dell’Istituto Educativo Infantile di Piazza Giovanni XXIII che, a partire dall’anno 1983, ospitava presso un’ala del suo stabile soggetti portatori di handicap in età post-scolare. In quegli anni, attraverso la riforma sanitaria ed il primo piano socio-assistenziale regionale venne attivato dall’Amministrazione Comunale, in accordo conl’Associazione “Genitori e amici degli Handicappati”, il Centro Socio Educativo. La gestione, con una convenzione tra pubblico e privato, venne affidata alla nascente Cooperativasociale “Il Naviglio”. Nel 1997 il Centro si trasferì presso l’attuale sede di via Toscana 6/a in un complesso progettato e realizzato secondo le normative regionali. Gradualmente si passò dai 20 ospiti ai 30 previsti e il personale si conformò agli standard di qualità richiesti. Dal 2006, in seguito all’evoluzione della normativa regionale delle strutture per disabili (DGR n.18334/2004), il CSE si è accreditato come Centro Diurno Disabili con Deliberazione della Giunta Regionale n. 1511 del 22/12/2005 ed è in possesso di autorizzazione al funzionamento n. 184 rilasciata dall’ASL Milano n. 2 in data 07/07/2006.”

Oggi in via Toscana 6/a opera anche la Cooperativa sociale Agorà, che, da una precedente esperienza presente in Cascina Nibai (Cernusco Sul Naviglio), dopo che fu costituita nel 2005  la Cooperativa Fraternità Nibai, nel marzo 2012 ha assunto la denominazione di Cooperativa Sociale Agorà. E’ una cooperativa sociale di tipo A iscritta all’albo regionale delle cooperative sociali A, presente a Gorgonzola con il centro CSE Orizzonti, oltre al centro CSE Nibai sempre presente a Cernusco S.N. Occorre notare che l’odierna denominazione CSE comporta servizi diversi dal CDD.

 

Bibliografia cartacea parziale:

·         Comunità nella Comunità, Centro Socio Educativo, pubblicazione Comune di Gorgonzola, 40 pagine.

·         L’ospedale Serbelloni a Gorgonzola (Milano), contesto, storia, documenti – Damiano Iacobone – 175 pagine, Gangemi Editore, 2009

 

6. Gli (ex) conventi, il Santuario, le cappelle. I cimiteri.

 

              

Ai conventi delle 2 confraternite degli Umiliati e dei Serviti, che a cavallo del 1600 erano siti rispettivamente in corte dei Chiosi (foto in alto a sinistra) e in corte dei Frati (senza foto, perché la corte dei Frati è attualmente modernizzata, ma nel primo ‘900 recava ancora in propaggine l’Osteria dei Frati, Osteria-Trattoria identificabile con quella di Renzo Tramaglino dei Promessi Sposi del Manzoni, vedere avanti al capitolo 15, Poncerta e il Naviglio), 2 corti conventuali in cui residuano oggi solo antiche mura di porticato ogivali in corte dei Chiosi, e fondamenta iniziali di fantasiosi sottopassaggi in cunicoli (da entrambe le corti) fino a palazzo Pirola, va indubbiamente associata la presenza del Santuario della Madonna dell’Aiuto (foto in basso, autore Guglielmo Zagato).

Si tratta di un piccolo ma notevole Santuario adiacente alla corte dei Chiosi, Santuario restaurato negli anni ’50 con frontale a capanna. La devozione dei fedeli è continua. Foto alla fine di una processione mariana nel maggio 2019.

All’interno della chiesetta è conservato un dipinto della Vergine con Bambino (foto in alto a destra), quadro portato a Gorgonzola dal Vescovo d Bobbio verso il 1630. Consiglio la lettura del libretto in bibliografia, o la visione (sostanzialmente quasi identica) della pagina Internet di Maria Cristina Ricci.

Ora il culmine del tetto è evidenziato a triangolo in facciata, mentre forse dall’origine del Santuario (XIII secolo) il frontale era tutto rettangolare, nascondendo completamente il tetto retrostante.

 

 

 

In realtà più che di frati Umiliati si trattava di Umiliate, cioè di un convento di monache, dedite alla lavorazione tessile, mentre i Serviti, o Servi di Maria, erano frati che poi si trasferirono a Milano.

Le monache rimasero a Gorgonzola nei secoli successivi. Ora la zona conventuale dei Chiosi è stata ceduta ad abitazioni private.

La zona conventuale dei Frati Serviti recava in adiacenza la Chiesa di S. Giacomo (abbattuta non so quando, ma in un lontano passato), da cui prese il nome l’Hotel S. Giacomo (ora non più esistente, essendo anteguerra in piazza Cagnola), per cedere i posti a diverse abitazioni laiche successive, tra le quali da ultimo, credo nel posto del convento o frontaliero ad esso, l’edificio di una filiale del Credito Bergamasco, ora Banco BPM, che nel 2019 verrà trasferito altrove (v. alla fine del Cap. 15).

 

Altri edifici religiosi. Nel libro di mio padre si accenna alla cappella S. Rocco, potete vedere un filmato di Stefano Goi.

Per QUANDO LE EPIDEMIE MIETEVANO A PIENE MANI: LAZZARETTI, CROCI DEVOZIONALI E FOPPONI DISSEMINATI SUL NOSTRO TERRITORIO vedere il pdf. di autori vari.

Riguardo ad altre edicole di devozione popolare, il link della Comunità Pastorale Madonna dell’aiuto.

 

Un ricordo della cappella ai caduti, al centro del cimitero storico della città, mi permette di divagare su quel che dovrà divenire un futuro altro (secondo) cimitero cittadino, necessario per l’aumentata popolazione, cimitero in parte già operativo, in sede distaccata a nord di Gorgonzola. Tale secondo cimitero non è nemmeno immaginato nel volume di mio padre. Egli ora riposa nella tomba di famiglia, all’interno del vecchio primo cimitero storico, inteso come quello napoleonico a pianta quadrata, realizzato a partire dal 1821, cimitero a sua volta successivo delle innumerevoli sepolture disperse del passato in varie località di Gorgonzola (es. nel sagrato della Chiesa prepositurale, prospicente la Canonica attuale).

Dapprima ricordo proprio i caduti, nel libretto:

Quaderni di Martesana, gli Eroi della Martesana – Vincenzo Sala, Editrice la Martesana, n°6, ottobre 2003, 112 pagine.

Notare a pag. 56 di questo libretto diversi riferimenti, tra cui notizie del Sten. Alpini Erminio Giana, che cadde nel 1916 (Giana dal quale prese il nome l’omonima Associazione calcistica), inoltre ci sono delucidazioni delle varie Associazioni combattentistiche e d’Arma.

 

Il nuovo cimitero. Negli ultimi 28 anni il cimitero napoleonico, già ampliato in precedenza nei suoi confini ad ovest ed est, recentemente ancora est ed anche verso nord, è divenuto di fatto manifestamente di capienza insufficiente. Nel 2010, sotto l’Amministrazione Baldi, avanzò il progetto del nuovo cimitero.

Per contrasti tra 2 successive Amministrazioni comunali politicamente disaccordi, il progetto del nuovo cimitero nel 2018 appare ridotto in dimensioni rispetto all’idea iniziale degli Architetti francesi Anne e Patrick Poirier (Il giardino della memoria). Il progetto iniziale è condensato in un libro delle edizioni Skira.

Per altre notizie sul secondo cimitero di Gorgonzola rimando al sito di I love Gorgonzola. Per approfondimenti vedere anche l’attuale progetto comunale del nuovo cimitero, promosso dall’Amministrazione Stucchi.

 

Bibliografia sui cimiteri:

·         Per i monumenti storici del primo cimitero (quello napoleonico) di Gorgonzola: Guida storico – artistica, Mario Balconi, Pro Loco Gorgonzola, 253 pagine,1999

·         Il maggiore Filippo Erba (garibaldino sepolto a Gorgonzola nel primo cimitero) – Maria Grazia Colombo – BCC Carugate 2010, 208 pagine.

·         Il giardino della memoria, supplementi al periodico del Comune di Gorgonzola, novembre 2010

 

Bibliografia sul convento dei Chiosi , vicino Santuario, e devozione popolare nelle cappelle locali:

·         Pag. 27 del testo generale Melzo e Gorgonzola e loro dintorni. Damiano Muoni – Tipografia Gareffi 1866, 246 pagine.

·         Il Santuario della Madonna dell’Aiuto a Gorgonzola – Mario Balconi e Maria Cristina Ricci -  Pepino Castelli - 32 pagine, grafica Paolo VI, 2009.

·         Lo sguardo dei Santi – UTL., Università del Tempo Libero di Gorgonzola – Comune di Gorgonzola – 127 pagine.

 

7. Le Associazioni non sportive (per quelle sportive vedere avanti all’apposito capitolo n° 9).

 

Esistono in Gorgonzola alcune Associazioni storiche, come la Società Operaia di mutuo soccorso ed il civico Corpo Musicale.

 

Oltre al civico Corpo Musicale G. Puccini esistono musicalmente anche l’associazione corale S. Cecilia e la Cappella Musicale di musica sacra.

Potete audio-visionare alcuni video:

·         La banda (Bianco & Nero di Francesco Zagato)

·         Cappella musicale

·         Matteo Marni

·         Stefano Torelli

·         Concerto 2018 Puccini

·         Concerto 2017 Puccini

·         Concerto 2013 Puccini

·         Concerto 2009 Puccini

·         Corale Santa Cecilia.

 

 

Esistono altre Associazioni perlopiù di più recente costituzione, spesso accumunate da interessi culturali. La stessa Amministrazione comunale è impegnata nel promuovere forme di associazionismo culturale, concretizzate negli anni dal 2015 al 2018 nel progetto Storytelling, un progetto di attività culturali strutturato nel Web di Gorgonzola Lab, nonché orientato ad eventi nel palazzo Pirola o nell’Auditorium della Biblioteca civica Franco Galato.

Diverse Associazioni oggi sono protagoniste di molteplici incontri civici, culturali ed anche, più prosaicamente, socio-commerciali e ricreativi, diciamo soprattutto turistico - gastronomici.

Ad esempio la già citata Pro Loco, che era già esistente nel 1990 come emanazione comunale, si è successivamente resa autonoma, soprattutto attraverso l’organizzazione delle recenti edizioni della Sagra del gorgonzola (v. avanti al Cap. 16), sagra annuale che, precedendola di circa 2 mesi, con la XX^ frequentatissima edizione nel settembre 2018, ha un poco soppiantato la tradizionale fiera di S. Caterina del 25 novembre di ogni anno, che nel 2018 è arrivata alla 234° edizione, comunque favolosa.

Vero è che non di solo pane vive l’uomo, e nemmeno solo di gorgonzola, ma il fascino del gorgonzola è divenuto travolgente nelle manifestazioni fieristiche cittadine, che continuano ad attrarre numerosi turisti e/o semplici buongustai.

Tornando alle altre Associazioni più spiccatamente socio-culturali, esistono, di derivazione talora laica e talora parrocchiale:

·         UTL, Università del Tempo Libero, sede nel Centro ricreativo intergenerazionale di via Oberdan (ex Asilo del “ponte di Milano”, foto a lato), “università” oggi al 30° anno di fondazione, UTL per la quale noto i numerosi studi e conferenze, condotte oggi perlopiù nel rinnovato Auditorium del Centro.

·         OVA, Organizzazione Volontariato Arcobaleno - Centro Ricreativo Anziani, presso lo stesso Centro.  

·         Concordiola, associazione nata anche in funzione di un futuribile museo (v. sotto)

·         Astrov, associazione ambientalista

·         Centro culturale Don Mazzolari, Centro con finalità spirituali in ambito parrocchiale, sede presso l’Oratorio San Luigi di via Matteotti. Il Centro culturale è aperto a tutti (all’interno non tutti sono credenti e le iniziative del Centro sono per tutti).

·         Alchimia, gruppo teatrale

·         molte associazioni sociali e di volontariato assistenziale (es. Caritas, Mani Tese, La Cordata, La gente del mago, Somaschi, etc.); nonché associazioni di volontari sanitari (es. AVIS, AIDO, VOS, ADMO);

inoltre sono attive molte associazioni club private, d’Arma (Alpini, Marinai, Carabinieri), ANPI (Ass. Naz. Partigiani d’Italia), cine - teatrali, amatoriali hobbistiche del tempo libero e sportive.

Fino a pochi anni fa era attiva anche l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci.

 

Per non averle elencate qui tutte, rimando alla corposa pagina comunale delle Associazioni.

Segnalo la storia dell’UTL, che potete leggere anche nel libro:

 20° Università del tempo libero (1989 -2009), passato, presente e…futuro, edizione 2008, 112 pagine.

8. Sala Argentia.

 

Un cenno particolare delle vite associative merita la Sala cinema – teatro Argentia, costruita negli anni ’50 e ristrutturata nel 1997. E’ l’unico cinema-teatro di Gorgonzola, grande e pregevole, nato a livello parrocchiale privato presso l’Oratorio S. Luigi, Sala Argentia evolutasi oggi con interessanti programmazioni proprie, nel rispetto comunque dello spirito della comunità religiosa.

 

Ricopio il giudizio di uno spettatore, apparso su Tripadvisor: “Sala Argentia rimane il vero caposaldo della cultura di Gorgonzola. Un piccolo argine contro il dilagare della solitudine televisiva. Ottimi gli spettacoli teatrali e i docufilm artistici, bene cinema e cineforum. Un tesoro da coltivare per non perdere anche l'ultima spiaggia”. Monosala non comune, ben 1200 posti, tra platea ed ampia galleria.

 

Nella sala Argentia si svolge anche l’evento culturale del Festival del Cinema Nuovo, arrivato nel 2018 all’XI edizione.   

 

9. Associazioni sportive e impianti relativi agli sport.

·         Gioco del calcio. Primeggia la Società Erminio Giana , oggi in Lega-Pro, cosa che ha contribuito ad un adattamento dello stadio comunale Sola-Cabiati.

L’impegnativa ristrutturazione dello stadio comunale è stata supportata integralmente dalla Società Erminio Giana, che lo ha in affitto dal 2014 fino al 2026.

In una foto del 1939, ho indicato con una freccia Fedelio Mattavelli (allora terzino). La maglia non era come l’attuale a strisce bianco-azzurre, era piuttosto solitamente tutta nera (in segno di lutto per la morte dell’Alpino Erminio Giana), tranne che appunto nella foto, a 2 toni di grigio (precisamente proprio grigio chiaro e nero, usata solo nelle partite amichevoli). L’attuale maglia bianco-azzurra è sfumata tutta in bianco sul torace fin quasi alle spalle dei giocatori, mentre in anni recenti, fino al 2016, anche il torace era rigato bianco-azzurro a strisce regolari fino alle spalle, come il resto della maglia (foto a destra).

 

·         Alpinismo e sci. Tra le associazioni sportive (e non solo) non posso dimenticare il CAI (Club Alpino Italiano) di Gorgonzola, essendone io stato un assiduo frequentatore negli anni della mia gioventù. Come non ricordare la posa della mitica Croce sulla cima del Carè Alto, 3462 m (gruppo Adamello)? Link! Io ero in cordata con Silvio Longoni e Don Giuseppe. L’impresa avvenne nel 1966, dunque fuori dai limiti del presente articolo, però merita di essere citata, perché lo spirito degli alpinisti vive fuori del tempo.

 

·         Pallavolo; le squadre maschili e femminili giocano principalmente nel Palazzetto dello sport di via Mulino Vecchio. La squadra femminile Delta Engineering Argentia giocava nel 2017 in serie B2. In foto una squadra giovanile, mentre la squadra prima titolare ha la maglia più tendente all’azzurro totale.

                 

       

·         Pallacanestro; la società sportiva del basket gorgonzolese Nuova Argentia Pallacanestro opera presso il complesso Seven Infinity, che è dotato di un altro Palazzetto dello sport, in via Toscana-largo Olimpia (detto “palestrone”). Il “palestrone” è infatti aggregato al nuovo centro sportivo ricreativo comunale polifunzionale Seven Infinity, centro ove sono site pure le 5 nuove piscine.

·         Nuoto ed altri sport. Per inciso osservo che una precedente piscina, che era vicina allo stadio di calcio, è stata demolita, per adeguare alle partite di Lega Pro lo stadio comunale Sola-Cabiati, come sopra scritto. Il nuovo centro sportivo polifunzionale è decisamente maggiorato in altra area di Gorgonzola, 12.000 mq., dotata di ampi parcheggi coperti, 2 vasche piscina all’aperto, 3 piscine coperte e servizi per svariati sport, oltre al nuoto (ad esempio ci sono anche 4 campi da tennis).

 

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                   La piscina coperta con trampolino 1 m è dotata di fondo mobile 0 -3,6 m. Il centro polifunzionale è gestito dalla società polisportiva Seven Infinity.

·         Gipigiata, gara podistica coinvolgente migliaia di camminatori ed atleti della provincia di Milano, gara giunta alla 30° edizione.

·         Ginnastica, con l’ASD Olimpia, che utilizza la recente palestra comunale di via Roma. Sopra la palestra esiste un grande Auditorium, utilizzato per vari eventi socio - culturali - teatrali.

·         Arti marziali. Nella stessa palestra di via Roma operano la Shotokan Karate Argentia e la Qwan Ki Do Argentia.

·         Danza Expression Dance, via Carlo Porta e FreeStyle, via Milano

·         Per gli sport giovanili restano utilizzabili anche gli impianti sportivi dell’Oratorio San Luigi, con un campo di calcio ed una palestra privati (A.S.D. Polisportiva Argentia)

·         Esistono inoltre altre palestre private e fitness, nonché un’associazione per l’hockey su prato.

·         Ciclismo (ASD Argentia Ciclismo, ex S.C. Coeco) e ancora ciclismo (Gorgonzola Ciclismo Ass. Sportiva Dilettantistica, ex GS Gorgonzola Motta - Monti) e ancora ciclismo (ASD Martesana).

·         Per chi preferisse usare lo scooter passionale, ecco il club Il Vespaio.

·         Scherma: https://club-scherma-associati-asd.business.site/

10. Il formaggio gorgonzola.

 

Esistono due re tra i formaggi della Pianura Padana, rispettivamente a Sud ed a Nord del Po: il parmigiano ed il gorgonzola.

Il gorgonzola è il re degli erborinati italiani, per le venature verdastre che ricordano “l’erborin”, nome dialettale del prezzemolo, con tendenza al “blu”.

Da sapere che, dolce o piccante che sia, si produce oggi principalmente nel novarese, secondo un protocollo DOP ben definito, che rende il gorgonzola privo di lattosio.

Si fa cioè riferimento ad una Denominazione di Origine Protetta, per entrambi i gusti base. Si può dissertare se la vera origine storica si riferisca a quello dolce o piccante, ma per me sarà sempre caratteristico il gorgonzola piccante, squisito con il massimo sapore tra i “blu” piccanti. Il vero gorgonzola DOP deve essere esclusivamente di latte vaccino.

Ciò non toglie che il formaggio variegato “blu”, oltre che di latte vaccino, precisamente “stracchino” perché originariamente di vacca stracca (stracchino, pag. 82), possa essere appunto un  formaggio erborinato non gorgonzola, cioè fatto a base di latte di capra, o di pecora (come il Roquefort), o di latti misti ovini – caprini – vaccini - bufala, ovviamente senza poter essere chiamato gorgonzola DOP.

Potrebbe esistere anche uno stracchino erborinato “blu” DeCo (Denominazione Comunale), a parte la disputa tra il Comune di Gorgonzola, promotore dell’idea dello “stracchino gorgonzola” DeCo (stracchino che tuttavia non esiste DeCo), ed il Consorzio per la tutela del marchio DOP, unico detentore del marchio “gorgonzola DOP”,marchio di validità di protezione europea dal 1996.

La denominazione d’origine nacque per D.P.R. nel 1955, mentre l’attuale Consorzio, e quindi il formaggio gorgonzola DOP, divenne tale a Novara nel 1970.

Onore al merito di chi ha disciplinato e pubblicizzato il gorgonzola DOP, anche se la suddetta disputa mi appare nella sostanza motivata da ragioni commerciali, oltre che da una manifestazione di campanilismo. La causa, iniziata nel 2013, è stata vinta in secondo grado dal Consorzio per il marchio DOP, nel 2015. Tutti ora devono ignorare la denominazione “gorgonzola DeCo”, intesa dalla Magistratura come una contraffazione commerciale del marchio gorgonzola DOP. E’ pure vietato pubblicizzare formaggi diversi assimilandovi le caratteristiche, cioè è vietato chiamare “come gorgonzola” qualsiasi formaggio che gorgonzola DOP non è.  Un gorgonzola DOP pure non deve essere venduto diversamente, cioè è persino vietato dalla legge chiamare “gorgonzola naturale” quello che è “gorgonzola piccante DOP”, anche se in realtà tale gorgonzola non sia affatto piccante, quanto piuttosto sapido, cioè con un gusto caratteristico. E’ pure vietato chiamare “gorgonzola sapido” un formaggio “gorgonzola piccante DOP”. Forse è per queste complicazioni che mi risulta che a tutt’oggi nessun formaggio di alcun tipo abbia la denominazione DeCo.

 

Il Consorzio scrive che il formaggio gorgonzola potrebbe essere nato nell’anno 879 dC., a parer mio non lo sa nessuno.

Io penso che il gorgonzola sia fondamentalmente nato con la transumanza di alcune mandrie della Valsassina, quindi trovò una limitazione spaziale alle sponde del lago Gerundo (v. capitolo Origini) ed un massiccio seguito con le transumanze dei bergamini, conduttori di mandrie e taluni insieme casari, probabilmente già nel Medioevo, tuttavia diversi formaggi erborinati quasi sicuramente erano già stati scoperti molto prima dell’impero Romano, certamente anche in diverse altre regioni d’Europa, e del mondo, in modo indipendente dal gorgonzola attuale. Le transumanze di mucche a “Congorciola” (storia del nome nel Cap. successivo) e zone limitrofe (v. Cap. 12) si svilupparono solo dopo il Medioevo, come sostiene il Massara nel sito comunale, tuttavia divennero imponenti nei secoli posteriori, man mano che cresceva la fama del formaggio erborinato locale, trascurando quello, probabile suo antenato, dell’alta Valsassina, che pure ha avuto uno sviluppo residuale indipendente (formaggio “Stachintunt” di Artavaggio, località del Comune di Moggio, prov. Lecco, più spostata verso la bergamasca Val Taleggio). Le mandrie dell’alta Valsassina non transumavano fino a Gorgonzola.

 

La piacevole romantica storiella del bergamino innamorato che dimenticò il protocollo caseario per una fanciulla, originando così il gorgonzola, al di là del primo evento casuale della muffa, è una classica favola, comune anche alla nascita di altri erborinati. La favola ha diverse varianti alternative, tra le quali la leggenda dell’eremita Concordio, vedere nel riquadro giallo del capitolo successivo.

 

In Lombardia gli erborinati medioevali erano certamente diversi dall’attuale gorgonzola DOP, che penso sia pure diverso da quello noto maggiormente come “gorgonzola” già a fine 1800.

I primi caseifici artigianali di “stracchino” sono divenuti in Lombardia quasi industriali di “gorgonzola” credo soltanto nel XIX secolo, ma non ho trovato loro tracce storiche precise. Eppure il “gorgonzola” veniva già esportato in Inghilterra a fine 1800, credo dall’azienda Locatelli Mattia di Lecco, ma non vorrei sbagliare (foto dell’etichetta della forma classica tonda di grande diametro e peso circa 10-12 kg).

 

Per la storia degli ultimi caseifici di “gorgonzola” in Gorgonzola occorre accennare ai caseifici Cademartori (era in via Restelli negli anni ‘70) oppure Devizzi (era in via Serbelloni fino al 1981).  Il caseificio Devizzi si sviluppò dopo la fine della seconda guerra mondiale.  Devizzi introdusse e rese famoso il marchio “argenziola 2000” sotto fotografato.

 

La ditta Cademartori si è trasferita; la ditta Devizzi ha chiuso nel 1981 il caseificio, che si trovava ove ora sorge il nuovo quartiere residenziale di via Arcivescovo Anacleto Cazzaniga, quartiere realizzato dopo il 2000; ora a Gorgonzola nessuno produce più il gorgonzola DOP. Tuttavia nel territorio comunale non mancano industrie casearie, rivolte ad altri tipi di formaggi italiani.

 

La carta oro dei formaggi “gorgonzola” del primo dopoguerra talora era simbolo della migliore qualità, che era bianca, rossa e verde (come la bandiera italiana), rispettivamente pasta, crosta e fermenti di “Pennicillum glaucum Link 1805”, che danno il tipico colore verde nella pasta, mentre la crosta rossa-arancio era sintomo di produzione artigianale, allora “a 2 paste”, mentre quella industriale odierna è perlopiù “ad una sola pasta”, con colore crosta tendente al grigio rosato beige. Riguardo alla crosta nel primo ‘900 scoppiò la guerra della barite.

 

Il Gorgonzola non è che una fettina di una miriade di Infiniti blu, già esistenti altrove. I formaggi erborinati in Europa, per non dire nel mondo, sono veramente tanti, ad es. il già citato Bleu d’Auvergne, prodotto anche ad Ambert, paese francese con il quale la città di Gorgonzola è gemellata.

Anche il resto dell’Italia non scherza, quanto ad erborinati. Non voglio fare pubblicità commerciale, ho linkato questo sito perché presenta molti tipi saporiti, senza arrivare al limite del Casu Marzu sardo, che però formaggio erborinato non è.

Il vero gorgonzola DOP non presenta propriamente “vermi” al suo interno, senza offesa a nessuno; si tratta di qualità gastronomiche diverse e peculiari, dominate tuttavia da interessi commerciali, o protezionistici, che possono arrivare all’autarchia, nei casi di protezione da parte di Stati o Confederazioni.

Ad esempio speriamo che la Cina riapra definitivamente le porte al gorgonzola DOP ed ai formaggi italiani ed europei, e che la stessa Europa non contrasti il Casu Marzu, un formaggio veramente unico, al pari di unicità del gorgonzola DOP, ed altri formaggi famosi.

 

Esiste perfino un formaggio erborinato giapponese, l’Oryzae, forse derivato dal fungo “Aspergillus oryzae”, nome derivato da “Oryza sativa” = riso. Nella lingua giapponese antica esiste un solo vocabolo, sia per il verde che per il blu, “ao” (guardacaso iniziali di Aspergillus oryzae), così si potrebbe anche collegare l’erborinatura del formaggio Roquefort, erborinatura dovuta all’opera del “Pennicillum roqueforti Thorn 1906”, cogenerico del Pennicillum glaucum, al blu della bandiera francese.

La classificazione delle muffe e dei funghi è certamente molto complicata, ma non credo sia il caso di approfondire qui le dorate differenze. I lombardi spesso confondono la pronuncia della “o” con la “u”, quindi è “risibile” che “ao” possa divenire “au”, cioè il simbolo chimico dell’oro (“aurum” quando nacque il “gorgonzola”, chissà come lo chiamavano all’inizio).

Mi sono divertito a scrivere sui pennicilli, e non solo, una pagina allegata: Chiacchere di un conchigliologo, per concludere che per i molteplici erborinati potrebbe trattarsi di un “Complex” di formaggi “klepton”.

Bibliografia inerente il formaggio gorgonzola:

·         Il gorgonzola, dalla vacca “stracca” alla gioia della tavola, primo antibiotico? opuscolo in occasione della prima Sagra, 1999.

·         In occasione della XIII edizione della Sagra Nazionale del Gorgonzola (Cap. 16), esce:

 “Quell’irresistibile profumo alla muffa”, libro di Bruno Giussani e Giuseppe Colangelo – Bama Editore, 36 pagine.

·         La civiltà dei bergamini, un’eredità misconosciuta – Michele Corti – Centro Studi Valle Imagna, settembre 2014, 461 pagine.

 

11. Origini di Gorgonzola e del gorgonzola.

 

La Storia è insaporita da piccole Storielle, come il gorgonzola da piccole muffe.

Il mito doveva sposare la storia, ma amava la leggenda, perché aveva più fantasia, allora nacque la realtà virtuale, che talora supera la fantasia.

Un insieme di piccole “story” può costruire la vera “history”, del paese e del formaggio, ora cittadino.

 

  Durante l’Impero Romano (nomi località in rosso).

Ho soprascritto una cartina degli anni ’50, quando la circonvallazione sud di Gorgonzola non esisteva. In rosso c’è la statale Padana Superiore n° 11. Ho sovrapposto in arancione pesante quel che suppongo doveva essere durante l’Impero Romano una delle vie “galliche”, dopo aver tracciato in arancione leggero la retta tra Milano e Vaprio d’Adda. Nel triangolo arancione leggero il lato inferiore fu presto sostituito dalle direzioni dei 2 lati più a nord, ma probabilmente non esattamente secondo segmenti di retta, quanto piuttosto a falce abbassata verso Cernusco, indi risalente verso Bussero e poi a Gorgonzola. La Porta Argentea di Mediolanum è dove oggi a Milano c’è San Babila, quindi il triangolo è isoscele, con il lato Porta - Mansio lungo come Mansio - Concordiola.

Le note in azzurro si riferiscono al sistema idrico, pure influenzato dai fontanili, tutti nascenti ancor oggi a Sud della “Mutatio Argentia”.

 

Questo capitolo scrive di un passato lontano e confuso, non avrebbe senso nella storia del dopo 1990, tuttavia molte considerazioni si sono rese possibili solo in questi ultimi anni, quando l’accesso a Internet ha diffuso notizie che erano accessibili solo ad una ristretta cerchia di pochi storici.

Quasi tutti gli storici concordano per la derivazione di Gorgonzola dalla romana “mutatio” Argentia (ma qualcuno dice che Argentia non era proprio ove ora è Gorgonzola, era forse a Cassina De’Pecchi, che verso ovest dista da Gorgonzola circa 3 miglia romane = 4,5 Km), come stazione di sosta per cambio cavalli, sulla via “gallica” da Aquileia, Venezia, indi Bergamo, verso Milano.

Probabilmente il nome Argentia deriva dalla romana porta Argentea, porta poi distrutta nel 1162 da Federico Barbarossa.

I Romani ponevano le “mutatio” dei cavalli circa ogni 10 miglia, pari a circa 15 Km. Esistono circa 30 Km in linea retta Tra Milano e Vaprio d’Adda, quindi idealmente avrebbe dovuto esistere solo una “mutatio” intermedia (a Cassina de’Pecchi? Ivi pare non esista traccia alcuna di tale “mutatio” romana, eccettuando la presenza di un torrione molto più tardo, si dice del 1600, che avrebbe potuto essere stato costruito sulle tracce di postazioni precedenti distrutte). Tra Gorgonzola e Vaprio ci sono solo circa 10 Km = 7 miglia. Lo storico Mons. Biraghi interpretò che esistesse un’altra stazione di cavalli tra Gorgonzola e Milano, precisamente la “mansio Fluvio Frigido” (poi forse Cascina S. Ambrogio a Brugherio?) a Cologno Monzese, ove passa il fiume Lambro (appunto Fluvio Frigido), che era soggetto a sud ad esondazioni, il che comporterebbe una deviazione a nord della retta via Milano-Vaprio, per aggirare a nord le zone esondate, passando sul Lambro tramite un “Pons Carale”, del quale ponte si sono comunque persi i resti, in località Sesto S. Giovanni. Il Biraghi ipotizzò pertanto che le 2 stazioni intermedie tra Milano e Vaprio fossero circa ogni 7 miglia. Il conto tornerebbe perfettamente per porre Argentia a Gorgonzola, a circa 14 miglia deviate dalla porta Argentea (circa 12 miglia in linea retta).

 

Il luogo dell’attuale Gorgonzola fu forse realizzato a cortile fortificato (“castrum”), in una posizione strategicamente e meteorologicamente fortunata, non solo per i cavalli romani, ma anche in seguito per le mucche “stracche”, dal cui latte nacque il gorgonzola. Infatti, in un territorio compreso tra il fiume Adda ed il torrente Molgora solitamente non ci sono stati grossi eventi metereologici avversi, anche per le transumanze iniziate forse nel  Medioevo, e sviluppatesi successivamente in modo massivo, soprattutto dopo le costruzioni dei canali Muzza medioevale e successivamente del Naviglio Martesana (iniziato > 1457), in località meglio stabilizzate politicamente, pur nelle lotte statali, forse anche per la presenza dell’importante Pieve ecclesiastica di Gorgonzola, con funzione di calmiere in cristiana “concordia” (v. avanti). Gorgonzola era in una posizione geografica strategica per raccogliere il formaggio dei bergamini e mandarlo più comodamente a Milano tramite il naviglio Martesana, che era divenuto una via d’acqua più utilizzata della strada terrestre.

Ora non ci sono più vere transumanze di mucche a Gorgonzola. La Pro Loco ha proposto di recente solo delle transumanze rievocative, in occasione delle ultime Sagre, transumanze certamente cinematografiche.  Debbo notare che fino a pochi anni fa invece esistevano ancora realmente vere transumanze di pecore, nelle campagne di Gorgonzola e dintorni. Le transumanze ovine probabilmente iniziarono nel tardo medioevo, forse diversi secoli prima delle transumanze vaccine, e pare che non si siano ancora estinte. Nel Medioevo era più importante il commercio della lana e credo si mangiassero maggiormente formaggi di latte ovino, ma poi la produzione di latte vaccino lo superò via via più abbondantemente, in particolare con la richiesta del formaggio gorgonzola da parte dei milanesi, e non solo, dopo la costruzione e navigabilità del Martesana. Per la storia dello stracchino di Gorgonzola ne ho già scritto al Cap. 10, ma il discorso andrebbe esteso ad altri formaggi lombardi originari della Valsassina, e Valli bergamasche (Val Taleggio, etc.). Ora, come il gorgonzola non si produce più a Gorgonzola, il taleggio si produce principalmente altrove.

 

Tra parentesi, si potrebbe spiegare che la strada “gallica” nacque diritta tra Milano e Vaprio, forse con “mutatio Argentia” a Cassina de’Pecchi, ma poi fu necessario piegare a nord per aggirare le esondazioni del Lambro, nacque forse la “mansio Fluvio Frigido” (in posizione imprecisabile tra Cologno e Brugherio) e quindi la successiva “mutatio” verso est fu spostata alla nascente “Concordiola” (v. avanti), che in pratica assunse il ruolo ed il nome romano di “mutatio Argentia”, o se preferite “Argentia Nova”, o  “Argenziola” in un tempo successivo. Il nome Gorgonzola potrebbe derivare da un connubio tra le 2 dizioni Curt (= castrum tribunalizio, v. avanti) Argenziola e Concordiola, maturate assieme nello stesso posto medioevale in tempi successivi, forse tra il V e l’VIII secolo, in epoca Longobarda, magari dopo che Attila distrusse l’originale “mutatio Argentia”, mentre la Chiesa di “Concordiola paleocristiana” forse non era ancora nata; sono tutte ipotesi personali, chiudo questa parentesi, e ne apro un’altra.

 

I Romani dopo il III secolo potevano passare l’Adda a Vaprio-Canonica d’Adda sul “pons Aureoli”; per la Aquileia-Milano nel medioevo chiunque doveva comunque passare a Nord di quel che allora era il grande lago-palude Gerundo, perlomeno dopo l’enorme alluvione del 536 dC.. Infatti il Gerundo forse non era così vasto in antecedente epoca Romana, e si allargò solo nel medioevo.

Esiste ad Est delle ipotetiche sponde del lago Gerundo una strada “dell’antica costa del Gerundo”, in territorio bergamasco, forse il prosieguo del passaggio a Nord della via “gallica”.

Per arrivare a Lodi (Laus Pompeia) partendo da Argentia, senza passare da Mediolanum, un viaggiatore alto-medioevale avrebbe potuto arrivare a Sud al massimo poco sotto Cavaione, poi avrebbe dovuto costeggiare a Ovest il lago Gerundo, seguendo all’incirca il corso dell’attuale canale Muzza, che allora non esisteva. Non sappiamo se l’alluvione del 536 dC. arrivò fino a Gorgonzola (io non ritengo affatto), o si generò poi qualche pestilenza o carestia medioevale, ma confido che Gorgonzola sia stata quasi sempre fortunata, tranne che all’antecedente arrivo degli Unni (e nelle successive guerre, nonché nella peste del 1600).

Imprecisabilmente, penso verso il IX secolo, iniziarono le transumanze dei Bergamini dalla Val Sassina fino a Gorgonzola, transumanze che originarono il fortunato formaggio, tratto dal latte di mucche transumate in un posto strategicamente comodo, non lontanissimo dagli alpeggi estivi, ricco di prati verdi, irrigati più tardi dal naviglio Martesana, ma prima (e ancor oggi) da miti acque piovane, in territori lambiti allora da un lago forse allora potabile (il Gerundo), comunque essendo le mucche abbeverabili nelle pure acque dei fontanili, località stagionalmente ideale per le mucche, finite colà forse proprio durante l’avvento dei longobardi, perché i longobardi erano soliti portare bestiame al seguito. Chiudo la parentesi Gerundo e origine del formaggio.

 

Si tramanda che, dopo le invasioni barbariche degli Unni (Attila nel 452 - 453 dC. distrusse Milano) forse Argentia fu in parte distrutta e divenne Argentiola, anzi “curt” (cortile) Argenziola, e da Curtargenziola … Gorgonzola. Tuttavia l’Arch. Damiano Iacobone, docente di Storia dell’architettura, nel già citato suo libro sull’ospedale Serbelloni, scrive che, nei paraggi del luogo dell’attuale Gorgonzola, esistesse un nucleo abitativo con un tempio alla dea Concordia, cioè con un (piccolo) tribunale, forse appunto a partire dal IV- V secolo, donde Concordiola, Goncortiola…Gorgonzola.

 

La dea Concordia dei Romani equivaleva all’Armonia dei Greci, e veniva invocata spesso nei tribunali, spesso vicini ad un tempio alla Concordia (anche se un tempio sarebbe diverso dal tribunale). Il termine corte può assumere diversi significati, es. cortile o anche tribunale, o anche entrambi contemporaneamente, nel caso delle “curt” = “cort” altomedioevali, intese come evoluzione dei “castrum” romani, magari con un tribunale centralizzato nella piazza.

 

Ove si trovasse tale supposto tempio della Concordia posso pensare ai margini della “curt”; se inteso l’edificio come tempio ad una divinità pagana poteva essere poco all’esterno dell’originale “castrum”, esterno cioè ove ora c’è la Canonica parrocchiale, e fu certamente distrutto e sostituito con una chiesa “paleocristiana”. Se inteso come tribunale, magari fortificato, poteva essere proprio in centro alla “curt”, circa verso l’anno 1000 divenuta borgo fortificato. Potrebbe essere ove ora c’è il Municipio, area che a inizio 1900 era ancora “mercato coperto”, però potrebbe essere anche un edificio posto quasi ove è oggi palazzo Pirola, ma sono tutte supposizioni. Che tra il loco di palazzo Pirola e l’attuale Chiesa prepositurale esistesse verso l’anno 1000 un ipotetico “castello” ne scrive pure mio padre a pag. 23…

 

Forse nell’VIII secolo, si costruì certamente una chiesa “paleocristiana”, con adiacente cimitero, nel luogo ove ora sorge il sagrato della Chiesa prepositurale. Tale chiesa “paleocristiana”, comunque modificata nel tempo, fu poi rasa al suolo a inizio 1800, per erigere la Chiesa prepositurale monumentale attuale.

La Pieve di Gorgonzola, dei Santi Protasio e Gervasio, risalirebbe appunto a prima dell’VIII secolo, anzi io penso che potrebbe non essere esistito affatto un tempio romano alla dea Concordia, bensì potrebbe essere stata eretta allora una piccola Chiesa paleocristiana con fonte battesimale richiamante cristianamente la concordia, pertanto Chiesa e località chiamate da allora Concordiola.

Tenete presente che fino all’epoca napoleonica le Pievi potevano svolgere persino funzioni civili, amministrative e magari di tribunale laico, oltre che ecclesiastico.

 

L’evoluzione dal nome Concordiola a Gorgonzola appare concentrata dall’XVIII al X secolo, in un breve arco di tempo, però quando le denominazioni erano approssimative, con un’approssimazione eccessiva, da divenire erronea, cosa che del resto si è manifestata anche in tempi successivi.

Per dovere di cronaca noto che i nomi delle località sono spesso erroneamente mutevoli, ad esempio in una carta murale della Galleria dei Musei Vaticani, dipinta verso il 1580, è indicata “Gorgazzola”, posta a cavallo di un fantasioso falso tracciato del Naviglio Martesana, con i nomi dei paesi del circondario diversi dagli attuali e paesi in posizioni approssimative, reciprocamente errate.

L’Associazione Concordiola sostiene che nel 855 la località si chiamava Congorciola.

Il Comune di Gorgonzola afferma che nel 970 valeva già Gorgontiola. Tenere presente che per i lombardi in dialetto occidentale le 2 “o” iniziali si pronunciano “u”, mentre la “o” finale resta come l’”oeu” francese, e la “ti” si pronuncia come i latini “z”, in pratica saltando la vocale “i”. Penso che tutto ciò sia nato nell’epoca carolingia (circa IX secolo), contemporaneamente alla Chiesa “paleocristiana”, alla nascita di Concordiola ed alle prime avvisaglie dell’omonimo formaggio, prima dell’epoca comunale, iniziata verso il 1000 dC. (poi v. avanti a proposito della torre degli Arrigoni).

Del resto il vocabolo “concordia” ha la stessa radice anche in francese: “ concorde”, essendo il dialetto lombardo di derivazione gallo-romanza occidentale.

Il seguito del nome Concordiola, Congorciola, Curtconcordiola = Curtcongorciola, Curtcordiola = Curtgorciola, storpiato dalle circostanze in Curtgontiola, Gorgontiola, sarebbe quasi ovvio, e la storia del nome attuale di Gorgonzola potrebbe finire qui. Per chi amasse il latino, si può divertire in Vicipaedia.

 

Altra origine dei nomi.

Rammento però alcune note, un poco miste di fantasia leggendaria, forse vicina alla verità storica.

La Concordia, come dea romana oppure come virtù cristiana, potrebbe non entrare affatto nella storia di Gorgonzola e del suo stracchino.

Esiste una gustosa leggenda proposta da Sebastiano Vassalli (*), basata su di un manoscritto, che egli dice scoperto in un archivio parrocchiale del 1600.

Circa verso la fine del quarto secolo, in Valsassina abitava l'eremita Concordio.

Costui fu tentato dal diavolo, ma resistette alla tentazione, finché stremato dalla fame dovette assaggiare un formaggio ammuffito, che il buon Dio però aveva reso buonissimo. Concordio portò poi il formaggio al Vescovo Ambrogio, che lo "apprezzò nella sostanza, ma non nel nome".

Infatti Ambrogio non gradì e proibì la denominazione di "formaggio del diavolo = caseus diaboli”, come allora veniva chiamato l'erborinato della Valsassina, per cui lo fece ridenominare "caseus concordiolus".

Concordio (forse sulla via di Costantinopoli) insegnò a fare quel formaggio ai mandriani di Argentiola, che in suo onore fu ridenominata Concordiola.

Ambrogio pensò di offrire il "concordiolus" anche all'imperatore Teodosio, inviando a Costantinopoli Concordio e Simeto (altro eremita), come portatori.

Purtroppo furono uccisi dai briganti, ma il formaggio si salvò e fu gustato dall’imperatore. Teodosio fu soddisfatto e probabilmente confermò territorialmente il nome Concordiola.

(*) libro: Terra d'acque. Novara, la pianura, il riso. 2005 – 2° edizione 2013.

 

Dal “castrum” al “castello”. Le località  disposte a “curt” Longobarda probabilmente erano organizzate come un “castrum” Romano (quello opinabilmente distrutto dagli Unni); ho pensato che alcune vestigia ricostruite del castrum erano ancora presenti nel tardo Medioevo, nel periodo delle costruzioni della corte dei Chiosi a nord, della Chiesa dell’antica Pieve “paleocristiana”, Chiesa poi distrutta nel 1800 (vicino all’attuale Chiesa prepositurale) ad est, di edifici in zona dell’attuale palazzo Pirola (edifici che chiamerò “protopalazzo”, probabili antenati del palazzo Pirola, all’interno del castrum) verso sud,  di altri antichi edifici residenziali/agricoli ad ovest dell’attuale Municipio, che allora poteva già essere zona mercato (o forse avere il tempio alla Concordia?). Quindi la costruzione di tali 4 zone allora edificabili avvenne in aree libere all’esterno delle vestigia centrali del castrum già edificato, nell’ipotesi che tali vestigia fossero state già in parte ricostruite dalla popolazione precedente. Allora furono costruiti il convento dei Chiosi,  l’antica Chiesa con il connesso antico cimitero, fu abbozzato un protopalazzo Pirola, molto prima della costruzione del Naviglio Martesana (iniziato > 1457).

Perciò, quando fu costruito il Naviglio Martesana, in loco esso subì anche la caratteristica deviazione ad U, attorno al paese, più a sud del protopalazzo Pirola, deviazione dovuta anche agli aspetti difensivi del borgo medioevale ed alla utilità di rallentare le acque all’interno delle curve del nascente Naviglio, come già scritto da mio padre (pag. 117). Oltre a questi 3 motivi, vedere anche avanti un quarto motivo della deviazione, a proposito della località La Valletta etc., particolare che verrà precisato nel cap. 15.

Tutte le suddette 4 zone funzionali del borgo si trovano disposte opposte a croce, circa all’esterno della mezzeria dei lati di un quadrato o rettangolo, che appunto potrebbe definire il perimetro approssimativo del precedente “castrum” Romano, eccezion fatta per il supposto “protopalazzo” Pirola, che invece risulterebbe interno al supposto “castrum”.

Per chiarificare queste mie idee ho modificato una piantina del centro Gorgonzola, con il presunto “castrum” Romano delimitato da un ipotetico perimetro in giallo:

 

I Romani costruivano secondo moduli abbastanza standard, con le vie centrali del “castrum” disposte a croce, dividendo il “castrum” in quartieri.

Ecco che allora la via Italia giace al posto del “decumano maximus” o via principale, in direzione da est a ovest, con le porte destra all’altezza di piazza Cagnola e la porta sinistra all’altezza dell’inizio salita al ponte di Milano, ove ora trovasi l’ex Asilo; inoltre la via Corridoni e la via Monte Grappa, in direzione Lodi-Lecco, giacciono al posto del “cardo maximus” o via pretoria, da sud a nord, con la porta pretoria a nord, ove ora c’è piazza S. Pietro, e con la porta decumana a sud, ove ora c’è palazzo Pirola. Ovviamente la via pretoria potrebbe anche non coincidere con via Monte Grappa, anzi essere spostata in direzione dell’attuale via dei Chiosi, che parte da un portone a metà via Piave, in direzione nord. Del resto l’attuale via Cavour piega più probabilmente parallela, nella direzione originale del “cardo maximus”, il quale punterebbe appunto all’anzidetto stesso portone della corte dei Chiosi, a metà via Piave.

 

Il pretorio, o forum romano, cioè la zona nevralgica di comando dei Romani, oppure il tribunale longobardo, o della Chiesa “paleocristiana”, Chiesa però in luogo un po’ spostato ad est del pretorio, (Chiesa allora con annesso probabile chiostro fortificato?), detto pretorio dovrebbe essersi trovato circa in piazza Italia, forse tendenzialmente spostato verso le propaggini nord del palazzo Pirola attuale, che risulta costruito dalla Famiglia Freganeschi all’inizio del 1700.

Verso l’anno 1000, tra il pretorio e la zona che diverrà l’attuale Canonica parrocchiale, avrebbe potuto esistere un fantomatico “castello”, tuttavia ritengo molto improbabile che sia esistito un vero imponente “castello”, come invece ne esistono in altri borghi medioevali lombardi. Se è esistito, è stato poi distrutto molto bene.

Più che un vero “castello”, negli anni 1000 -1200 potrebbe essersi trattato di diversi piccoli edifici fortificati (a chiostro?), distribuiti dal pretorio fino a raggiungere la Canonica, senza arrivare alla località La Valletta (pag. 23), “castello” circondato da palizzate e da un fossato difensivo, sulla cui traccia seguìrà poi il Naviglio Martesana (iniziato > 1457). Nella parte sud della zona fortificata il fossato era forse superabile da un ponte levatoio (il vocabolo Poncerta, v. Cap. 15, è inteso dallo Iacoboni come “pons incertus”, ponte amovibile, sul fossato prima della costruzione del Naviglio).

 

Non so se all’altezza dell’attuale ponte di Cadrigo negli anni 1000 etc. ci fosse un altro ponte amovibile di legno o già un diverso ponte fisso sul fossato difensivo della zona Canonica, sopraelevata circa 2 m sulla Valletta. Il ponte di Cadrigo attuale ha sostituito nel 1934/1938 quello precedente a schiena d’asino del 1604, che era simile ad altri ponti del naviglio Martesana, che si dicono progettati da Leonardo da Vinci, che però era morto circa un secolo prima.

Riguardo alla denominazione Cadrigo (oltre a quelle espresse dubbiosamente da mio padre, p. 123), vedere anche in fondo al Cap. 13.

Nella direzione dal centro del borgo verso Milano, posto che ci fosse stato un fossato difensivo, prima della costruzione del Naviglio ci doveva essere un ponte “di Milano”, che allora si chiamava ponte di “S. Agata”, costruito in legno, ben diverso dall’attuale in muratura. Pare che il ponte “di Milano” poi sia stato rifatto spesso, prima dell’attuale (v. Cap. 15).

Qui potrei discordare dallo Iacoboni, perché non esistono tracce che esistesse veramente un fossato difensivo al posto e prima del Naviglio, fossato circondante forse tutto il borgo pure a nord, seguendo il tracciato, partendo dal ponte di “Milano”, delle vie Restelli, Oberdan (o più a nord via Pessina?), Piave (o a nord dei Chiosi?), per chiudere l’anello forse secondo la via Marconi. L’ipotesi del fossato ad anello completo a nord è troppo fantasiosa, non trova riscontri con la disposizione delle attuali vie, quindi non esisteva il fossato a nord e neppure esisteva il ponte di “Milano”, prima della costruzione del Naviglio.

Nell’insieme si trattava soltanto di un piccolo borgo medioevale, diciamo gestito “guelfo”, dotato di un tribunale ecclesiastico per la vasta Pieve dei SS. Protasio e Gervasio, con Chiesa e 2 Conventi, ma forse nient’altro. Per di più il già piccolo borgo fu poi in parte decimato dalle ripetute pestilenze del milanese (1524 = peste di Carlo V – 1576 = peste di S. Carlo Borromeo – 1629 = peste manzoniana), per cui non deve esserci stata la voglia di costruire “castelli”, quanto piuttosto fu giocoforza utilizzare il lazzaretto vicino al torrente Molgora. Dal sito UTL ricopio:

“Il 29 marzo 1850 la direzione provinciale autorizza a svincolare i lotti dei terreni 173 e 387 coperti da ipoteche del lascito Serbelloni per la realizzazione del ponte sul naviglio, sostituendo quello in legno, detto ponte di S. Agata, eretto nel 1588. Quello precedente era stato demolito per arginare il contagio della peste causato dai passanti, mentre dal lato opposto dell’abitato, furono messi dei cancelli di legno. A testimonianza della pestilenza, è stata eretta una stele datata 1576, sita poco distante dalla sede dell’UTL (ex Asilo, ora Centro Intergenerazionale Comunale)”.

 

In una mappa catastale teresiana (del 1750 circa) l’attuale vicolo Serbelloni sfociava liberamente nella piazza S. Francesco, siamo ormai fuori dal “castrum” romano-longobardo, con un collegamento stradale diretto tra i quasi ormai ex 2 conventi delle Umiliate (corte dei Chiosi) e dei Serviti (in direzione verso piazza Cagnola e poi verso la Chiesa “paleocristiana”); i frati Serviti pare non fossero più presenti dal 1652; nella mappa teresiana si vede raffigurata la posizione e forma della Chiesa “paleocristiana”, che aveva un orientamento perpendicolare all’attuale Chiesa prepositurale.

Si vede pure un primitivo ponte “di Milano”, ma con un orientamento in direzione quasi perpendicolare all’attuale ponte, forse parallelamente al residuo del fossato forse esistente ancora allora, se preesistente.

Facciamo ancora un salto indietro nel tempo, tornando al medioevo, prima della costruzione del Naviglio.

 

Gli edifici fortificati (falso “castello”?) che erano all’interno del borgo medioevale possono venire ricollegati militarmente, però probabilmente a torto nel 1200-1300, con la storia della torre degli Arrigoni (ora farmacia, torre forse allora ancora inesistente come è fatta oggi), torre che trovasi oggi dall’altra parte del Naviglio, giù dal ponte di Cadrigo, in località detta La Valletta, perché infossata circa 2 m rispetto al piano del sagrato della Chiesa prepositurale attuale (vedere al Cap. 15 per i dislivelli del Naviglio Martesana), livello del sagrato che potrebbe corrispondere al piano del “castrum”. La Valletta (foto a pag. 124) è una località pittoresca dell’Alzaia Martesana, che vi consiglio di visitare, ricordando lontanamente la “rive gauche” della Senna a Parigi.

Quando il Naviglio Martesana ancora non c’era, la storia è complicata sulle frequenti battaglie ivi svolte dal 1000 al 1400 (pag. 105 e seg.).

 

La torre degli Arrigoni attuale, in foto a sinistra, potrebbe essere del tutto ininfluente nella storia antecedente il 1400, risalendo indietro fino ai fatti di re Enzo.

L’attuale Torre Arrigoni pare sia stata costruita tra il XIV ed il XV secolo e prende il nome dal capitano della Martesana Simone Arrigoni, che governò dal 1494 al 1497, infine nel 1507 fu condannato a morte.

 

Nel 1200 esisteva un’altra torre, posizionata entro la cerchia del supposto fossato difensivo del borgo, ove ora esiste la Canonica del Parroco, o meglio ove una volta esisteva l’antico campanile (poi distrutto a metà 1800, o forse nel 1200 la torre in questione era addirittura un altro campanile proto longobardo?); soltanto quest’altra torre appunto, cioè il campanile distrutto a metà 1800, sarebbe identificabile esistente in tutta la storia del Basso Medioevo. In tale torre, comunque ora non più esistente, potrebbe essere stato tenuto prigioniero re Enzo nel 1245, e nella stessa torre successivamente potrebbe essersi rifugiato l’Arcivescovo Ottone Visconti, inseguito dai Torriani nel 1278.

Attenzione a non confondere questa torre ora inesistente, o antico campanile medioevale, con la torre di Casa Busca (Cap. 13), decisamente moderna ed ininfluente nel periodo del Barbarossa e di suo pronipote Enzo, nonché poi nelle battaglie tra i Visconti e i Della Torre o Torriani.

La storia di Ottone Visconti fuggitivo è citata nel già indicato volume, in bibliografia parziale del Cap. 4 inerente le Chiese, cioè nel libro Il Campanile di Gorgonzola, 2016 (recante verso la fine una poesia in dialetto di mio padre, scritta appositamente sull’argomento dell’antico campanile); inoltre la storia del Basso Medioevo di Gorgonzola è ancor meglio approfondita nel volume, nell’altra bibliografia parziale del Cap. 5 riguardante l’Ospedale, cioè nel testo L’Ospedale Serbelloni a Gorgonzola, di Damiano Iacobone, 2009; vedere in tale secondo libro, alle pagine 18 e seguenti, il paragrafo L’età comunale – secoli XI -XIII.

 

Volume consigliato: Gerundo, il grande lago scomparso. Fabio Conti. Ediz. Meravigli 2018, 288 pagine.

 

12. Museo del gorgonzola a Gorgonzola, o civico di Gorgonzola (e circondario) a Gorgonzola?

 

image024Esistono a Gorgonzola testimonianze di un relativamente recente passato perduto, connesso alla passata industria casearia (foto insegna dell’antica Latteria ad una curva della via 4 novembre, latteria dismessa). Esistono anche edifici d’epoca più notevoli (corte dei Chiosi), comunque di una storia soltanto dal basso medioevo fino ai grandiosi monumenti del 1800, questi ancora ben vitali, es. la Chiesa prepositurale ed il campanile, ma non l’Ospedale Serbelloni, oggi un po’ abbandonato, mentre permangono alcune costruzioni dal 1457 al 1700 circa, cioè il Naviglio Martesana, la Torre Arrigoni, la Villa Serbelloni ed il Parco, il palazzo Freganeschi - Pirola, che testimoniano un passato da ricordare.

Occorre distinguere se si vuol fare soltanto un museo del formaggio, oppure di tutte le tradizioni cittadine e del circondario. Indubbiamente la spinta commerciale può essere determinante nel primo caso, visto che anche nel novarese ci stanno pensando.

Anche nel secondo caso è già stato impostato, almeno nelle intenzioni, a Gessate, paese nelle vicinanze,  un Ecomuseo della Martesana, concretizzabile forse nella sede di Villa Daccò, ma per ora esistente solo virtualmente nel Web. Anche il Comune di Gorgonzola ha appoggiato l’iniziativa il 30 giugno 2017. Tale iniziativa appare estesa a molti Comuni della Martesana.

Nel Comune di Gorgonzola tuttavia alcuni anni fa si parlava di un museo del gorgonzola e di Gorgonzola a Gorgonzola, museo permanente con l’intento di rispecchiare le tradizioni cittadine per le generazioni future, tuttavia tale museo in luogo fisso per ora resta ancora campato per aria, non ostante le lodevoli intenzioni, conferenze e mostre. E' degna di nota la mostra Via Lattea, del 2015, pure visionabile in filmato.

Il materiale da esporre in museo non mancherebbe. Cito per esempio la collezione del Sig. Giuseppe Castelli (Pepinet), disperatamente accantonata in un magazzino improprio. Non solo esiste materiale storico inerente il formaggio gorgonzola (foto sotto a sinistra), ma anche vi sono numeroso oggetti etnografici delle passate attività cittadine.

A Gorgonzola qualcuno ha persino pensato di esporre, in mostra estemporanea natalizia 2017, davanti al Municipio (foto sotto al centro), una vecchia motrice di tram A.T.M., la n° 92.

Non mi dilungherò sulla storia dei tram e metropolitana (pag. 89 e seguenti); potete anche vedere Tramvia Milano -Gorgonzola- Vaprio.

L’idea di un futuribile museo civico etnografico permanente forse potrà essere realizzata in zona Molino Vecchio (foto sotto a destra), o forse in qualche parte abbandonata dell’Ospedale Serbelloni oppure anche in alcuni locali inutilizzati di Villa Sola Busca, come il seguente progetto Astrov 2007, o ancora forse nelle cantine di Villa Sola Busca (sotto la Biblioteca civica)?

 

                          

 

Tornando ai monumenti storici all’aperto, speriamo che non tutto vada in rovina, appunto come il Molino Vecchio, ma forse ciò è insito nella natura delle cose abbandonate.

Eppure il Molino Vecchio è un bene culturale, dei quali Gorgonzola non è certamente priva.

Curioso che venga chiamato Molino (termine derivato da mola), quando l’uso attuale del termine per le macchine è mulino (ve lo dice uno che fabbricava macchine di macinazione). Il complesso del Molino, macchina idraulica + edificio quasi rudere, è sito in via Molino Vecchio 5, però per Lombardia Beni Culturali è situato alla precedente denominazione di via Alzaia Martesana 52, ed il complesso è chiamato Villa Padronale Cascina Ferrario (ex).

 

Le idee sono tante, diciamo troppe, e mancano i soldi.

Ecco un estratto di un’idea progettuale dell’Associazione Astrov, 2007, ambizioso progetto mai realizzato, “per realizzare un Museo ed area di degustazione dedicati al formaggio gorgonzola”:

 

 

 

Uscendo dal sogno museale, che proponeva di utilizzare le pertinenze rustiche della Villa Sola-Cabiati-Serbelloni-Busca (situate principalmente in corrispondenza del porticato a 7 arcate della foto sottostante, in precedenza occupato da aule scolastiche, ora inutilizzato), torno al volume di mio padre.

Egli trattò la Villa (foto pag. 120 = ponte coperto, 123 = cortile zona scuderie, 125 = Palazzo e scuderie, 126 = stemma) ed il Parco Sola-Busca (foto pag. 131 = laghetto = pag. 154, testo pag. 141), però l’Editore posizionò alcune loro foto ed il testo della Villa-Parco sparpagliati in vari capitoli, inerenti Il Naviglio della Martesana (pag. 115), l’Istruzione (pag. 127), con gli Asili, le Scuole ed il Campo sportivo (pag. 137), con il Parco, la Piscina (oggi demolita, vedere giustificazioni nel nuovo complesso Seven Infinity).

 

13. Villa e Parco Sola-Cabiati-Serbelloni-Busca.

 

   

 

Il portale immediatamente alla base della torre della Villa (o Palazzo) mette in comunicazione il cortile, al centro della foto sopra a sinistra, detto corte d’onore oppure corte “del pino”, pino che ormai non c’è più, ma c’è in mezzo alla foto un altro albero che lo ha sostituito, in comunicazione con un secondo non visibile cortile alberato. La corte “del pino” fiancheggia il naviglio Martesana (il naviglio è dietro al visibile muro grigio a destra). Tale secondo cortile alberato (ove si vede la chioma verde dell’albero a base nascosta) si trova dietro l’apparente porticato a 7 arcate, e mette in comunicazione successivamente con il moderno viale costeggiante il magnifico Parco, noto come famigerato “viale del Parco” (v. avanti il perché dell’aggettivo “famigerato”).

In mezzo al palazzone frontale si nota quel che un tempo era uno dei 2 portoni principali, recante alla sommità uno stemma dei Serbelloni del 1571, scolpito sulla chiave di volta (foto sopra a destra).

 

Mio padre sorvolò i particolari strutturali della Villa etc. (forse perché gli erano troppo noti, in quanto da bambino abitò accanto al secondo cortile, abitando il nonno in affitto in alcuni locali adiacenti a quelli abitati dal Conte Sola), particolari invece ampiamente analizzati nel libretto dello storico Marco Cavenago, libretto indicato avanti; potete vedere anche gli stessi argomenti in rete, cliccando al link Villa Serbelloni - pdf. di Marco Cavenago, 2016.

 

         

A sinistra laghetto del Parco d’inverno, verso destra al centro la torre Serbelloni e la peschiera circolare, alla sua destra uno dei 2 portali laterali semitondi del viale, ricoperto da glicine.

 

Il Parco all’inglese fu affiancato nel 1984 da un moderno e allora discusso viale, riducendo un sontuoso progetto iniziale dell’Arch. Enrico Mercatali , che prevedeva un corridoio ad arcate anche accanto alla torre del palazzo, corridoio da collegarsi ad angolo retto con il portone principale opposto a quello già citato, quello recante lo stemma Serbelloni; l’idea di tale corridoio ad arcate fu scartata; il viale costeggiante il parco fu troncato in prossimità della peschiera, ove esiste uno degli antichi ingressi principali al parco; il viale è collegato al parco da altri 2 nuovi ingressi intercalati, perpendicolari al viale, soffittati a cielo libero o con glicine, come nella terza foto soprastante, ingressi intercalati da aree di svago lungo il viale.

Nella seconda foto si vede Villa Busca con la torre e si nota appunto la pregevole peschiera circolare, che deriva l’acqua dal naviglio Martesana (peschiera che diverrà il simbolo dell’associazione Concordiola). Il viale moderno del Parco inizia a destra della peschiera, mentre il parco si estende alle spalle di chi guarda la peschiera nella foto.

Voltatevi e camminate un poco nel parco fino al laghetto. Il Parco Sola-Cabiati d’estate è un tripudio di colori, guardate sotto (fotografo Alfio Cognata). Il Parco è anche sempre più frequentato di visitatori di quanto non appaia in foto. La gestione del verde pubblico è affidata alla Azienda G.S.C.

 

Riguardo alla torre del palazzo Serbelloni, alta circa 25 m, torre che Lombardia Beni Culturali chiama torre del Barbarossa, ma in tal senso si tratterebbe di un falso storico, perché tale torre è stata elevata dai Serbelloni nel XVII secolo, forse sulle fondamenta di qualche edificio fortificato precedente; detta torre certo non esisteva ai tempi del Barbarossa e poi di re Enzo.  Personalmente non ritengo nemmeno che allora esistesse un edificio fortificato fuori dal piccolo borgo e ben staccato dall’eventuale fossato difensivo della Gorgonzola medioevale, cosa senza senso da un punto di vista difensivo, torre forse utile solo in presenza di un supposto ponte levatoio per collegamento alla contrada Poncerta, con relativi camminamenti fortificati, che però non esistono più, essendo forse stati inglobati nel palazzo a portoni Serbelloni del 1571.  Non ci sono né prove né indizi validi riguardo all’esistenza di “castelli” precedenti, esistono solo sospetti ingiustificati.

La torre in realtà credo sia nata bassa e poi rialzata come torretta di avvistamento belvedere delle proprietà dei Serbelloni - Busca.

 

Nel 1571 il ponte di Cadrigo (Cap. 11) era divenuto il nodo centrale della viabilità a sud di Gorgonzola, sostituendo completamente l’uso del probabile ponte amovibile della Poncerta demolito, a sua volta sostituito in loco dal ponte privato dei Serbelloni, ancora oggi esistente privato (ponte ligneo coperto v. Cap. 15). Del resto Iacoboni attribuisce la denominazione Cadrigo o “Quadriglio” allo spagnolo “cadricho” = quadrivio, delle 5 vie che si dipartono da piazza Garibaldi, subito giù dal ponte di Cadrigo, senza contare le 2 alzaie Martesana, che si dipartono a destra e sinistra dalla cima sud del ponte (quindi in totale sarebbero 7 vie). Si possono trascurare le 2 alzaie in quanto di fatto una conduce solo principalmente al palazzo Serbelloni, cioè alla corte del Pino, e l’altra si perdeva dopo la Valletta, perché fino a non molto tempo fa dopo la Valletta, verso Est, non c’erano nient’altro che prati verdi (ora non più). Le 5 vie principali erano verso il centro di Gorgonzola, verso Melzo, verso sud del palazzo Serbelloni (via Montenero, per l’accesso ai servizi del palazzo, ora Biblioteca Galato, e per l’accesso al Parco), verso il Molino Vecchio e probabilmente verso il Torchio Vecchio, del quale si è perso l’esistenza.

Noto per curiosità che il ponte di Cadrigo in qualche vecchia cartolina è indicato anche come ponte di Incadrigo.

 

Riguardo al complesso di “Cà Busca” esistono in rete anche i 2 video:

·         Parco Sola Cabiati - Guzzi

·         Villa Busca - Cavenago;

nonché esiste stampato il libretto: Villa Serbelloni Busca e il suo giardino a Gorgonzola – Marco Cavenago e Alberto Guzzi – Città di Gorgonzola, 63 pagine, 2018.

14. Palazzo Freganeschi Pirola.

 

In fondo a via Corridoni, alias vicolo Poncerta, affacciato al Naviglio Martesana e dominante la nuova grande piazza Della Repubblica, sorge il Palazzo Pirola, restaurato nel 2009, edificio del primo 1700, però forse in luogo di precedenti proto-“fortezze” medioevali, le cui origini si perdono in realtà nella notte dei tempi. Ora il Palazzo Pirola è sede di manifestazioni culturali ed artistiche cittadine, e dei matrimoni civili, ma in un recente passato la zona era un assembramento imprecisabile di edifici privati con svariate utilizzazioni.

All’interno del Palazzo interessanti sale a soffitti affrescati, potete vedere qualche immagini nel sito del Comune. Solo il piano terra è di proprietà comunale. Sotto la piazza parcheggio riservato ai residenti e a latere parcheggio pubblico a pagamento. Hanno collaborato al restauro della zona diversi Enti, a partire dal costruttore privato Luigi Cividini di Dalmine.

  Nella foto in primo piano l’anziano imbarcadero sul Naviglio Martesana.

 

15. Poncerta e il Naviglio Martesana. Trattoria dei Frati.

Un altro interessante palazzo storico, oltre a Villa Serbelloni e palazzo Pirola, tutti accessibili da via Corridoni, è il palazzo Monti Della Tela Riva, di proprietà privata, situato all’inizio della via Corridoni, che è chiusa dal Naviglio, essendo la via perpendicolare al Naviglio della Martesana. Il quartiere di via Corridoni è denominato contrada Poncerta (v. avanti).

 

L’importante Naviglio “piccolo” della Martesana è zona oggetto di studi anche in altre applicazioni specifiche, in Internet ed in Bibliografia generale, a cura di studiosi di altri Comuni posti lungo il corso dello stesso Naviglio, che pertanto io trascurerò un poco. Solo accenno alla complessa leggenda della contessa Martesana, che sembra abbia originato il nome del Naviglio, v. Bibliografia generale. In realtà il contado Martesana esisteva da molto prima del Naviglio, estendendosi all’attuale Brianza, mentre oggi, dicendo Martesana, ci si riferisce quasi esclusivamente alla zona dei Comuni sul Naviglio.

  A fine via Corridoni, sul Naviglio esiste ora una relativamente recente passerella pedonale poco sopraelevata, costruita nel dopoguerra, fiancheggiante l’antico ponte coperto dei Serbelloni, originale ponte, ben più alto sull’acqua, ponte che ha i fianchi di legno ed il tetto in tegole di cotto. L’antico ponte coperto è tuttora privato, serviva ai Serbelloni anche per accedere alla sponda destra del Naviglio (sponda a sinistra nella foto), ove attraccavano le imbarcazioni verso Milano, ad una piccola darsena poco oltre il ponte coperto, che rimane oggi il più antico ponte di Gorgonzola.

 

Invero verso la fine del 1500/inizio 1600 fu costruito il ponte a schiena d’asino di Villa Pompea, Cassina de’ Pecchi, frazione S. Agata, ponte al confine tra Gorgonzola e Cassina de’Pecchi, di proprietà sovracomunale, restaurato nel 1800 e tuttora utilizzato anche per auto, solo a senso unico alternato. Attenzione a non confondere questo ponte con un altro, di costruzione napoleonica, sito poco più avanti lungo il corso del naviglio Martesana, a Cassina de’Pecchi, località Colombirolo, viale Vittorio Veneto.

 

I ponti sul Naviglio oggi, per l’uso a 2 corsie automobilistiche, nel Comune di Gorgonzola sono 4:

1.       il ponte di Cadrigo (Cap. 11 e Cap. 13),

2.        il recente ponte di via Bellini (Cap. 18),

3.        il doppio ponte a raso, di cui uno recentemente dismesso, della circonvallazione ad est della città, l’altro, ora utilizzato dal grande traffico, costruito negli ultimi anni vicinissimo al precedente per sviluppare l’accesso alla Teem (Cap. 2),

4.        il ponte “di Milano” ad ovest di Gorgonzola, già accennato nel Cap. 11 come ex ponte “di S. Agata”, qui di seguito meglio considerato e noto oggi solo come ponte “di Milano”.

 

Imbarcaderi di Gorgonzola. Le imbarcazioni potevano attraccare anche in località La Valletta e proprio quasi al ponte “di Milano” (foto nel Cap. 5), costruito nel secolo XVII e rifatto verso il 1850.

Il punto di attracco era detto della “sciustra”, perché si doveva prestare anche alla sosta dei cavalli di traino, nel caso di tiraggio controcorrente. Controcorrente ci si poteva imbarcare appunto alla Valletta, oppure quasi al “ponte di Milano”. Infatti tale ponte presenta un sottopasso pedonale solo sulla sponda sinistra, sottopasso utile anche per il tiro dei barconi con i cavalli, in direzione controcorrente. La “sciustra del ponte di Milano” però poteva essere solo più verso Villa Serbelloni, nello slargo dell’Alzaia ove ora c’è la graziosa passerella fotografata nel cap. 18. Mentre i cavalli dovevano stare tutti sulla riva sinistra, forse l’attracco dei barconi avrebbe potuto essere anche sulla sponda destra, lato verso il centro del borgo, dove ora c’è il parchetto Poncerta, in relazione alla forza della corrente, meno forte appunto verso la Poncerta, dove l’ansa del fossato presenta il raggio più stretto, tuttavia non credo che i barconi attraccassero a destra, per la presenza di funghetti di pietra (v. avanti), funghetti che ora sono solo sulla riva sinistra. Ecco quindi un’ipotesi di spiegazione.

 

Oltre ai 3 motivi citati nel Cap. 11 sulle origini del semicerchio del Naviglio, un quarto importante e forse determinante motivo della forma a semicerchio del Naviglio Martesana può essere il dislivello della località la Valletta, all’ingresso del borgo, dove il naviglio scorre poco più alto della Valletta, penso per non scendere troppo di pendenza rispetto alle necessità del tracciato complessivo del corso d’acqua, giacché tutto il “castrum Romano-Longobardo” originale di Gorgonzola si troverebbe su una specie di piccolo terrapieno rialzato rispetto al sud di Gorgonzola, terrapieno in leggera pendenza verso sud e con un piccolo dislivello a salto di tutto il semicerchio in corrispondenza del Naviglio, o meglio di un precedente presunto fossato difensivo a semicerchio del borgo medioevale.

 

Lo stesso Naviglio, all’uscita dal borgo, nel senso della corrente prima del ponte “di Milano”, possiede un piccolo ostacolo frontale (“sostegno”) per la corrente dopo la curva, per quasi equilibrare i livelli tra ingresso e uscita dal borgo, e rallentare ulteriormente il corso d’acqua prima del suddetto ponte, per un possibile facile approdo ai barconi sulla sponda sinistra divenuta rettilinea.

Ciò è testimoniato dal fatto che sulla sponda sinistra rettilinea tra la “sciustra” ed il ponte “di Milano” sono ancora disseminati circa ogni 15 m diversi ancoraggi in pietra conformata a funghetto, sotto i parapetti del Naviglio, parapetti realizzati nella pietra originale a sezione quadrata.

 

Un ulteriore punto di imbarco al ponte di “Milano” sarebbe potuto avvenire, e penso avvenisse, anche dopo il ponte verso Milano sulla riva sinistra, dove si può scendere dal ponte all’imbarcadero, per accedere anche al sottopasso per il tiro dei cavalli. Fin quasi agli anni ante 1940 il Naviglio doveva essere molto trafficato di barconi, con imbarcaderi variamente distribuiti, penso perlopiù attorno al ponte “di Milano”.

 

Penso che la “sciustra” della Valletta, zona con altro possibile imbarcadero al lato sinistro del corso d’acqua, non venisse utilizzata come imbarcadero, in quanto coincidente in pratica perlopiù con l’uso di un lavatoio pubblico. Infatti alla Valletta tuttora permangono ancora diverse pietre inclinate degli antichi lavatoi pubblici, utilizzati in passato dalle genti a sud del Naviglio.

Riguardo alla posizione e tipologie degli imbarcaderi e dei lavatoi di Gorgonzola esiste parecchia confusione storica.

 

   Alla prima ansa del Naviglio, quasi sul sagrato della Chiesa prepositurale, fronteggiante la località La Valletta, esiste una piccola costruzione a portichetto, restaurata in tempi recenti, denominata erroneamente in Wikipedia imbarcadero della parrocchiale. Poteva forse essere l’imbarco di piccole imbarcazioni, ma non l’approdo di barconi. Nessun barcaiolo di buon senso avrebbe accostato all’esterno della curva, per fermarsi ove l’acqua tira maggiormente.

Il portichetto era in realtà il lavatoio del sacrestano della Chiesa Prepositurale, sacrestano che abitava nella retrostante via, lavatoio che testimonia la pietra di base inclinata circa 30° verso il Naviglio, pietra vicino alla quale ci si inginocchiava sul “brelin” di legno e ci si piegava per lavare i panni nell’acqua del Naviglio, ove adesso nessuno lava più i panni.

Verso Natale del 2018 lo stesso portichetto è stato trasformato in edicola mariana (foto del giorno dell’inaugurazione), tramite l’applicazione di 2 murali su legno calcinato, dell’artista Mario Grandi, uno riproduzione della parte centrale del dipinto della Madonna Sistina di Raffaello (famoso dipinto ora a Dresda), e l’altro con un’originalissima centrale “Madonna” lavandaia, con altre 2 figure femminili laterali. Penso che le lavandaie potrebbero simboleggiare le levatrici del Natale ed insieme la purificazione tramite l’acqua battesimale; sono pertanto un invito alla rinascita spirituale dei passanti sull’Alzaia Martesana. Sullo sfondo del dipinto c’è la torre di Casa Busca.

 

Un altro specifico lavatoio pubblico per gli abitanti della riva nord, ben più previsto allo scopo del lavaggio senza dover inginocchiarsi, tramite un apposito canale di deviazione dell’acqua, lavatoio coperto da tettoia, era presente, e talora utilizzato, fino agli anni ’50 sulla sponda destra del Naviglio, più indietro di un centinaio di metri rispetto al portichetto fotografato. Tale lavatoio pubblico era a fianco della via Serbelloni, quasi ove c’è l’Istituto Maria Immacolata; ad essere precisi era di fronte a casa mia da bambino e mi aveva incuriosito per la stranezza del canale di deviazione. Tale lavatoio è stato abolito totalmente ed oggi è sostituito da un ippocastano.

 

Natura ambientale lungo il Naviglio Martesana. Se non fosse per la limitazione di altezze di alcune passerelle, il Naviglio della Martesana sarebbe ancora navigabile con barconi, magari a basso livello, in prossimità delle asciutte di primavera ed autunno, ma oggi nessuno lo naviga più, tranne qualche canoa pirata e tranne delle speciali rumorose barche per raspare le alghe di fondo. La pesca è perlopiù vietata, le acque oggi servono in pratica solo per l’irrigazione o per vivificare l’ambiente. Sono comparsi molti anatidi ed altri uccelli acquatici, cavedani ed altri pesci, ma anche le dannose nutrie. Come malacologo amatoriale osservo la notevole presenza di veneridi di fiume (“vongole” d’acqua dolce), di ambigua classificazione e credo poco commestibili, visionabili ovunque sul fondo, lungo il corso del naviglio.

 

Poncerta. Indubbiamente via-vicolo Corridoni, in contrada Poncerta, è una delle più vecchie vie di Gorgonzola, quasi in asse alla corte dei Chiosi e forse ad essa collegata da un cunicolo sotterraneo derivato dalle propaggini di palazzo Pirola, che la leggenda popolare indica contenesse nei sotterranei una famigerata stanza delle lame, da farci morire i prigionieri. Non so se vi venisse veramente praticata tale truculenta leggenda cultural - popolare, ma le lame c’erano veramente in qualche cantina di una vecchia osteria adiacente a palazzo Pirola, osteria ora scomparsa. L’esistenza delle lame era confermata da testimoni molto attendibili di mia conoscenza.

Gorgonzola sotterranea. Nessuno comunque si è preso mai la briga di esplorare la Gorgonzola sotterranea, Poncerta – Corte Chiosi – ex convento Serviti, piazza Cagnola, ex Trattoria dei Frati.

L’inizio di un cunicolo esisteva nella cantina della scomparsa Trattoria dei Frati (che era vicina all’attuale ex Credito Bergamasco, Banco BPM, piazza Cagnola, che in passato si chiamava piazza S. Giacomo), e alcune volte a botte permangono nelle cantine sotto gli edifici prospicenti vicolo Serbelloni, edifici fronteggianti il Banco BPM, alla data 2018.

La Trattoria dei Frati non era rivolta al vicolo Serbelloni, bensì alla piazza, dopo un altro vicoletto che la separava, dopo altri locali, dall’attuale Banco BPM. Il vicoletto era chiuso da 2 piccoli cortili interni. Oggi detti locali ed il vicoletto non esistono più (sostituiti grossomodo dal negozio Monti elettrodomestici), ma ivi fin verso gli anni ’50 c’era pure la posta. La Trattoria divenne dapprima offelleria, che poi fu sostituita da alcuni attuali negozi, come posizione, ma in rinnovate costruzioni.

Riguardo alla scomparsa Trattoria dei Frati potete anche fantasticare che si tratti proprio dell’osteria di manzoniana memoria. Renzo venendo dall’antico ponte di Cadrigo, arrivato in piazza Cagnola, prima di girare verso Bergamo e continuare a percorrere l’attuale via Serbelloni, non poteva che fermarsi all’unica osteria ivi esistente, appunto la Trattoria dei Frati, ove pare si fermasse pure il Manzoni, prima di girare verso Bergamo, precisamente per poi fermarsi a Gessate, o provenendo da, o anche andando a, Pozzuolo Martesana, luoghi ove si tramanda che  il Manzoni avesse interessi personali.

  Nelle foto a lato (dove compaiono pure mia madre, figlia dell’oste raffigurato, Emilio Motta, con mia nonna) il vicolo Serbelloni è all’estrema destra, il palazzo antecedente il Banco BPM è al centro, il vicoletto conducente ai 2 cortili interni è centrato alla sua sinistra, l’insegna dell’offelleria posta all’estrema sinistra corrisponde alla Trattoria dei Frati, mentre l’ufficio postale credo che si trovasse poi tra il vicoletto e l’offelleria, in quanto una finestra del locale intermedio è stata successivamente sostituita da un portone, visibile in un’altra foto successiva nel tempo, qui non riportata.

Comunque tutto è stato abbattuto negli ultimi anni per far posto all’edificio del Banco BPM, che però nel 2019 si sposterà nell’Agenzia del Banco di Lodi, situata in via Serbelloni, che inizia a destra della foto suddetta. Chissa come verrà utilizzato in futuro il palazzo dell’attuale Banco BPM, che sorge forse sulle fondamenta di quel che era nel 1600 il convento dei Frati Serviti, o quanto meno la zona dello stesso convento abbandonato.

 

16. Sagra del gorgonzola di Gorgonzola, o meglio a Gorgonzola.

Non mi riferisco alle numerose omonime sagre piemontesi dello stesso formaggio, bensì a quelle locali della città di Gorgonzola, ove la produzione dell’omonimo formaggio ha però ceduto il passo alle aziende produttrici per lo più del novarese.

 Ricopio il testo della Pro Loco:

La Sagra Nazionale del Gorgonzola nasce come manifestazione nel 1999, grazie ad una proposta della Pro Loco cittadina che, intuendone la validità, ne promosse la realizzazione. Scopo principale di Luciana Raggi, allora Presidente della Pro Loco, e dei suoi collaboratori, era quello di valorizzare il nome della città, la sua cultura e le tradizioni che la contraddistinguono, collegandole all’omonimo formaggio conosciuto a livello mondiale e prodotto nelle umide distese pianeggianti del nord Italia. Si sarebbe riusciti così a ridare importanza e valore ad antiche tradizioni del paese, ormai da troppo tempo dimenticate o ricordate solo dai cittadini più anziani: tutto questo non per colpa di qualcuno, ma per i notevoli cambiamenti che, nel tempo, hanno caratterizzato la vita di Gorgonzola.

La cittadina, infatti, negli ultimi quarant’anni ha subìto un notevole incremento demografico, dovuto a numerose motivazioni: dalle tante immigrazioni di persone provenienti da tutta Italia che hanno scelto Gorgonzola, paese limitrofo a Milano, luogo per vivere e per essere vicino a proprio ambiente di lavoro o di studio, più recenti immigrazioni straniere e a quelle di numerosi milanesi che preferiscono uscire dalla frenesia della città, scegliendo di vivere come pendolari in ambiente più tranquillo e sereno. Tutti questi fattori hanno condizionato la crescita e la continuità della cultura locale, che ha dovuto fare i conti con nuove usanze e diversi costumi che sono divenuti caratteristici del popolo gorgonzolese. Non poteva esserci soluzione migliore, quindi, che pensare, progettare e realizzare una Sagra che potesse parlare solo di Gorgonzola, della storia di questa città e dell’omonimo formaggio, per permettere a tanta gente diversa di identificarsi in un elemento: la propria città.

L’evento, nato quasi come scommessa ed inizialmente senza pretese, si tiene nella nostra città ogni terzo weekend del mese di settembre.”

_ _   Video della XIX^ edizione

Nel settembre 2018 siamo arrivati alla XX^ edizione della Sagra Nazionale del Gorgonzola, con enorme partecipazione di persone, forse più di 100.000.

In tale Sagra Nazionale promossa dalla Pro Loco cittadina, il formaggio gorgonzola abbondantemente venduto in città perlopiù si denominava spesso con il marchio Argenziola, ma era prodotto in quel della zona di Novara, rigorosamente gorgonzola DOP.  

 

Sapori d’Italia. Nel 2018 non si è tenuta la solitamente primaverile altra sagra dei Sapori d’Italia, rassegna enogastronomica, la cui XI edizione fu del maggio 2017, sempre curata dalla Pro Loco.Locandine 2009 (III), 2012 (VI), 2014 (VIII), 2017 (XI):

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Alberghi. A Gorgonzola esistono diversi ristoranti ed alloggi, per non far torto a nessuno non li nomino (li potete trovare facilmente in Internet), mentre ricordo che esistevano delle antiche locande scomparse, oltre alla Trattoria dei Frati, cliccare sul collegamento ipertestuale.

17. Santa Caterina (di Alessandria d’Egitto), ed altre ricorrenze.

 

Non esiste alcun legame tra Gorgonzola ed Alessandria d’Egitto, tranne che nel 1785 venne scelto il 25 novembre come data della prima fiera locale, promossa dai Serbelloni, fiera allora estendibile anche solo al 26 novembre, oggi solitamente estesa per una settimana. L’autunno era anche l’epoca delle vacche “stracche”, per lo “stracchino” di Gorgonzola.

Penso che il 25 novembre non venne scelto a caso, perché forse in tale data preesisteva la fiera di S. Erasmo, che si svolgeva ai confini tra Gorgonzola, Melzo e Pozzuolo. Ho scritto forse perché mi pare che esistano almeno 3 S. Erasmo, che si ricorrono in date diverse. A Melzo esiste ancora un’edicola dedicata a S. Erasmo, santo che tuttavia oggi è dimenticato, perlomeno a Gorgonzola. Chiedo scusa, ma non ho trovato altre informazioni su quale S. Erasmo e data corrispondente. Oggi Melzo contempla principalmente (alla 400° edizione) la fiera delle Palme, la domenica prima della S. Pasqua, mentre ha per patrono S. Alessandro, celebrato il 26 agosto. Succede a Melzo una situazione popolare analoga a quella di Gorgonzola, che ha per patroni i SS. Protasio e Gervasio.

Riguardo alla ricorrenza della festa patronale, esistono una quarantina di Comuni aventi per patroni i martiri SS. Gervasio e Protasio, festeggiati perlopiù il 19 giugno, ma a Gorgonzola tale data non è molto sentita. Infatti i 2 patroni di Gorgonzola a furor di popolo sono stati offuscati da Santa Caterina, intesa maggiormente come fiera commerciale in prossimità del 25 novembre, siccome S. Caterina non è la patrona canonica di Gorgonzola, ma in pratica è considerata come una sua patrona adottiva, da un punto di vista fieristico.

La storica fiera principale di Gorgonzola, intesa in passato alle sue origini come mercato del bestiame, grano, lino, latticini e dolciumi, credo che resterà sempre la fiera di S. Caterina, che cade annualmente nella settimana del 25 novembre, giorno della Santa di Alessandria d’Egitto.

Nel 2018 tale fiera è giunta alla 234° edizione annuale, con svariate manifestazioni e mostre estemporanee, coordinate dall’Ente Fiera di Gorgonzola, ogni anno con mutevoli sorprese.   

La tradizione della vendita dei maiali e degli animali agricoli è andata persa nel tempo, mentre in fiera non mancano polenta e gorgonzola gratis in piazza (a cura Pro Loco), molte botteghe artigianali ambulanti e bancarelle di specialità alimentari, in particolare il torrone cremonese.

 

Dicendo Gorgonzola non si allude sempre solo al formaggio; esistono altri alimenti caratteristici, ad es. esistono stagionali i tortelli carnevaleschi, e d’autunno il dolce tradizionalmente casalingo dell’est-milanese, cioè la “paciarella”, torta ricca a base di cacao, uvette, pinoli, cedro, pane angeli, amaretti e pan grattato (etc., per la precisione esiste la “paciarella DeCo”, tipica del Comune di Gessate); tale dolce a Gorgonzola sarebbe caratteristico della prima domenica di ottobre, quando ricorre la festività della Madonna del Rosario, tuttavia il consumo della “paciarella” può protrarsi fino ai primi freddi, appunto fino alla fiera di S. Caterina, del 25 novembre. Lo stesso dolce invero è nato sicuramente povero, cioè per utilizzare alimenti di recupero, a partire dal pane (la “michetta” magari rafferma) ed il latte in eccesso, tant’è che la paciarella era chiamata localmente “micaelatt”, o talora impropriamente torta di Michelaccio.

Come esempio della fiera potete vedere il pdf. della 229° edizione, del 2013.

Visitare inoltre il sito Cosa fare in zona, che presenta 5 links, alle edizioni di S. Caterina 2011,2012,2013,2014,2015. 

Per edizioni antecedenti il 1990 esiste in rete l’interessante video bianco e nero di Zagato: S. Caterina.

 

Prima domenica di ogni mese, escluso gennaio e agosto, mercatino artigianale per le vie del centro cittadino di Gorgonzola.

 

Ogni sabato mattina, mercato delle cose usate, a cura dell’Associazione Mani Tese, a fianco dell’Alzaia nord-ovest del naviglio Martesana (via Lazzaretto).

 

Carnevale.

Si consumano tradizionalmente dei tortelli dolci, fritti in casa con dentro un pezzetto di mela.

Occorre riconoscere che le sfilate annuali di carri carnevaleschi (notevoli fino agli anni’90 e soprattutto fantasmagoriche negli anni ’80, come ricordate nel volume in Bibliografia), oggi sono pressoché scomparse a Gorgonzola; non si festeggia più il Carnevale di una volta, nel Web restano solo qualche foto e video amatoriali degli anni più recenti:

·         Carnevale 1991

·         Carnevale 1992

·         Carnevale 1996

Bibliografia: I carnevali di Gorgonzola – Luigi Zerbi – stampa Coop. Paolo VI (Radar) – presentazione 1 marzo 2019 – pagine 143.

Mercato settimanale del lunedì mattina (pag. 82 del libro di mio padre).

Il mercato non fu sempre come ora in via Kennedy (e sabato mattina in via Mattei), bensì circa fin dal 1600 unicamente in via Cesare Battisti (alla destra del portico nella foto seguente).

Negli anni ’60 il mercato era stato incentrato attorno a piazza S. Pietro verso nord, ma successivamente, dopo il 1990, il mercato del lunedì fu spostato per tutta la via Kennedy.

 

Dopo il 1926 il mercato in via Cesare Battisti affiancava l’allor costruito bel Municipio, in vicinanza del quale esiste ancora oggi una casa con un’antica colonnina incorporata a formare un piccolo portichetto recintato. La colonnina potrebbe essere molto antecedente al 1600 ed il portichetto testimoniare il centro delle contrattazioni, o un’esattoria pubblica. Molto fantasticando, si potrebbe addirittura pensare che la colonnina sia l'ultimo residuo del tempio Romano alla dea Concordia, o tribunale del IV secolo ipotizzato dallo Iacoboni (Cap. 11).

Prima del 1926 c’era invece di fronte un vero e proprio grande portico del mercato coperto dal 1600 (foto sotto a sinistra), nel medesimo posto dello stesso edificio municipale, costruito nel 1926 in sostituzione del portico. Quindi tale portico venne integralmente demolito, mentre il Municipio nel frattempo era in piazza Cagnola (foto sotto a destra).  

Le modeste dimensioni del Municipio di piazza Cagnola danno un’idea della popolazione del paese all’inizio del XX secolo, circa 5000 abitanti (Cap. 3).

                   

 

18. Opere pubbliche comunali degli ultimi 28 anni, oltre all’ampliamento della sede Municipio, del Cimitero (etc. già trattati).

Il nuovo (già citato) Centro sportivo polifunzionale Seven Infinity, in un’area di 12.000 mq., si trova in corrispondenza del nuovo ponte strallato di via Bellini, una delle diverse opere stradali migliorative della viabilità ad Est di Gorgonzola (foto sotto a sinistra).

                 

 

Segnalo anche la costruzione di diverse passerelle pedonali sul naviglio, delle quali la più graziosa, a ponte mobile, è quella (foto sopra a destra) che collega l’ansa sud-ovest con il recente parchetto di via Corridoni, antico quartiere Poncerta. Il parchetto Poncerta, denominato Ansa del Naviglio, si trova a sinistra della foto (vedere anche piantina al Cap. 11), mentre sullo sfondo si intravede il Palazzo della Villa con la torre Serbelloni Busca.

Non starò qui a dettagliare tutte le strade e piazze rinnovate, una per tutte cito il recente rifacimento a “bulugnit” maggiorati, con numerosi paracarri di mogano, di piazza Italia, per un nuovo arredo urbano. Piazza Italia ha subito nel tempo diversi restauri. Ecco una versione del 2015 (a sinistra) e dell’inizio 2018 (a destra):

 

Una volta il tram fermava proprio in piazza Italia, a centro paese. Quando negli anni ’70 fu inaugurata la metropolitana decentrata, le rotaie del tram furono asportate, ma restò il marciapiede centrale e la piazza fu adibita a parcheggio automobili. C’era persino un distributore di benzina a lato della piazza, ove poi verrà una fontana ed oggi un’aiuola. Via Italia, costeggiante l’omonima piazza, era asfaltata tutta diritta e costeggiata dal suddetto marciapiede divisorio, che era circa ove vedete i vasi della foto a sinistra. Nell’anno 2008 via Italia fu trasformata a “chicane”, furono piantati degli alberi di bagolaro, messa una fontana in piazza Italia e fatta ovunque una pavimentazione a “bulugnit”, cioè a cubetti di porfido rossastro, o “bolognini”, perché caratteristici del selciato di Bologna.

I “bulugnit” piacevano, perché furono messi persino davanti al Municipio del 1926, dove una volta c’era una pavimentazione policroma in ciottoli di fiume, con decorazioni belle ma usurate. I “bulugnit” furono messi successivamente anche per un tratto della via Serbelloni (tratto indi asfaltato nel 2018), tuttavia i “bulugnit” a blocchi piccoli non sono adatti al traffico automobilistico, per cui nel 2017 si è provveduto ad un rifacimento totale di via Italia, a cubetti maggiorati ed integrati da corsie in listelli di pietra sonora, come nella foto a destra.

Il Comune ha voluto privilegiare gli aspetti ambientalistici del territorio, costruendo a fianco del Naviglio Martesana una pista ciclabile, lungo la via Milano, e ce n’è un’altra in progetto tra Gorgonzola e Melzo, finanziata dalla TEEM, pista ciclabile che sarà accessibile a inizio 2019.

Riguardo agli aspetti culturali noto la ristrutturazione delle scuderie di Villa Busca, ove ora ha sede la Biblioteca Franco Galato, assai attiva, con il soprastante Auditorium di via Montenero.

Sarebbero disponibili pure le cantine di Villa Busca, finora utilizzate per mostre estemporanee saltuarie, cantine magari in futuro utili per un museo permanente?

 

Gorgonzola ospita da una dozzina d’anni anche una caserma dei Vigili del Fuoco (Distaccamento provinciale di Milano), e ciò contribuisce a rendere la città sicura sotto tutti gli aspetti.

Pur essendo e trattando argomenti antecedenti al 1990, leggere:

·         Arredo Urbano e Architettura Pubblica in Gorgonzola 1975 1985, pubblicazione Amministrazione Comunale 1985, 111 pagine.

·         Obbiettivo Efficienza, pubblicazione Amministrazione Comunale 1988, 93 pagine.

19. Opere private negli ultimi 28 anni.

 

Gli ultimi 28 anni hanno visto fiorire un numero imprecisabile di agenzie immobiliari, a fronte di uno sviluppo dell’edilizia privata.

Le nuove opere di edilizia privata sono tante ed ovviamente non posso enumerarle tutte.

In centro storico è stato significativo sostituire il quartiere ex stabilimento caseificio Devizzi, via Marconi, con la già indicata nuova zona residenziale di via Arcivescovo Cazzaniga.

In piazza Cagnola, la zona dello storico palazzo Manzoli,  con ex filanda, è stata completamente rimodernata; presenta un collegamento interno ai parcheggi e pedonale a piazza della Repubblica, ove sorgono il palazzo Pirola ed altri nuovi edifici residenziali e commerciali privati.

2 foto del Pal. Manzoli prima e dopo il rimodernamento:

            

Molte ex zone industriali periferiche (es. Villaggio Bezzi) sono state frazionate per piccole industrie e servizi (es. isola ecologica comunale).

Altre zone industriali (es. area ex Astori e De Lucchi) hanno ceduto il posto, nell’esempio ad uffici, albergo Senator, ristorante Milano 37, grande stabilimento Esselte (materiali per cancelleria), magazzino di logistica farmaceutica, e ad altre Ditte…

 

Che fine hanno fatto le industrie storiche di Gorgonzola, Bezzi (motori elettrici), Romeo Porta (cavi elettrici), Astori (prefabbricati edilizia), Telettra (telecomunicazioni), De Lucchi (zincheria), Cavalleri Mattavelli (off. meccanica), Fama (calze da donna), Bona (macchine ufficio, poi stabilimento Kenya), Piazza (distillerie), Sala (salumificio)?

Erano tutte ditte di buona qualità, ma purtroppo molte delle ditte citate hanno chiuso ed altre si sono trasferite fuori Gorgonzola; comunque tutte quelle citate non esistono più a Gorgonzola.

Ciò non significa che a Gorgonzola manchino oggi delle industrie moderne, anzi c’è una continua rivoluzione con nuove industrie settoriali, sia pure perlopiù a livello artigianale, o di piccola industria, ditte tuttavia estremamente specializzate nei loro settori di attività (*).

Un discorso analogo potrebbe riguardare al contrario il commercio, nel passaggio dalle singole botteghe del centro ai grandi supermercati, soprattutto nella periferia della città, tutto ciò in relazione ai mutamenti dei costumi sociali, in una situazione di mercato massificato dalla grande distribuzione. I commerci del centro hanno subito negli anni alterne vicende.

Notare che la ex strada statale SS11 (via Italia) ed il tram passavano non moltissimo tempo fa dal centro, forse con l’intento di mantenervi floridi i commerci delle botteghe, commerci ora indubbiamente ridotti soprattutto dall’esistenza dei supermercati periferici.

Potete leggere una commemorazione del commercio di centro paese nel volumetto:

I Cinquant’anni della Cooperativa Lavoratori Cristiani, 1947-1997 – Elena Buratti, grafica e stampa Coop. Paolo VI, 1997, 78 pagine.

Invero tali argomenti non sono trascurati a livello pubblico, speriamo non solo a parole, o a livello di studi sociali. Gli studi coinvolgono pure il commercio e la popolazione.

Attenzione a non sostenere solo l’attività terziaria, abbandonando l’agricoltura e l’industria cittadina ad un triste destino di archivio storico, o ridurre la città in una città dormitorio.

 

(*) Ad es. un cenno merita il ricamificio Brambilla, oggi ridotto in organico, ma un tempo ricco di personale; il ricamificio ha prodotto “paillettes” ed abiti di lusso a livello mondiale, apprezzati persino dalle passate stars di Hollywood e dalle principesse attuali.

Altri cenni per es. di attività non comuni, l’azienda per campi da bocce Colleoni bocce, l’azienda farmaceutica Nova Argentia Spa., oppure un comparto per il colosso mondiale per l’industria aerospaziale Thales Alenia Space Italia Spa.

20. Popolazione.

 

La socialità dei giovani si è forse ridotta in comunicazioni spirituali di gruppo, forse per la strumentalizzazione dei “social Web”, che hanno in parte sostituito le comunicazioni dirette, dopo l’avvento di Internet. Fortunatamente però si rinnovano molteplici associazioni culturali e/o sportive, entro le quali i giovani hanno occasione di incontrarsi e, volendo, comunicare di persona.

A Gorgonzola ho l’impressione che i giovani stiano trasferendo le loro speranze molto all’infuori dell’ambito oratoriano, che una volta era la principale condizione di socializzazione diretta.

Gorgonzola negli anni ’90 poteva essere considerata un paese ultrareligioso (oltre il 50% praticante), per taluni bigotto, ma ora solo circa il 20% della popolazione va in Chiesa.

 

Non voglio fare un’analisi demografica, ma, riguardo alle vite famigliari, osservo che i matrimoni civili sono quasi il 50% del totale, rispetto a quelli religiosi, e le coppie sessuali di fatto conviventi senza nozze a Gorgonzola sono quasi la norma. A ciò si aggiunga uno sperabilmente modesto numero di unioni di fatto tra coppie dello stesso sesso, anche senza effettuare unioni civili.

Le unioni civili a Gorgonzola tra coppie dello stesso sesso sono iniziate nel luglio 2015, tramite l’istituzione del Registro unioni civili, però sono state celebrate le prime “nozze gay” a partire dall’inizio 2017, in coincidenza con l’approvazione della legge Cirinnà.

A livello sociale Gorgonzola nel 2018 continua l’insolita esperienza delle 5 famiglie che vivono nella Comunità di Cascina Pagnana dal 2007.

La Caritas parrocchiale assiste circa ben 180 famiglie bisognose.

Nel 2016 il Comune ospitava 55 migranti, tuttavia la popolazione degli stranieri residenti era 2315, sul totale di 20412 abitanti.

21. Scuole.

 

Ho lasciato per ultimo un cenno a ciò che invece è l’inizio del futuro.

Per una panoramica di tutte le scuole della città rimando al sito di Comuni Italiani. Più specificatamente, soltanto per le Scuole superiori, abbiamo nel 2018 a Gorgonzola:

 

·         Istituto Tecnico Industriale statale ITI G. Marconi, Liceo scientifico tecnologico

·         Istituto istruzione superiore statale Argentia, per vari diplomi settore tecnologico oppure economico, agrario, gestione ambientale, edile

·         Istituto privato paritario Sant’Agostino, Liceo linguistico, Liceo scientifico a indirizzo sportivo

·         Istituto privato paritario Maria Immacolata, IMI, Liceo delle scienze umane, Liceo scientifico opzione scienze applicate.

Esiste a Gorgonzola anche un’Accademia Formativa della Martesana, rivolta soprattutto alla preparazione spicciola di tecnici, anche con corsi serali.

Non mancano diversi Asili nido, comunali (Peter Pan, Cascinello Bianchi) e privati (nido di Elena, nido Sull’albero, La magica magnolia della Scatola magica, La tribù dei pargoletti, ).

Libro commemorativo consigliato:

IMI 125. Immagini di una storia. Istituto Maria Immacolata Gorgonzola, 2014, 167 pagine. Ben fatto, sia il libro che l’Istituto.

22. Altri video (oltre a quelli indicati nei singoli capitoli precedenti).

 

Non metto links alle innumerevoli ricette di cucina sul formaggio gorgonzola, famoso in tutto il mondo, però se interessa come si fa:

 

·         Preparazione del gorgonzola

·         Produzione e presentazione

·         Storia del formaggio in portoghese , intervista di una rete brasiliana a Bruno Giussani e Donatella Lavelli.

·         Divertitevi con una canzonetta inglese di Leslie Sarony.

Cercando in Internet potete trovare diversi links alle cartoline e foto storiche del Paese, raccolte in video da amatori:

·         Cartoline Pro Loco ,

·         Fotografie cittadine

·         Amarcord Lorenzo Rosa

·         Old Gorgonzola

·         Vedute a colori

·         Collage fotografie IPG

·         Un interessante percorso motociclistico Walkaround Gorgonzola

Alcuni altri filmati di Francesco Zagato, intrisi di nostalgia ed in ottimo bianco & nero:

·         Intervallo Zagato 1980

·         Intervallo Zagato 1978

·         Intervallo Zagato 1976

·         Squadre

23. Bibliografia generale (cartacea, oltre a quelle parziali nei singoli capitoli, colà indicate sempre in blu).

 

Volumi ed opuscoli apparsi dopo il 1990:

 

1.       Gorgonzola. Tre secoli della nostra storia. Giorgio Perego – Ediz. Comune di Gorgonzola, 2002, 167 pagine.

2.       Gorgonzola Anni Trenta. Società e amministrazione pubblica al tempo dei podestà – Giorgio e Serena Perego – Ediz. Città di Gorgonzola, 2013, 100 pagine.

3.       L’Oratorio San Luigi di Gorgonzola, 1909 – 2009 – grafica e stampa Coop. Paolo VI, 2009, 170 pagine.

4.       Gorgonzola e il suo naviglio. Giancarlo Mele. Meravigli edizioni, 2016, 80 pagine

5.       Ville di delizia e dimore storiche in Martesana – Enzo Motta – Ecomuseo Martesana (Gessate), 2017, 192 pagine

6.       Guida al Naviglio Piccolo del Martesana – Edo Bricchetti – Associazione Gorla Domani – Editrice Directa Srl. 1998, 157 pagine

7.       La leggenda del Naviglio della Martesana – Giorgio e Serena Perego – Bellavite editore 2016, 88 pagine

8.       Carta dei Servizi alla persona – Centro Studi Alspes – Ediz. Città di Gorgonzola, 126 pagine

9.       Statuto comunale – Tip. Levati, 55 pagine.

 

Inoltre sono state pubblicate, anno per anno, diverse guide civiche, a scopo perlopiù commerciale, guide che purtroppo scopiazzano un poco, ma presentano informazioni e planimetrie, utili nel tempo delle loro pubblicazioni:

1.       Diverse? edizioni del periodico socio-economico Vivicittà – 1993, e seguenti?

2.       Almeno 2 edizioni del libretto Gorgonzola, guida alle risorse della città – Coop. Paolo VI – 1996/97, 1999/2000.

3.       Guida unica Eridania Editrice, n°8 (2001), n° 43 (2002-2003), n° 74 (2004-2005)

4.       La Guida 2004 editore Riva Davide

5.       Conoscere Gorgonzola, PCF Editoriale 2007, 48 pagine

6.       Pronto Comune, elenco telefonico comunale 2010, anche pdf., inoltre altra edizione 2011 - 95 pagine

7.       Gorgonzola il nostro Comune, con el. telefonico, edizioni Lombarde 2013, 112 pagine

Non elenco anche i numerosi volantini in occasione delle successive Fiere di S. Caterina e Sagre alimentari, o manifestazioni specifiche, inoltre i depliants commemorativi o di buon augurio per i nuovi Sacerdoti che si sono succeduti ed i vari Notiziari parrocchiali settimanali.

Ricordo numerose edizioni del giornale “Il Comune”, periodico cartaceo che fu pubblicato mensile circa fino al 2008, poi saltuario fino al 2012, indi sospeso; tuttavia alcuni numeri de “Il Comune” sono visionabili riprodotti in pdf., cliccando al sito comunale e scegliendoli dall’elenco a tendina colà presente.

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matta.a@tiscali.it - Prima release novembre 2018 – pubblicazione modificata gennaio 2019 – aggiornamento febbraio 2019 etc.

Flavio Mattavelli

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