Ing. Flavio Mattavelli
Questione
su Marginella (kl.?) pseudoglabella lellae (E), M. glabella atalanta
(N), M. irrorata pseudoirrorata (T).
Oltre a Marginella
(kl.?) visayae pseudovisayae (Y) e ad alcune M. glabella puntinate “strong”(U), nel M. glabella &
irrorata Complex la terna dei morfi E,
N, T, vista a puntinature “ghepardiche”
quasi retinate “strong”,
mi pone una questione sulla loro identità specifica, per la quale esistono più
soluzioni alternative, con un’unica verità incerta.
Nel testo dell’articolo viene usata
una mia simbologia sintetica a sigle
per indicare singoli tipi morfologici (morfi)
di univoche varietà tipiche delle specie/klepton del suddetto Complex.
Oppure a volte i morfi sono anche
indicati solo tra virgolette “specifiche”,
al posto della scrittura scientifica completa, trinomiale completa usata nel
titolo, intendendo i morfi di specie/klepton senza
necessariamente attribuire a loro un’identità biologica con precisa
assegnazione del morfo, laddove tale identità sia solo approssimativa, cioè a
livello tassonomico senza stabilire se tale morfo sia proprio una “specie”, o in alternativa si tratti solo
di una varietà sotto specifica, magari di una specie o di un klepton ignoto.
Indicando “specie” indico talora anche la possibile
confusione tra “specie/klepton”,
mentre alla base del presente articolo s’intenda valida la fondamentale differenza tra specie
biologica (concetto riproduttivo) e varietà
morfologica di specie (concetto puramente morfologico conchigliare),
senza entrare troppo nel merito se la riproduzione dei molluschi avvenga per
specie oppure per klepton.
Ricordo che per i morfi tipici di “pseudoglabella”, “glabella”
e “irrorata” avevo introdotto rispettivamente i simboli L, G e I.
Per la mia simbologia
completa vedere Riassunto in calce a http://www.pseudospecie.it/sebastiani.htm , nonché Riepilogo in calce a http://www.pseudospecie.it/salto.htm
e Allegato riassuntivo in calce a http://www.pseudospecie.it/revisione.htm
.
Per il simbolo U vedere
immagine nel paragrafo Ipotesi probabili del capitolo Introduzione.
Per il simbolo C vedere
immagine in Soluzione 2) del capitolo Tripla questione biologica, in 3
Soluzioni ipotetiche.
Riassunto.
Esistono nel Complex
citato diverse forme a livrea conchigliare puntinata
“ghepardica strong” (cioè evidente), tra le quali
ho scelto di indagare quelle simboleggiate E,
N, T, che vedrete raffigurate subito nel seguito.
Tali forme verranno confrontate ad
altri simili morfi fotografati, principalmente
U, C, V e Y, nonché in generale G, I e talora L. Tuttavia normalmente C e
V, nonché G, I e L non sono puntinati “ghepardici
strong”.
Lo scopo dell’articolo è classificare
E, N, T come probabili varietà di alcune già note specie, rispettivamente L, G,
I (Soluzione 1), ipotesi ritenuta in
partenza valida, oppure valutare se i morfi E, N, T possano essi stessi venir
considerati “splitterati” in 3 nuove specie, in senso
biologico (Soluzione 2), possibile
ma improbabile. In ulteriore alternativa “lumper” (Soluzione 3) potrebbe anche esistere
un’unica super specie G, ma è un’ipotesi che verrà scartata da conchigliologo.
Su base solo morfologica è
impossibile essere certi delle soluzioni proposte, che però vengono analizzate
in modo obbiettivo, tramite successivi confronti, limitati tra un numero
ristretto di morfi.
Così le possibili unificazioni tra E,
N e C, U vengono inizialmente accennate, ma poi trascurate per confrontare più
a fondo E, N con V e Y, sempre nell’ottica biologica rivolta alle specie G, L,
dando per scontato che T sia una varietà della specie I.
Marginella
(kl.?)
pseudoglabella Mattavelli, 2018, varietà lellae Mattavelli,
2018, esemplare 52,2 mm, Gorée Bay, Senegal, simbolo
E.
Marginella glabella (Linneo, 1758), varietà atalanta Mattavelli, 2021, esemplare
34,1 mm, West Sahara, simbolo N.
Marginella irrorata Menke, 1828, varietà pseudoirrorata Mattavelli, 2017, Dakhla, West Sahara, esemplare 22,6 mm, simbolo T.
Introduzione.
La cosa più appariscente nelle 3 sopra citate forme E, N, T è la
comune presenza di una livrea conchigliare “ghepardica” tutta
puntinata uniformemente, cioè quasi retinata,
in modo evidente (”strong”), anche se ciò non basta per
unificare una o più specie biologiche, siccome è possibile diversificare i loro
morfi in diverse varietà tipiche, ognuna con caratteristiche tipicamente
diverse dalle altre varietà.
Notare che per “ghepardico” ho inteso
l’inverso della natura del termine, cioè ho inteso punti chiari su sfondo scuro
delle conchiglie, anziché punti scuri su fondo chiaro della livrea del
ghepardo.
Per iniziare, apparentemente semplificando, ho trascurato alcuni
riferimenti a Marginella
(kl.?) visayae Mattavelli, 2021 (simbolo V), in
particolare nella varietà “pseudovisayae” (simbolo
Y), perché tale supponibile forse
klepton G X I è già analizzato a parte, nel mio sito Web ed anche già proposto in cartaceo, come
specie/klepton descritta sulla rivista
MMM = Malacologia Mostra Mondiale di Cupra Marittima, n°113, quindi
specie già supposta nota ai malacologi, mentre i simboli E, N, T non sono
praticamente descritti in cartaceo e sono ignoti ai più.
Nella Conclusione del presente
articolo però riprenderò “pseudovisayae”(Y), che ha un ruolo certamente importante
nelle forme specifiche “strong” morfologicamente miste tra G & I, e pure
occorre confrontare Y con L, anche se per Y oppure per L non si tratterebbe di
veri ibridi ibridogenici, cioè di klepton,
ad ipotesi Y essere kl. tra
G X I, oppure essere Y o L il risultato di altri klepton
possibili…(sarebbe interessante verificare un ipotetico kl.
Y X L, tuttavia ritengo che V, Y & L siano assai probabilmente, quasi
certamente, diciamo al 99%, vere specie, ma con Y varietà sottospecifica di V).
Un’altra cosa comune a tutte queste conchiglie puntinate “strong”
è per lo più la provenienza dal West
Sahara, ma per la prima immagine di cui sopra (simbolo E) ho qualche dubbio, non tanto della diversa origine, quanto
della sua identificazione. Osservo che il morfo E, che è di dimensioni più
elevate degli altri qui considerati, quindi inteso come varietà di L (la
“specie” più grande e più rara del gruppo similare), il morfo E mi pare anche
il più raro, almeno nel mercato conchigliare. Però E
potrebbe essere un caso eccezionale, al
punto da poter essere inteso da ricollegare con le più piccole N in un’unica
varietà della specie G, oppure formare E + N due varietà di una nuova specie “lellae”.
Vedere avanti la variante della Soluzione 2), ritenibile molto probabile
biologicamente, in alternativa alla Soluzione 1). Inoltre è possibile anche
un’ulteriore variante [*].
Annovererei T tra i morfi del Complex
più piccoli di dimensioni; quasi sicuramente T è una varietà poco comune della
specie I.
La “rarità” dei molluschi è relativa alle località di vita e può
non corrispondere alla “rarità” conchigliare di
mercato. Il discorso “rarità” conchigliare verrà
ripreso nella Conclusione, comunque T & I mi paiono meno comuni delle
comuni varietà di G, che direi è una specie comunissima in generale, ma G
diviene talora poco comune, ad esempio per i morfi N, che ritengo di
particolare rarità, pari a T.
N & T mi paiono più rare delle varie I, che ritengo
relativamente abbastanza comuni, ma sempre meno comuni di G in generale.
Dal punto di vista morfologico indubbiamente la dimensione di “irrorata pseudoirrorata”
(T) ne favorisce la separazione specifica dalle altre 2 forme qui sopra
raffigurate, mentre tra “pseudoglabella lellae”(E) e “glabella atalanta”(N) l’assimilazione tra loro 2 è più
facile, ma ambigua sia morfologicamente che biologicamente, pur essendo
separabili morfologicamente entrambe con relativa facilità da “irrorata pseudoirrorata”(T).
Trascurando inizialmente V si trascura principalmente lo studio
delle conchiglie intermedie morfologicamente tra G a I, vediamo se sia
possibile trascurare inizialmente altre conchiglie intermedie restando
nell’ambito di G, o tuttalpiù non considerare altri morfi simili, intermedi tra
G & L. Quindi dovremmo considerare anche i morfi U & C, ai quali
inizialmente accennerò, ma poi trascurerò per semplicità, per concentrare lo
studio soltanto su E, N, T, sulla strada già accennata di trascurare solo
all’inizio V. Invero lo studio comprendente U & C è assai complesso, come
si vedrà poi anche alla Soluzione 2), anche ignorando V.
Comunque, restando nei morfi “ghepardici”
intermedi tra G & L, si devono fare alcune ipotesi probabili, partendo ad
esempio dal morfo E inteso come varietà della specie L, ma pensabile pure
diversamente, come nuova specie separabile, oppure varietà della specie G, o
varietà di altra specie ancora incognita nello stesso gruppo di “ghepardiche”. Per la
classificazione di tutti i morfi lo scopo è sempre lo stesso, stabilire
(quante e) quali specie nuove potrebbero esserci tra le “ghepardiche”
simili al morfo analizzato, indi stabilire per esclusione (quante e) quali sono
proprio nuove, rispetto alle specie già note nel gruppo delle “ghepardiche” analizzate.
Ipotesi probabili.
E + N sono morfi assemblabili, a parte le dimensioni, in un’unica sottospecie di una specie
incognita e sono 2 morfi pure simili a U, ma non simili al morfo C, che non è
puntinato “strong”, tuttavia E + N si possono confrontare anche con C, che è
confrontabile con U.
U potrebbe essere una sottospecie di C oppure C potrebbe essere
una sottospecie di U, qualora C oppure U fossero considerati una specie a sé
stante, diversa dalla specie G (della quale sono varietà riferibili).
Qualora la varietà E non
appartenesse alla specie L, sarebbe possibile pensare (E + N) = U = varietà di
C, pensando C eventuale possibile nuova specie (o
simmetricamente considerare C varietà di U, qualora esista una nuova specie U),
comunque pensando che possa esistere una nuova specie incognita, simile, ma
diversa da G (e diversa da L).
Sarebbe cioè possibile ritenere (E + N) = una varietà di (C + U)
tra loro assemblate in un’unica sottospecie di G da individuare meglio, se non
si trattasse proprio dell’esistenza di una nuova specie incognita diversa da G,
denominabile U oppure C, oppure altro nome a piacere dell’Autore dell’eventuale
nuova specie (tale nome, secondo la tassonomia, potrebbe essere anche quello
dei simboli E, oppure N, oppure altro).
Queste simili ipotesi non sono
da trascurare, elaborabili in possibili tante altre sub ipotesi, alcune ben probabili,
come segue immediatamente dopo la foto di U.
Per il simbolo C vedere spiegazione come “neoglabella”(C) nei 3 esemplari 34/30/32 mm fotografati più avanti,
dopo la seguente foto di un’esemplare di U.
Marginella glabella (Linneo, 1758),
varietà bordeaux, oppure dark glabella, a
puntinature retinate “strong”, simbolo U.
Lunghezza 36,5 mm.
Provenienza Dakar, Senegal, come precisato in http://www.pseudospecie.it/pseudoglabella.2.htm
Lo stesso esemplare è riportato anche alla pagina http://www.pseudospecie.it/revisione.htm , colà Foto 5.
Questo morfo U potrebbe fare da perno per tutta la trattazione dei morfi puntinati “ghepardici”
regolari quasi totalmente retinati“strong”.
U è considerato dai più solo una varietà di G color di fondo simil amaranto bordeaux, senza nemmeno assegnare una denominazione
specifica della varietà.
Siccome il morfo U per uno “splitter”potrebbe
rischiare di divenire una nuova specie (o restare varietà di una specie
incognita), proporrei di chiamarlo “poppeia”(sempre
simbolo U), in onore del Sig. Poppe, che concede gentilmente le sue foto del
sito filippino Conchology Inc., ove
riporta parecchi esemplari da lui detti G
bordeaux, anche se in verità non tutti tali esemplari a sfondo bordeaux
hanno la caratteristica di avere la livrea conchigliare
“ghepardica strong”, nel senso proposto nella mia
presente pagina.
Riserverei la denominazione “poppeia”(U)
esclusivamente agli esemplari “ghepardici strong”, perché non escluderei che possano separarsi biologicamente in una
sottospecie tipicamente “strong”, separabile dalla G tipica “glabella glabella”(G),
la quale ritengo essere a livrea ben più chiara e a puntinature sempre un po’
impastate (Foto 8 della Revisione di G) e pure forse separabile, più
difficilmente, dagli esemplari “bordeaux”
non “strong” (scarsamente puntinati, come in Foto 5B della Revisione di G),
questi ultimi che vedrei meglio ricollocabili nella sottospecie “neoglabella”(C), vedere Foto 9 della Revisione di
G, anche illustrata e descritta dettagliatamente più avanti, alla Soluzione 2).
Gli esemplari di “neoglabella”(C) hanno una livrea generalmente a
puntini chiari ben confusi su uno sfondo predominante amaranto vivo, ma
esistono anche esemplari di “neoglabella” a sfondo cupo, ma schiarito dalla maggioranza
dei puntini (Foto 9B della Revisione di G). Ciò mi ha indotto a considerare G un’unica specie separabile in due
sottospecie: “glabella glabella”(G) e “glabella neoglabella”(C).
All’interno della sottospecie C indubbiamente i morfi U sono
vistosamente appariscenti e forse separabili in un’ulteriore sottospecie U
perfino da un “lumper”, ma non sono così separabili
con certezza, in un’ottica tendente ad uno studio biologico della variabilità
naturale delle specie.
Dal punto di vista del malacologo obbiettivo, né “splitter” né “lumper”, purtroppo
malacologo solo conchigliologo che penso di essere, la cosa più importante sarebbe
verificare le conchiglie per confermare la probabile aggregazione di U anche
con quella parte delle C puntinate “ghepardiche
strong” che ho chiamato N, pur non coinvolgendo forse anche E
nell’aggregazione, oppure coinvolgendola pesantemente in modo incognito.
Cioè ecco alcune sub
ipotesi per i morfi N, U, C, E, G (essendo solo G una specie già definita,
oltre alla specie V, che però viene momentaneamente trascurata per semplicità
nelle seguenti sub ipotesi).
Le sub ipotesi dovrebbero poi essere collegate fra loro e valutate
probabilisticamente, qualora non sia possibile
accettarle nel senso di verità assoluta, oppure esse non vengano scartate
definitivamente:
· (N + U) potrebbero essere una varietà di C, che potrebbe essere o
al 90% una varietà di G, oppure forse essere C una nuova specie, scartando che sia C varietà di N o di U o di E,
se questi ultimi 3 morfi fossero pensati (improbabilmente anzi erroneamente)
ciascuno un’effettiva nuove specie in alternative sostanziali (ma formalmente
in tassonomia sarebbe possibile denominare la nuova specie alternativamente C o
N o U o E). Quindi N, U, C potrebbero
essere al 90% tutte varietà di G, ma accorpabili tra loro in sub varietà a
diverse probabilità di accorpamento, con diverse frequenze di localizzazione
ambientale.
· (N + U) = varietà di G, diversa da E e
diversa da C, sub ipotesi che ritengo probabile con probabilità incerta.
· (N + U) = E (forse con E = varietà di G, oppure E = varietà di L,
oppure E = nuova specie), sub ipotesi tripla da indagare, scartando E varietà
di C o varietà di N o varietà di U nuove specie ipotetiche incognite.
· (C + U) = sottospecie di G, caso probabilissimo, tuttavia (C + U) potrebbe divenire una
nuova specie distinta da G, secondo caso che ritengo a bassissima probabilità.
· (C + U) = sottospecie di E nuova specie, o di E varietà di L,
quindi (C + U) = sottospecie di L, caso improbabile da scartare, ma con E al
limite di separazione tra G & L, con E varietà di specie incognita,
accettabile.
· (C + U) = sottospecie di E varietà di G = sottospecie di G, sub
ipotesi da non scartare.
· (C + U) = sottospecie di N (qualora N fosse nuova specie), sub
ipotesi forse da scartare, perché difficilmente il morfo N può essere pensato
come nuova specie, essendo più facilmente pensabile come varietà di G.
· (C + N) = varietà del morfo U inteso nuova specie “poppeia”, oppure
in alternativa U inteso varietà di una specie incognita, da definire, ma caso
per me scartabile.
· (C + E), (U + E) sarebbero casi logici ancora da analizzare,
mentre il caso (N + E) è già stato ipotizzato all’inizio delle ipotesi
probabili!
· (N + E + U) potrebbero formare una nuova specie o essere una
sottospecie di C, qualora E non sia una varietà di L.
Possiamo quindi accorpare ipoteticamente 3 o 4 morfi in una
sottospecie di G, o anche in una nuova specie separata dalla G tipica (se i
morfi non sono tutti varietà di G), esempio (N + C + U) mi paiono 3 varietà diverse di una sottospecie di G biologicamente
quasi separata (vedere avanti la Soluzione 2), dove la tripletta sarà
denominata univocamente C, forse nuova specie, ma C ritenuta sottospecie di G).
Addirittura potrebbe essere (N + E + U + C) una nuova specie “neoglabella”
diversa dalla G tipica, individuando la G tipica esclusivamente come nella Foto
8 della mia Revisione
di “glabella”,
sempre a condizione che E non sia una varietà di L, come invece ho descritto E
all’inizio dell’articolo.
E’ difficile analizzare tutte le sub ipotesi e arrivare a
conclusione univoca, quindi al momento conviene accantonare le valutazioni
contenenti i morfi U & C, per ripiegare sullo studio della sola terna E, N,
T, apparentemente più facilmente confrontabile con Y, intesa come varietà
“strong” di V, pur sempre non trascurando mai i confronti con G e I, tuttavia
senza dare troppa importanza alla presenza di L.
In effetti L interverrebbe solo per la valutazione di E, che
considero un morfo eccezionale, da analizzare a margine della tripla questione
biologica del titolo.
In realtà occorrerebbe
precisare meglio tale questione, contemplando sempre la presenza di U e di C,
assieme a tutti gli altri morfi più o meno “ghepardici”,
però U quasi sparirà nella successiva trattazione, pur sottintendendo che U & C non vanno mai dimenticati, apparendomi
sempre come probabilissime varietà sottospecifiche della specie G.
Tripla questione
biologica, in 3 Soluzioni ipotetiche.
E, N, T appaiono 3 (rari) diversi morfi, ognuno di 3 già note
specie diverse (L, G, I), quindi in alternativa:
· (1° Sol.) esistono solo 3 (già note) specie diverse (L, G, I) nelle 3 varietà E, N, T, oppure:
· (2° Sol.) esistono 3 nuove specie diverse (E, N, T, ciascuna specie
a tipi individuabili dalle loro 3 varietà tipiche), oppure:
· (3° Sol.) esistono 3 varietà di un’unica stessa specie, o meglio
unica nuova superspecie; cioè addirittura
esisterebbe una superspecie già quasi nota, in quanto le 3 specie già note e finora
separate (cioè L, G, I) sarebbero unificabili in 1 superspecie
già derivata, o derivabile in futuro per evoluzione, partendo dalle finora
3 già note e qualificate specie biologiche attuali (cioè L, G, I)?
La tripla questione va
ben oltre un’ambiguamente semplice domanda, perché potrebbe coinvolgere
l’intera classificazione del Marginella glabella Complex, pur inteso in senso
molto ristretto, cioè limitato alle note specie Marginella glabella (Linneus, 1758) (simbolo G) e Marginella irrorata Menke,
1828 (simbolo I). Ricordo che anche la
specie Marginella pseudoglabella Mattavelli, 2018 (simbolo L) è stata accettata da WoRMS
(World Register of Marine Species),
ma, essendo rara o raramente individuata, essa è poco nota.
I morfi “lellae”(E) ed “atalanta”(N),
pure rari, non sono mai stati
riconosciuti pubblicamente separati, tranne che nel presente mio sito Web. La
rarità delle conchiglie è comunque sempre relativa alle zone di pesca.
Il morfo “pseudoirrorata”(T) è relativamente morfologicamente più individuabile dei due precedenti,
pur conservando una certa rarità tra le “irrorata”(I),
al punto che qualche esperto (esempio oppure altro esempio) è stato portato a
ritenerlo già come una nuova specie, sebbene a mio avviso debba essere al
momento prudenzialmente considerato solo come una varietà di “irrorata”(I).
Discussione analitica, in realtà senza una soluzione per me
del tutto valida, cioè la 1° Sol.), siccome la Soluzione 1) è raggiunta solo tramite
la morfologia conchigliare.
Tenere comunque presente
che tali conchiglie provengono
presumibilmente da località di origine ristrette al triangolo marino
Marocco-Canarie-Mauritania, con centro West Sahara.
Soluzione 1) Prudenzialmente nella mia opinione è quella più
probabile, però solo su base morfologica, in me nata “splitter”,
ma cresciuta “lumper” e rimeditata biologicamente
“mista”.
Quindi per E, N, T penso
si tratti soltanto proprio di 3 varietà (3
rare varietà tra loro diverse), ognuna delle
3 già note specie diverse L, G, I, varietà
già da me tutte individuate in Internet, ma quasi mai in cartaceo:
Soluzione 2) Esisterebbero 3 nuove specie diverse (E, N, T). E’ la soluzione morfologica totalmente “splitter”,
mi piacerebbe che sia valida, una volta tanto per manifestare la strarompente biodiversità naturale, ma è una soluzione
difficilmente accettabile biologicamente, in senso malacologico assoluto,
guardando ai DNA dei molluschi (vedere Nota riguardante BOLD, febbraio 2019,
nella pagina Specie-klepton).
Porrei la Sol. 2) probabilisticamente intermedia tra la 1) e la 3).
Tuttavia la 2) è una
soluzione validissima in senso conchigliologico
collezionistico, inoltre potrebbe essere biologicamente valido, ad un grado
intermedio tra la Soluzione 1) e la 2), una variante della Sol. 2) intesa solo parzialmente “splitter”, cioè E & N
potrebbero essere 2 varietà di una medesima nuova specie, che chiamerei “lellae”
(vedere in Revisione di “glabella” la Foto 3), contemporaneamente a T definibile proprio, come già per alcuni
esperti, nuova specie “pseudoirrorata” (vedere in Revisione di “glabella” la Foto
21).
Nella soluzione
totalmente “splitter” N nuova specie deve ancora
essere descritta, direi proprio come nuova
specie “atalanta”, essendo accennata forse tale in
Revisione di “glabella”
nel 2021 (Foto 12 B) e nominata identicamente nella pagina www.pseudospecie.it/salto.htm,
intesa solo come varietà della specie G.
Invero anche oggi ritengo N soltanto una varietà di G, da ricollegare
direttamente con la varietà “glabella neoglabella”(simbolo
C), indicata alla Foto 9 della pagina www.pseudospecie.it/revisione.htm
, nonché con la varietà “glabella mutabilis”, indicata alla Foto 13 della medesima
pagina Revisione di G, varietà “mutabilis” che però deve essere riallacciata più
direttamente con la specie V, nella varietà Y.
Il morfo N infatti si può
confondere anche con Y a fondo color mattone chiaro (vedere avanti all’asterisco [*]), tuttavia N
ha lo sfondo della sua livrea prevalentemente color arancio vivace, quando il
mollusco è fresco, colore che poi smunge in amaranto opaco dopo un po’ di anni.
Inoltre, per la soluzione
variante della Sol. 2) solo parzialmente “splitter”,
il morfo N non è mai stato classificato come imprecisa varietà della qui
ipotizzabile nuova specie “lellae” (E), ma tutte queste ipotesi sono assai dubitevoli. Che E, N, T siano proprio
vere o presunte nuove specie biologiche, o siano solo varietà di specie già
note (L, G, I, V o Y), lo decideranno i posteri.
Ho qui ricopiato a lato l’immagine dei 3 esemplari 34/30/32
mm della Foto 9 della pagina www.pseudospecie.it/revisione.htm (simbolo C).
Provenienza Dakhla, West Sahara, oggi Marocco.
Oggi d’istinto propenderei per ritenere biologicamente N, C,
U tutte varietà di G, anzi vedrei questi morfi forse tutti assemblabili in un’unica supervarietà di G, o sottospecie di G West sahariana; (N +
C + U) sarebbero quindi definibili tutti con la denominazione sottospecie geografica sigla C = “glabella neoglabella”,
avendo scelto il nome C predominante su N e U, tornando concettualmente alla Soluzione
1) estesa a N & U.
Lascio in sospeso biologico la natura esatta del morfo E, trattandosi invero di
una rara conchiglia, cioè di un’eccezione regolarmente non ben definibile, se E
sia una nuova specie o una varietà di una specie già nota, che potrebbe essere
L, ma anche G o V, per non dire Y nuova specie.
Inoltre, considerando la presenza locale della “specie” V, forse klepton G X I, ritengo possibili ibridazioni ibridogenetiche (Klepton) tra C X
I, oppure C X T, a generare la maggioranza delle Y, intese come varietà di V.
Per completezza della
discussione, anche se non ne ho scritto prima nel presente articolo, preciso
che ho sottinteso che le forme G “antinea”
(Foto 10 della Revisione di G), “antinea” che nel 2005 era da me ritenuta ibrida di G verso “pseudosebastiani”(P), ma che più recentemente ho rivista
come una probabile varietà di V, e le forme G “mutabilis” dovrebbero entrambe essere ritenute più probabili forme di V, oltre che raramente molto scarsamente
probabili forme di G. Invece nel 2005 nell’articolo La
variabilità fatta specie erano entrambe proposte solo come forme di
G. Oggi identificherei la maggioranza delle forme “antinea” e “mutabilis” nella nuova “specie visayae”(V), perlopiù in alcune sua varietà “pseudovisayae”(Y),
a puntini “ghepardici” più che “strong”, talora con
assegnazione tassonomica purtroppo molto problematica (vedere avanti).
Soluzione3) Sono possibili in teoria 2 sotto casi logici, ma
per me non reali. Infatti potrebbero esistere biologicamente, in modo parzialmente “lumper”,
solo 2 specie (G e I), oppure, in
modo totalmente “lumper”,
esisterebbe addirittura 1 sola superspecie, la quale cioè storicamente sarebbe solo “glabella”(G), che accomunerebbe in sé gli altri 5 simboli E,
N, T, L, I e aggiungerei assurdamente sarebbe possibile in teoria accomunare
anche V.
Nel primo sotto caso,
cioè quello parzialmente “lumper”, che ritengo molto
scarsamente probabile, quindi già non accetterei, G accomunerebbe solo i morfi
E, N, L, intesi come sue varietà superspecifiche,
mentre la specie I accomunerebbe in se solo il morfo T, inteso come varietà
specifica.
Il secondo sotto caso di G superspecie
totalmente “lumper” è per me totalmente inaccettabile.
Infatti entrambi i sotto casi sono assai dubitevoli per me, avendo già
verosimilmente introdotto “pseudoglabella”(L) come specie (kl.?) separata, intesa separata da tutti gli altri morfi in
questione, già assai prima del 2018 (per confronti vedere anche la pagina lumperia), quindi già nel sotto
caso parziale dubitando dell’aggregazione dei morfi G & L, insieme a E e N, quest’ultimi
morfi difficilmente assegnabili come varietà, pur lasciando a parte la
specie I con la sua varietà T, e ancora non abbiamo approfondito il ruolo di V
come possibile klepton G X I.
[Il morfo E potrebbe
assegnarsi, come varietà, alla specie L, mentre N potrebbe assegnarsi a G
(soluzione da me scelta), ma si tornerebbe alla Soluzione 1); oppure, in
diverse 3 varianti, sarebbe possibile assegnare E, insieme a N, cioè scrivo
E+N, morfi assegnabili come diverse varietà, entrambe alla specie G, oppure
sarebbe possibile assegnare le varietà E+N alla nuova possibile specie E (come
variante assai probabile della Soluzione 2)), oppure, logicamente ma
improbabilmente per le piccole dimensioni di N, sarebbe possibile assegnare E+N
alla specie L]. Il discorso tra parentesi quadre prosegue in [*].
Poi non riconosco
assolutamente il sotto caso di G totalmente “lumper”,
perché per me G & I non si dovrebbero confondere, anche se i loro DNA sono
apparentemente prossimi; infatti, osservando bene tutte le loro caratteristiche
morfologiche, G & I sono tra loro inconfondibili, mentre si possono confondere con il terzo incomodo “specifico”, cioè V.
Occorre infatti abbandonare l’idea dell’esistenza delle
talora denominate “irrorata gigas” (lunghe circa 40 mm), perché, ad osservare
meglio, abbiamo invece, perlopiù in West Sahara, le “visayae”(V),
che concettualmente ed ambientalmente le
sostituiscono, forse come ipotetici klepton G X I;
comunque la “specie” V esiste, in pur difficilmente distinguibili varietà
morfologiche, assemblabili univocamente in senso biologico, come
ho già tentato di definire introducendo la nuova specie (kl.?)
separata nel 2021.
Dunque vi invito a
considerare l’esistenza di “visayae”(V),
proprio come nuova specie tassonomica ed in particolare, nei casi puntinati “ghepardici strong”, considerare V nella sua varietà “pseudovisayae” (Y),
qualora addirittura anche Y non sia ritenibile da qualche conchigliologo
un’ulteriore nuova specie separata (morfo Y che io però non ho mai separato
dalla “specie” V).
Definizione di V.
Debbo purtroppo notare
che, nonostante “visayae”(V)
sia stata da me introdotta ed accettata da WoRMS come
nuova “specie” nel 2021, la maggioranza dei “sellers” di conchiglie la ignora,
preferendo, nel caso di morfi ambigui, restare sull’ambiguamente errata
interpretazione di “irrorata”(I), con
conchiglie giganti per I, quando non si riesce a figurare tali morfi come “glabella”(G), o altra simile specie già nota, cioè, quando si riesce a capire che
non si tratta di G, si ripiega su I, non individuando V.
Ad esempio a latere ho
scelto una foto di 3 esemplari di un venditore spagnolo, che li chiama “irrorata”(I), mentre
per me sono “visayae”(V) in varietà quasi tipiche,
cioè non rientrabili nei morfi “pseudovisayae”(Y),
per i quali morfi Y rimando poco più avanti, nella Conclusione.
Dimensioni da 35,8 a 42
mm, quindi tre giganti, per essere erroneamente tutti della specie I, ma di
lunghezze normali per V & G.
Provenienza West Sahara, Dajla (= Dakhla), 1997, su
sabbia, profondità 50-60 m.
Allungamenti rilevati
dalla foto 1,67 – 1,69 – 1,71, invero mediamente più bassi delle tipiche V, che
è circa 1,8, tuttavia possono esistere V con allungamenti variabili forse da
1,6 a 2, secondo gli esemplari.
La morfologia in verità è
abbastanza ambigua, da poter forse erroneamente identificare gli esemplari
anche come G, che ha allungamento in media 1,69, però variabile in un campo
ristretto e spostato, circa da 1,5 fino a 1,9.
Osservare che il profilo
delle 3 conchiglie, pur non essendo abbastanza allungato per essere tipicamente
V, non mi appare troppo tondeggiante, come invece nelle G tipiche.
La cuspide è
tendenzialmente ristretta e non ribassata, come evidenziabile in alcune I.
Tuttavia ho già scartato I per le dimensioni dei 3 esemplari.
Le flammule assiali subsuturali sembrano assenti, cosa che può capitare in V,
ma quasi mai in G & I, ove le flammule sono abbastanza
tipicamente caratterizzabili.
La denticolatura
del margine interno sembra scarsa per essere V (dove i denti solitamente sono
forti e numerosi), ma nell’esemplare a bocca visibile i denti sono presenti
(invero come talora in G, ove solitamente sono molto scarsi), però certo la sua
denticolatura non è né fitta né fine, come invece
perlopiù compare nelle vere I.
La punteggiatura chiara
c’è, ma la sua presenza è smorzata dalla colorazione poco scura del fondo
livrea, senza i forti contrasti che si notano solitamente nelle G, anche sotto
forma di fasce attorno all’asse conchigliare. Queste
fasciature nei 3 esemplari fotografati di V sono quasi inesistenti, dando
un’impressione di omogeneità chiara della livrea.
La punteggiatura mi pare
retinata a puntini piccolissimi, ma leggermente impastati, quindi non
definibili “strong” (cioè fortemente evidenti), nel senso iniziale di questa
pagina Web.
Riepilogando, è difficile
individuare “visayae”(V) in questi 3
esemplari quasi tipici (in particolare non tipici nell’allungamento, che però
potrebbe essere falsato dalla prospettiva della foto), tuttavia l’insieme delle
caratteristiche morfologiche mi indicano proprio la “specie” V, ma non nella
sua supposta varietà Y.
Invece è più facile individuare la così detta punteggiatura “ghepardica strong” nei seguenti morfi Y tipici, che io
intendo come varietà della “specie” V.
Conclusione,
considerando anche le Y tipiche.
E’ indispensabile
inserire nella discussione l’esistenza dei morfi Marginella (kl.?) visayae var. pseudovisayae (simbolo Y), che erano stati
trascurati per rendere più immediata questa pagina.
Precisamente vedere la Fig. 13 di http://www.pseudospecie.it/tris.htm , qui ricopiata a
sinistra.
L’esemplare, dimensioni
37,1 mm, è attribuito al Senegal, Dakar, in acque 10 -30 m di profondità, ma ritengo
con distribuzione incentrata probabilmente nell’Atlantico del West Sahara
(Marocco).
Vedere anche la
successiva Fig. 14, qui ricopiata
sotto.
Anche quest’altro
esemplare tipico di Y, lungo 41,4 mm, dichiarato Senegal, Dakar, profondità
10-30 m, insieme al precedente penso potrebbero provenire più facilmente dal
West Sahara, anche perché le provenienze dichiarate dai pescatori spesso non
corrispondono alla realtà.
Infatti, dall’analisi di
molte altre conchiglie di un “glabella” Complex ristretto, cioè con conchiglie tra loro simili del
gruppo di specie G (con N supposta varietà di G), I (con T supposta varietà di
I), V (con Y supposta varietà di V) ed anche considerando L (con E supposta
varietà di L), o considerando
addirittura possibili loro klepton, però senza
considerare P, R, S, D etc. del “glabella” Complex allargato, suppongo che il tipo di livrea conchigliare dei morfi Y, a relativamente piccola puntinatura “strong”, cioè evidente in modo
quasi omogeneo, e contemporaneamente a
colorazione di fondo perlopiù relativamente
chiara (rispetto ad altri morfi a colorazione prevalentemente scura,
viventi in maggioranza più a Sud, verso il Senegal e anche più a Sud del
Senegal), sia una livrea caratteristica probabilmente perlopiù di forme di Y viventi quasi endemiche in West
Sahara, nel triangolo marino Marocco-Canarie-Mauritania.
Infatti penso che in West
Sahara vivano perlopiù le V meno puntinate “strong” e a colorazione di fondo
sempre chiara (come nella foto dei 3 esemplari di V), nonché altre specie in varietà presunte “albine”, vere o
presunte pseudo albine [*].
Tuttavia non nego che le
Y etc. possano avere una localizzazione più ampia del solo West Sahara.
Inoltre non nego che in
tale triangolo marino ci possa essere quasi endemicamente anche una presenza di
popolazioni di morfi a colorazione di
fondo vivace e a puntinatura “strong” (cioè E, N, T), però forse pure a più
ampia localizzazione ambientale, comunque popolazioni di E, N, T ben
differenziabili morfologicamente da Y.
Le esatte distribuzioni
locali e quindi le eventuali rarità di tutti gli esemplari sono talora
dubitabili, comunque rammento che la rarità delle conchiglie è sempre relativa
ai luoghi di ritrovamento. Il West Sahara è un luogo indagato conchigliarmente bene solo di recente. Ritengo che la
maggioranza dei morfi di questa pagina sia relativamente comune, ma non
comunissima, in West Sahara e sia relativamente rara, cioè poco comune, ma non
sia rarissima altrove, ovviamente limitata solo ai mari del West Africa, dove
prospera il Complex in questione. Per finire ritengo
I & V, nonché Y, abbiano conchiglie relativamente poco più rare delle
comuni G tipiche, prese come riferimento generale delle “rarità” conchigliari, posto che ci si possa riferire ad una G
tipica di base, sulla quale ho alimentato
parecchi dubbi (colà Foto 8).
Come ulteriore esempio di
Y propongo a lato una Marginella (kl.?) visayae Mattavelli, 2021,
varietà pseudovisayae Mattavelli
(simbolo Y), sottovarietà elongata.
Lunghezza 37,4 mm.
Provenienza Marocco,
credo West Sahara.
La sottovarietà elongata
è stata già accennata alla pagina www.pseudospecie.it/tris.htm con la sigla Vm elongata, colà Fig. 15 di altro esemplare lunghezza 41,5
mm, proveniente dalle Canarie. Nella simbologia di base colà introdotta la m
minuscola posposta alla V maiuscola significava una varietà, nel caso specifico
m = mutabilis,
tuttavia successivamente ho abbandonato tale simbologia delle minuscole,
mantenendo solo l’uso dei simboli maiuscoli.
Caratteristiche morfologiche comparate
Oltre alle forme di profilo
delle conchiglie ed altre caratteristiche già descritte comparativamente alla
pagina http://www.pseudospecie.it/visayae3.htm , in particolare
confrontare come segni caratteristici di Y la conformazione delle flammule assiali subsuturali,
che sono in prevalenza come quelle di I (vedere Fig. 14), tuttavia possono
variare in modo strano, raramente perfino essere come quelle della maggioranza
delle G.
Rispetto alle altre forme
di conchiglie marine puntinate regolarmente “strong” qui trattate, perlopiù
presenti in West Sahara:
Per le tipologie
descrittive delle flammule assiali subsuturali tipiche
di I oppure di G rimando alla pagina www.pseudospecie.it/web_4.htm
La discussione resta
aperta.
Un caso Y particolarmente
discutibile è quello della Fig. 08 della sopra citata pagina pseudospecie.it/visayae3.htm,
dove i puntini appaiono particolarmente “strong” irregolari, aprendo le porte a
casi di assegnazione dei morfi problematica, irresolvibile
tramite la sola morfologia.
Assegnazione problematica.

Esistono infatti comunque
sempre degli esemplari di assegnazione morfologica problematica.
Certamente in questi 2 casi a lato non si tratta affatto di “irrorata” (giganti), come invece
questi 2 esemplari sono stati chiamati in un’asta da un “seller”
americano.
Dimensioni 35 – 44 mm,
pescati a 5 – 10 m su sabbia nel 1988, località M’Bour,
Senegal.
Si potrebbe forse
assegnare l’esemplare più grande a “pseudoglabella”(L) varietà “lellae”(E), mentre l’esemplare più piccolo è troppo piccolo per essere E,
inoltre è di colorazione di fondo troppo smunta (però è del 1988…e gli
esemplari antichi si stingono) per essere una “glabella”(G) varietà “atalanta”(N), inoltre
ancora non è T e neppure un’altra varietà di I, perché proprio non ha alcuna
caratteristica morfologica di I.
Il piccolo 35 mm potrebbe forse semplicemente essere una delle
tante altre varietà di G, o essere un klepton G X V,
o G X Y, qualora l’esemplare 35 mm non fosse soltanto un’ennesima varietà della
sola V, ipotesi tutte di buona
probabilità.
Per me infatti si
dovrebbe riconoscere soprattutto la possibilità che esistono molteplici forme
anche di “visayae”(V), anzi, nella
fattispecie a puntinatura retinata, della sua varietà “pseudovisayae”(Y).
Tuttavia la puntinatura dell’esemplare più grande è troppo
sparsa nella livrea conchigliare, per pensare che si
tratti di una semplice Y. Occorre valutare ipotetici klepton
L X V, o meglio E X Y, oppure ipotizzare ibridazioni di L o E o G o V
singolarmente con “pseudosebastiani”(P), oppure con “sebastiani”(S), ma
è un discorso anche morfologicamente quasi assurdo ed in realtà totalmente
imprecisabile.
La cosa mi ricorda
l’ambiguità di G “antinea”
2005, anche se l’esemplare 44 mm si discosta dal morfo che consideravo nel
2005, quando non pensavo ancora a “visayae”(V).
L’esemplare 44 mm non è
l’ex “antinea”,
cioè non mi sembra solo V, neppure in varietà Y anomala, perché i puntini sono
troppo grandi e distanziati per essere tipicamente Y, ma potrebbe essere forse
un klepton di una specie imprecisabile legata a P,
persino P X S, oppure forse più probabilmente una specie diversa da P ibridata
a “sebastiani”(S), qualora addirittura non si pensi
anche che in ulteriore alternativa l’esemplare 44 mm possa essere una varietà
della singola specie S, a puntini relativamente piccoli per S (?).
La questione dei morfi
inclassificabili è analizzata anche verso il fondo della pagina www.pseudospecie.it/sebastiani.htm
===
[*] Per una panoramica di tutti i morfi “ghepardici”
questionabili rimando ancora in calce alla pagina http://www.pseudospecie.it/salto.htm
(Appendice maggio 2023) e http://www.pseudospecie.it/revisione.htm
(Revisione di “glabella(G)” con Allegato in calce 2025 per
tutta la simbologia sintetica).
Ovviamente, introducendo
V e Y, i morfi E+N si potrebbero anche
considerare entrambi varietà della “specie” V, anzi meglio varietà diverse ma
assai simili a Y, introducendo concettualmente una nuova variante delle
Soluzioni 1) e 2) tra loro assemblate.
Ritengo ciò possibile
biologicamente, ma indimostrabile senza conoscere il DNA dei molluschi (e anche
conoscendolo ho qualche dubbio, vedere Nota riguardante BOLD, febbraio 2019,
nella pagina Specie-klepton).
La natura vista solo
morfologicamente risulta abbastanza confusa, soprattutto nella pratica conchigliologica collezionistica. In pratica tuttavia
essere “splitter” può essere meglio di “lumper”, ma credo che la verità naturale stia nascosta nel
bel mezzo.
Legati alla questione se
E+N sono morfi di quale “specie”,
nuova o già nota, noto che la colorazione di fondo delle livree conchigliari di E+N è sostanzialmente (sempre?) più scura
del fondo dei morfi V & Y, i quali tendono in maggioranza a sbiancare “albineggiando”, pur non divenendo (mai?) varietà “albine”
di specie note (perlopiù confondendosi con G & I “albine” e/o forse nuove
specie “pseudo albine”), altro problema discusso a parte.
L’“albineggiamento”,
vero o pseudo, si riscontra sovente nei mari del West Sahara, con intere
popolazioni di conchiglie, apparentemente popolazioni di I & G (mai di V?),
intese dalla maggioranza dei malacologi popolazioni “albine” di I & G. Per
me potrebbe trattarsi di ulteriori nuove specie “pseudo albine”, diverse da I
& G, ma questa è ben altra storia delle “ghepardiche”.
Comunque mai dire mai (e
mai dire sempre), soprattutto in West Sahara.
Release marzo 2026. Per
chiarimenti scrivere a matta.a@tiscali.it
Home http://www.pseudospecie.it – Elenco “mirror” http://www.pseudospecie.it/Indice.htm