Flavio Mattavelli.

Marginella sebastiani nelle sue 5 varietà principali.

 

Oltre alla varietà tipica (1979), distinzione delle varietà M. sebastiani millepunctata, tenuipunctata e “lellia Mattavelli, 2022. Quest’ultima in 2 subvarietà, lellia tondapex e lellia acutapex.

 

Le “specie” per brevità potrebbero essere talora scritte con singole lettere di una mia simbologia sintetica, come elenco indicato in Appendice (es. “sebastiani” = S).

Quando scrivo un nome specifico virgolettato intendo trattare perlopiù di una vera specie biologica, ma anche talora di una “supponibile specie”, che potrebbe essere in alternativa un ipotetico “klepton”, o anche soltanto una “varietà” di una vera specie o di un klepton. “Varietà” è intesa sinonimo di morfo di una popolazione, o anche solo di una forma individuale di un esemplare.

Non intendo trattare di “varietà” subspecifiche o subkleptoniche senza appello, cioè lascio la strada aperta alle 4 possibilità biologiche di classificazione di un esemplare ignoto: vera specie/vero klepton/varietà o subvarietà di sp. o di kl. (già noti o nuovi)/ibrido sterile.

 

Descrizione originale di M. sebastiani.

Spesso sebastiani in diversi riferimenti esteri si trova scritto come sebastiana”, ma si tratta di refusi. M. sebastiani Marche-Marchad, I. & Rosso, J.-C., 1979 fu descritta per la prima volta sul Bollettino Malacologico UMI 1979, nell’articolo intitolato:

Une nouvelle marginelle de la côte occidentale d'Afrique: Marginella sebastiani sp. nouvelle (Gastropoda, Marginellidae). Bollettino Malacologico 15 (7-8); pag. 197-208.

All’interno delle popolazioni della specie M. sebastiani esistono almeno 5 notevoli varietà morfologiche specifiche, in generale tutte chiamate sebastiani”, sulle quali sarebbe meglio indagare anche geneticamente. Io mi limiterò ad un’analisi morfologica, in base alla quale la specie M. sebastiani può formare un interessante Complex, ricollegabile direttamente con il magico M. glabella Complex, allargato in questo sito Web a tutte le marginelle del West Africa simili a M. glabella Linneo, 1758/1767, che è la specie tipo del Genus Marginella Lamarck, 1799.

In Appendice potete vedere la composizione di tutto un M. glabella & sebastiani Complex massimamente allargato a tutte le marginelle a loro simili, con le relative sigle sintetiche.

 

Ripasso.

La varietà descritta come tipica di M. sebastiani mi appare poco più slanciata rispetto alla immediatamente successiva foto di lellia”, tuttavia con simile struttura di base.

La struttura conchigliare di M. sebastiani sebastiani, cioè tipica, è precisamente come l’olotipo (foto v. avanti). La spira apicale di quasi tutte le S normalmente non appare ribassata, ma nemmeno elongata rispetto all’olotipo, inoltre l’ultimo giro è ben allungato, rispetto alla lunghezza totale. 

Le tipologie di denticolature interne del margine possono variare da assenti a forti, con margine da stretto a ingrossato, come pure i tipi di puntinature della livrea possono variare notevolmente, vedere avanti apposita trattazione dettagliata. Tuttavia tra le S in media le lellia adulte sono più dentate delle altre S e di P, inoltre le lellia in generale hanno conchiglie più corpose e con puntinature più grandi e meno fitte (cioè a macchie rade). L’analisi delle puntinature condurrà anche alla distinzione di 3 varietà base di M. sebastiani quasi tipiche, oltre a 2 subvarietà più appariscenti della forma lellia.

Le flammule assiali subsuturali chiare sono in generale assenti in M. sebastiani, tranne che in esemplari gerontici, ove non sono mai strette e lunghe. Ricordo che la principale differenza rispetto alla simile M. pseudosebastiani Mattavelli, 2001 (= P, foto v. avanti) è appunto l’entità e la forma delle flammule subsuturali, molto sottili e lunghe solo in P, ove sono sempre presenti.

 

Prime evidenze di lellia”, però foto in esemplari giovanili.

    

 

Nel 2006, nel mio Atlante del Complex in questione, già denominai lellia una allora ipotizzata varietà di M. sebastiani Marche-Marchad & Rosso 1979, di cui riporto le foto di 2 esemplari giovanili, lunghi 41 mm.

Di lellia avevo già scritto anche nel forum Malachia WMMCat 2007 e nell’articolo Universo lumperia.

I punti, ma nel caso di lellia meglio dire macchie, evidenti sulla livrea di tali conchiglie sono da confrontare, oltre che con quelli di M. pseudosebastiani, anche con quelli di diverse altre marginelle più o meno definibili “ghepardiche”.

 

Derivatio nominis di lellia”.

Con il senno di poi, forse sarebbe stato meno confondibile introdurre, anzicché il nome lellia”, la denominazione pseudogoodalli(in confronto alla vera M. goodalli, v. avanti) , come sinonimo (invalido) della dubbia varietà di S in questione, in considerazione del fatto che ho introdotto nel 2018 la diversa denominazione di lellae per un’altra dubbia varietà/specie/klepton del medesimo Complex allargato a tutte le “specie” di marginelle del West Africa tra loro simili (vedere www.pseudospecie.it/tris.htm ). Forse l’errore fu nel 2018, ma del senno di poi sono piene le fosse. Infatti la varietà/specie M. (kl.?) pseudoglabella lellae Mattavelli, 2018 ha ricevuto una denominazione pure derivata da Lella, ma ovviamente ho mutato le 2 desinenze latine, nell’ipotesi che potrebbe trattarsi di 2 effettive specie/klepton comunque diverse tra loro. Ancor oggi opto per la confondibile coesistenza dei nomi lellia e lellae”, in considerazione dell’osservazione che entrambi tali nomi sono derivati dal soprannome Lella di mia moglie Graziella e mai cambiare i nomi dedicati alle mogli.

 

Prologo, distinzione da M. goodalli e separazione di M. pseudosebastiani.

La prima cosa che si nota osservando le conchiglie del Marginella glabella & sebastiani Complex sono i punti chiari, talora quasi macchie, da 2 a 4 mm di diametro, quando ben distinti su sfondo ambrato o vinato. E’ una livrea puntinata di solito a distribuzione casuale, con finezze e fittezze dei punti diverse, però non caratteristiche di una sola specie biologica. Tant’è che M. sebastiani prima del 1979 fu confusa con M. goodalli, pure similmente punteggiata.

In realtà M. sebastiani può confondersi con M. goodalli soltanto nella varietà M. sebastiani lellia, mentre nelle altre varietà S è più facilmente distinguibile da O.

 

Ho ripreso da Pinterest (foto a sinistra) una M. goodalli G. B. Sowerby, 1825, pressoché tipica, dimensioni visivamente comparabili nel confronto con le foto di M. sebastiani lellia.

Occorre considerare la reale separazione di M. sebastiani da M. goodalli, soprattutto in base alle diverse strutture scheletriche, corroborate perlopiù dalle diverse taglie conchigliari.

M. goodalli è più piccola, più tozza, più dentata, più larga, più conicheggiante e spallata nell’ultimo giro, con l’apice più ribassato e stretto sulla spalla, in paragone alle S “lellia”, ed a maggior ragione in paragone alle S quasi tipiche etc., che sono più affusolate.

 

 

La mia prima marginellasimil-sebastiani” fu quella individuata come M. pseudosebastiani Mattavelli, 2001 (foto a sinistra), ora riconosciuta da WoRMS (World Register of Marine Species) come specie indipendente, sebbene ancor’oggi morfologicamente  confusa da qualcuno con S, per non parlare in generale di un’apparente indistinguibilità genetica da M. glabella atlantidis, come ritenuto da BOLD (Barcode of Life Data Systems).

 

 

 

Analisi morfologica di “sebastiani”.

Riguardo alle popolazioni della specie M. sebastiani, con la maggior conoscenza di svariati esemplari, oggi per me, pur prudenzialmente “lumper”, occorre riconoscere almeno 2 popolazioni estreme di M. sebastiani, con caratteristiche morfologiche diverse e probabilmente con biologia indipendente, a parte poi i casi di esemplari morfologicamente intermedi tra M. sebastiani e le specie più prossime, cioè i cosidetti ibridi, o forse popolazioni klepton ibridogeniche.

Distinguerò dunque M. sebastiani Marche-Marchad & Rosso, 1979 “tipica”, altrimenti denominabile M. sebastiani sebastiani, e M. sebastiani lellia Mattavelli, 2022, intendendo la seconda “varietà” non già come una vera nuova “specie/klepton” indipendente, ma come una “varietà” morfologica diversa e diversificata prudenzialmente solo come nuova varietà, non ancora riconoscibile biologicamente come una vera nuova specie indipendente, oppure in alternativa un nuovo klepton indipendente.

Si vedrà che “lellia” a sua volta è suddividibile in 2 subvarietà distinguibili, ma unificabili in essa.

 

Preciso che è ambiguo affermare storicamente quale sia proprio la forma tipica di M. sebastiani Marche-Marchad & Rosso, 1979, sebbene l’analisi del documento originale (Bollettino Malacologico UMI 1979) mi induca a ritenere tipica quella di scheletro più allungato ed in genere di taglia maggiore, con sul dorso puntini leggermente più piccoli e con il labbro esterno del margine meno evidente, in ciò corroborato dalla foto a sinistra dell’olotipo di M. sebastiani, lungo 55,4 mm, presente al MNHN di Parigi (foto Caballer). Nello stesso Bollettino UMI 1979 la distinzione tra i 2 morfi di M. sebastiani, tipico e lellia”, non è comunque evidenziata.

 

 

Distinzione e definizione di lelliaMattavelli, 2022, in 2 subvarietà.

 

Definisco lellia sintipica ognuno dei 2 esemplari esposti a lato, entrambi lunghezza 40 mm, senza dare particolare importanza alle puntinature a macchie delle loro livree conchigliari, salvo notare che hanno sempre relativamente poche grandi macchie chiare ad interassi tra i centri delle macchie perlopiù elevati oltre il doppio dei diametri delle macchie.

Non darei importanza nemmeno alle diverse denticolature interne dei margini (denticolature comunque più evidenti di quella in apparenza mancante nell’olotipo di S fotografato da Caballer), mentre notare piuttosto che la struttura scheletrica dei 2 sintipi di lelliaè diversa nella spira apicale e nella forma boccale, con ben diverse spallature dell’ultimo giro, subito sotto la sutura della cuspide.

Pertanto attribuisco all’esemplare a sinistra il nome di “lellia tondapex”, mentre all’esemplare a destra il nome di “lellia acutapex”, intendendo la presenza di 2 sub varietà limite della stessa F. Naturalmente esistono altri esemplari intermedi di F, che non sono né “tondapex” né “acutapex” (v. foto in Conclusione). La coloritura do fondo degli esemplari freschi può essere anche più rosso vinata di quelli fotografati.

 

Alcune altre conchiglie quasi lellia”.

http://www.pseudospecie.it/Guida_file/Pict0016.jpgRiportai nella Guida anche le foto di 2 esemplari "stocky & dark" sebastiani, 45 + 38 mm, con margine dentato (non molto), qui ricopiate. Queste conchiglie "tozze e scure" sono meno affusolate, più robuste e corpose della M. sebastiani sebastiani tipica, che appare invece con il margine più sottile. Per le dimensioni e le caratteristiche direi che si tratta di morfi quasi “lellia acutapex”, tuttavia con macchie chiare più piccole e ravvicinate.

 

  

Dal sito Web di Eddie Hardy, ora accessibile tramite il sito Conchology Inc., ho copiato qui quel che si potrebbe chiamare ancora lellia quasi tipica, o meglio “lellia tondapex”, però troppo inscurita nel colorito di fondo della livrea, comunque abbastanza ben denticolata sul margine ingrossato (esemplare adulto) e presentante la spira apicale ribassata.

Le differenze morfologiche rispetto all’olotipo di sebastiani sono abbastanza evidenti.

Ciò che più distingue tale lellia tondapex è lo scheletro più tondeggiante nella zona apicale. L’allungamento totale conchigliare è poco minore di quello dell’olotipo di M. sebastiani e di tutte le S dei prossimi capitoli, cioè mediamente 1,80 < 1,96 circa.

L’allungamento boccale è invece maggiore di quello delle S quasi tipiche e delle “lella acutapex”, che lo ha simile a quello delle S quasi tipiche.

 

Approfondimento sulle forme di M. sebastiani non riconducubili alle precedenti lellia”.

In questa categoria rientrano innanzitutto l’olotipo di S e le S che verranno chiamate quasi tipiche.

 

Nella mia Guida o Atlante Internet del 2006 avevo anche messo le foto recto e verso di una forma di "mixed & elongate" sebastiani, qui di seguito ricopiate, intendendole di un morfo ben ricollegabile al tipico S.

Esistono differenti varietà allungate di M. sebastiani con caratteristiche tra loro miscelate quasi tipiche, ma talora intermedie con le specie vicine e con lellia”. 

Ecco dunque un esemplare quasi tipico di M. sebastiani, Guinea, 52 mm, che potrebbe anche confondersi con M. pseudosebastiani. Invece M. pseudosebastiani presenta solitamente i puntini più piccoli e leggermente allineati, in uno sfondo più chiaro. La taglia di M. sebastiani è solitamente più piccola di M. pseudosebastiani, che inoltre presenta sempre le flammule assiali subsuturali distintive, che nelle foto seguenti mancano. 

La denticolatura del margine dell’esemplare 52 mm è insolitamente ben presente, però in altri esemplari simili, compreso l’olotipo, ed in tutti i prossimi fotografati, è in generale assente.

 

  http://www.pseudospecie.it/Guida_file/Pict0002.jpg  

 

Confronto delle caratteristiche morfologiche.

La denticolatura del margine interno delle lellia”, pur con notevoli casi ambigui, perlopiù giovanili sdentati, nella maggioranza degli esemplari adulti appare in generale più evidente in lellia”, piuttosto che nelle tipiche e quasi tipiche M. sebastiani sebastiani adulte.

 

Nel confronto delle puntinature di S e lelliafondamentalmente si possono distinguere i seguenti 4 tipi di punti chiari. Poi esistono forse dei casi di ibridazione SXP o SXG o SXR o SXL, da studiare a parte.

 

Le denticolature e le puntinature vanno viste associata alla struttura scheletrica, che è o con profilo più o meno come lellia, cioè robusta ad apice perlopiù solitamente non ribassato (casi “acutapex”), ma talora ribassato nella sub varietà “tondapex”, oppure la struttura è come nei casi quasi tipici di S, etc., cioè la struttura è più slanciata, ad apice alto, di solito non eccessivamente elongato. Le “lellia” sono di taglia generalmente minore. Diciamo che solo “lellia tondapex risulta con spira apicale ribassata, mentre le S perlopiù hanno la spira apicale più rialzata, ma non elongatissima.

 

Riguardo alle coloriture degli sfondi delle livree conchigliari notare che gli esemplari più freschi di lellia tendono di sfondo livrea al rosso vinato, mentre quelli più “stagionati” in musei o in collezioni private tendono al color salmone ingiallito o brunito; ad esempio vedere esemplari come già rappresentati nell’Atlante 2006 e Universo lumperia, laddove le forme quasi tipiche di M. sebastiani in generale possono raggiungere coloriture mattone più brunito delle lellia”, che sono invece color mattone piuttosto tendente al rosso, talora “pompeiano”.

 

Quindi le varietà limite non ibridate, cioè i casi estremi con caratteristiche specifiche come sopra elencate, sarebbero ascrivibili in totale a 5 tipologie non tutte accumunabili, es. tra loro lellia” non mi pare che presenti le puntinature ghepardiche della “S millepunctata”, tranne che in alcuni casi “dark & stocky= quasi lellia acutapex”.

 

Riassumendo, in totale riconosco 2 + 3 = 5 “varietà” principali di M. sebastiani:

 

  

A sinistra S quasi tipica tendente pauci puntata a macchie.

A destra S quasi tipica tendente multipunctata a punti più parvi, ma non ancora definibile S millepunctataghepardica”, in quanto si notano molti spazi vuoti tra le macchiette del dorso conchigliare (foto prese dalla pagina di Hardy nel sito Conchology Inc., foto rispettivamente ©dei Sig.ri Poppe e ©di Lowtide Shells).

 

Casi anomali multipunctati ed all’opposto casi di M. sebastiani tenuipunctata.

Faccio ancora seguito all’articolo Un salto nei retini conchigliarighepardici

La varietà M. sebastiani millepunctata, cioè retinata stocastica quasi uniformemente “ghepardica”, è abbastanza rara.

Tranne “lellia”, quasi tutte le S sono confondibili con M. pseudosebastiani, però “S millepunctata è più confondibile per via dei punti fini e molto fitti, ma non è confondibile per il colore di fondo delle conchiglie. S è generalmente assai più scura, talora rosseggiante al marrone, piuttosto di P, che invece tende maggiormente al giallino-rosato luminoso.

Inoltre, come già scritto, “lellia” tende maggiormente al rosso “pompeiano”, tranne i casi “dark”.

Questa regola dei colori ha naturalmente le dovute eccezioni, vedere ad es. l’olotipo di S giallino per natura, per di più anche quando i colori potrebbero spegnersi nel tempo, per una lunga conservazione museale.

Inoltre esistono pure esemplari rusty”, color ruggine, rimando al qui presente link.

Infine notare che casi di S paucipunctati tendono di sfondo al color sabbia gialla, vedere successivamente l’immagine della forma S tenuipunctata.

 

Ecco dunque prima subito una varietà di S ben colorita mattone (foto © Alboran Shells in Hardy), con punti chiari non definibili piccoli, ma, essendo molto numerosi e abbastanza fitti, definibili “ghepardici”, pertanto tale varietà multi punctata potrebbe essere una forma “S millepunctata”, anche se le macchiette non sono numerosissime ed uniformi, come nell’esemplare da cui è nato il nome di tale varietà. Si nota anche un certo allineamento delle macchiette, tendente alla livrea di P, tranne il color mattone del fondo. Penso che l’esemplare sia S, pur se la discutibile presenza di piccole flammule subsuturali strette farebbe tendere ad una M. pseudosebastiani a puntini grandi, oppure quanto meno ad un ibrido SXP; oppure indurrebbe anche ad un ibrido SXR?

L’ibridazione SXR è improbabile in quanto, pur non essendo da S la struttura del margine conchigliare, che è schiacciata dritta a centro margine, come in alcune M. pseudodesjardini Le Béon, 2012 (= R), R ha una conchiglia comunque più allungata!

 

Esistono esemplari di S che all’opposto presentano pochissimi punti chiari ed anche perlopiù piccoli (foto © Conchology Inc. in Hardy), su sfondo color sabbia gialla.

Le macchie, anzi i puntini chiari, sono qui quasi assenti e comunque più piccoli e scarsi del solito, da introdurre una varietà S parvi punctata & pauci punctata insieme.

Per abbreviare chiamerò questo caso ipopunctato M. sebastiani tenuipunctata.

 

Albinismo. Vedere Fig. 16 e 17 dell’articolo specifico.

Senza sbiancare completamente anche il fondo livrea, alcune ambiguamente credibili S hanno macchie indefinite e spalmate su fondo livrea a fasce alterne chiaro/beige (es. Fig. 17, con tendenza alle S quasi tipiche), oppure hanno punti quasi assenti su fondo color cammello chiaro (es. “galindoi” Fig. 16, invero non “albineggiante”). L’esemplare isolato “galindoi” si può forse collegare anche alla forma “problematica”, intermedia tra G e V, quindi ora forse pure collegabile ad S, ma una rondine non fa primavera.

 

Conclusione.

Soltanto lellia (= F, vedere Appendice) potrebbe aspirare ad un ruolo tassonomico superiore alla varietà specifica, cioè essere candidata a possibile nuova specie/klepton, o quantomeno potrebbe essere una sottospecie ambientale di S, se non essere un klepton, forse SXO, trascurando per rarità i casi sopraindicati delle presunte S “albineggianti” e scartando, per illogicità delle morfologie, possibili ibridi SXG, oppure SXV, ove le specie ibridanti siano supposte quali parentali di lelliaipotizzata  klepton. E’ un’ipotesi comunque troppo remota.

Per assurdo, se F fosse specie/kl. separata, potrebbero nascere ibridi interspecifici tra S e F, dei quali avremmo già caratteristiche morfologiche di ibridazione in atto, esempio la denticolatura e la grossezza del margine di qualche S quasi tipica, o talora “tozzezze” di struttura intermedie tra quelle tipiche di S e F, con spire apicali perlopiù di elevazione comune “normali”, cioè né ribassate come in alcune lellia tondapex”, né rialzata in forme acute, intendendo cuspidi “normali” come sono perlopiù nelle quasi tipiche S (es. come nel morfo "mixed & elongate" 52 mm), per non parlare ancora di tipologie di puntinature intermedie assai comuni tra S & F.

Le diversità morfologiche esistono, ma non mi appaiono nettamente determinanti per una separazione biologica specifica, dato l’elevato numero di individui con caratteristiche comuni a varietà principali diverse. Pertanto non ritengo F una specie diversa da S.

Ogni singolo esemplare individuale può presentare qualche caratteristica anomala della “subvarietà” di appartenenza, ogni “subvarietà” può presentare caratteristiche comuni di individuazione morfologica con altre “subvarietà”, o addirittura con altre specie/kl., ovviamente senza pretesa di assoluta individuazione specifica, nel senso di individuare esattamente la categoria biologica di appartenenza dell’esemplare in esame.

 

Notare che tutte le lellianon superano 50 mm di lunghezza, mentre le forme “quasi tipiche di S” possono raggiungere 70 mm; ciò potrebbe far pensare che le lellia” siano, un po’ tozze, forme nane e le altre, poco più slanciate, siano forme giganti della medesima S, magari entrambe sottospecie geografiche locali, ma non ho informazioni decisive su tutte le provenienze, spesso sovente indicate genericamente Senegal.

In conclusione le taglie delle conchiglie sono un buon indizio, ma non una prova della loro identità.

Anche la coloritura di fondo non è sempre significativa, perché esistono “lellia” aranciate, come alcune S quasi tipiche, anziché come le in precedenza descritte “lellia” vinate “pompeiane”.

 

 

 

Nelle 2 aranciate immagini soprastanti: a sinistra una “lellia” 41,7 mm, intermedia tra “tondapex “ eacutapex”; a destra una S quasi tipica 59,7 mm; provenienza di entrambe generalizzata Senegal.

Gli allungamenti totali sono circa 1,91 e 1,96, valore normale per le S tipiche, ma assai elevato per la maggioranza delle “lellia”. L’allineamento di alcuni puntini della “lellia 41,7 è pure anomalo.

 

Altro esemplare, ma proveniente dalla Guinea (foto Alboran Shells rilevata da un'asta Web) lunghezza 44 mm, esempio di connubio morfologico tra le varietà tipica della specie Marginella sebastiani e "lellia", perché ritengo tali 2 varietà subspecifiche e non 2 specie biologiche diverse, pur essendo talora distinguibili in forme morfologiche separabili.

Quest'esemplare, in prevalenza definibile lellia”, allungamento 1,78, è notevole per lo spessore del margine come le “lelliaadulte e puntinatura quasi tipica di “lellia”, ma unitamente ad una struttura conchigliare poco più esile, come le forme quasi tipiche di S e di loro quasi pari coloritura intermedia.

 

 

Relazioni con altre specie del Complex super allargato.

Riepilogando le tipologie di puntinature, mentre i puntini chiari di M. glabella atalanta, G bordeaux, M. irrorata pseudoirrorata, pseudoglabella lellae, visayae pseudovisayae e pseudosebastiani sono generalmente ghepardici sotto i 2 mm di diametro (e ravvicinati), i punti delle M. sebastiani definite quasi tipiche e soprattutto delle M. sebastiani lellia sono generalmente sopra i 3 mm di diametro e distanziati tra loro anche ben oltre il diametro, determinando interassi anche molto oltre 2 diametri.   

 

Fino al 2001 le specie non fossili e note del M. glabella & sebastiani Complex, inteso super allargato a M. irrorata, goodalli, aurantia ed alle altre marginelle del West Africa più simili a M. sebastiani, cioè allora solo M. desjardini, erano allora descritte ufficialmente soltanto 6 (A, D, G, O, I, S).

Nel 2001 io buttai un sasso nello stagno introducendo P. Oggi quelle descritte in cartaceo sono diventate 13, ma il loro numero è destinato a crescere, credo di almeno 9 unità, comprendendo sia le vere specie, che i probabili klepton, e le loro varietà, cioè tutti quei morfi già oggi distinguibili morfologicamente come morfi fra loro diversi, ma biologicamente di assegnazione ambigua, cioè se riconoscibili come vere nuove sp./kl., oppure notevoli varietà, ma solo varietà subspecifiche.

Una di queste ambigue nuove “specie” potrebbe essere Marginella (kl.?) lellia, ma credo sia solo una bella “varietà” di S, leggermente meno allungata e di struttura poco più robusta delle altre varietà tipica e quasi tipiche di S.

 

Flavio Mattavelli  Release 14/09/2022   matta.a@tiscali.it

 

Appendice ed allegato riassuntivo sulla mia simbologia sintetica.

 

Ecco l’elenco alfabetico di tutte le “specie” recenti (non fossili) riconducibili al glabella Complex come qui inteso, allargato al massimo grado di similitudine con G, specie ricollegabili come galassie ruotanti attorno ad un nucleo centrale di materia oscura (Complex in senso stretto costituito solo da “glabella/visayae/irrorata”), specie tutte del Genus Marginella Lamarck, 1799, affiancando le lettere della mia simbologia sintetica alle 13 specie attualmente già accettate da WoRMS:

aurantia……………….……...…..A       Lamarck, 1822

desjardini………………..……....D       Marche-Marchad, 1957

glabella………………….…………G       Linneo, 1758/1767

goodalli………………….…………O       G. B. Sowerby, 1825

irrorata………………………..…….I       Menke, 1828

lamarcki………………..………….K       Boyer, 2004 (v. 5 confondibili marginelle simil-glabella etc.)

mattavellii………………..……..M       Cossignani, 2021 (v. Albinismo delle simil-glabella)

pseudodesjardini………….…..R       Le Béon, 2012 (v. Marginella pseudodesjardini)

pseudoglabella…………….……L       Mattavelli, 2018 (v. Descrizione comparativa)

pseudosebastiani……….……..P       Mattavelli, 2001 (MMM n°34, aprile 2001). Esistono almeno 2 varietà principali di P, però non denominate singolarmente.

sebastiani ……….…………….….S       Marche-Marchad & Rosso, 1979, con almeno 2 varietà base di S, cioè millepunctata, tenuipunctata e varietà quasi tipiche raggruppabili in una S subtipica, senza attribuzione di sigle sintetiche alle 3 varietà citate, tranne l’attribuzione specifica comune di S, mentre ho separato una seconda varietà base denominata lellia”, con l’attribuzione di un ipotetica sigla F, a sua volta suddivisa nelle 2 sub varietà “tondapex” e “acutapex”, queste senza sigle distintive.

velai…………………….……...….W       Galindo e Cossignani, 2020 (MMM n°108…)

visayae…………………..….…….V       Mattavelli, 2021 (MMM n°113…). Esistono almeno 2 varietà di V: olotipo e tipiche a punti ultra fini e pseudovisayae a punti grossolani, che potrebbe essere siglata Y.

 

Ecco inoltre l’elenco delle altre 9 presumibili “sottospecie” non ancora ben definite come tali, o di diverso inquadramento biologico da individuare, ma già morfologicamente definite, riservando la lettera …X… alla composizione di presumibili effettivi ibridi sterili, o talora forse klepton ibridogenici:

glabella? albida……………….B       Mattavelli 2005/2021 (v. Albinismo delle simil-glabella)

glabella? atalanta……………N       Mattavelli 2021 (nel link Foto 12 B).  

glabella? bordeaux………….U       Conchology. Inc. (v. ghepardiche”) probabile varietà di C

sebastiani? galindoi?..........Z       Mattavelli 2021 (Revisione di G Foto 4 e Albinismo_2 Fig. 16)

pseudoglabella? lellae……..E       Mattavelli 2018 (rif. ipotesi visayae)

sebastiani? lellia…………..….F       Mattavelli 2006/2022 = varietà di S o improbabile klepton                         

glabella? neoglabella……...C       Mattavelli 2021 (Revisione di G Foto 9 & 9B)

irrorata? pseudoirrorata….T       Mattavelli 2017 (Marginella pseudoirrorata)

irrorata? tizianica…………...H       Mattavelli 2021 (Revisione di G Foto 18)

 

Per eventuali altre simbologie di altri eventuali morfi di quest’ultimo gruppo resterebbero pertanto a disposizione le sigle Q e J.    

 

Nell’articolo 5 confondibili marginelle simil-glabella avevo adottato i simboli X, A, Y e Z con significati diversi da quelli sopraesposti, Vi prego di dimenticare quei significati, a favore degli attuali.

Nelle celle e nell’elenco finale delle specie dell’articolo Revisione di M. glabella compaiono dei morfi qui dimenticati, es. M. glabella xantica, M. irrorata albinea. Probabilmente questi morfi possono rientrare in varietà sottospecifiche già sopra elencate, occorre verificarne la trascurabilità biologica.

Alcuni nomi da me introdotti in passato sono oggi inquadrabili in specie/varietà meglio definite.

Es. i morfi “incredibilis” del 2011 già poco oltre il 2012 venivano riqualificati M. pseudodesjardini; altro es. “lumperia oggi può rientrare in M. pseudoglabella. Avevo già posto l’argomento “varietà lellia” nella pagina Universo lumperia, per poi arrivare a definire M. pseudoglabella. In tale pagina sono presenti anche altre foto di lelliaetc.

Marginella glabella antinea, problematica, mutabilis oggi possono rientrare in M. (kl.?) visayae.  

Altri nomi di varietà più uniche che rare sono tuttora validi, ma biologicamente poco influenti, mentre sarebbe molto più utile stabilire in quale modo possono esistere vere marginelle klepton. Ad es., nell’articolo Altri klepton nel Marginella glabella Complex? vedere i morfi “giselica ed eurekia”.


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