Mattavelli Ing. Flavio

Marginella (kl.?) visayae Mattavelli, 2018 nuova presunta “specie”.

Marginella pseudoglabella lellae Mattavelli 2018, M. irrorata pseudoirrorata Mattavelli 2017, presunte “varietà” di sp. note.

 

Indizi per il riconoscimento visuale di 3 morfi dubbi, in scorporo delle note sp. M. glabella, M. pseudosebastiani, M. pseudoglabella & M. irrorata.

 

Premessa.

E’ fuor di dubbio che Marginella glabella (Linneo, 1758) sia una specie estremamente variabile, al pari della specie M. irrorata Menke, 1828, e che tali 2 specie siano ben distinte biologicamente, come risulta dall’analisi delle parti molli, ma sono specie talora confondibili nelle conchiglie, per via della loro simile morfologia.

Per di più nel medesimo Complex del West Africa esistono altre “specie” con loro confondibili: M. pseudosebastiani Mattavelli, 2001, M. pseudoglabella Mattavelli, 2018 e non solo.

Nel Complex ho qui individuato 3 diverse morfologie conchigliari (in simbologia sintetica E,T & V), cercando di chiarificare una precedente confusione di ambigue denominazioni degli stessi morfi, o forme morfologiche, senza la pretesa di 3 definitive affermazioni scientifiche classificative di nuove categorie specifiche o di loro varietà biologiche, purtroppo in qualche caso ancora confondibili nella morfologia delle loro conchiglie.

La disomogeneità delle forme di popolazioni animali adiacenti nella stessa zona non può essere presa sempre come metro per separare le specie biologiche nella loro variabilità, talora si tratta di semplici varietà di diverse popolazioni monospecifiche (razze), ma talora anche poco diversificabili morfi possono significare vere e proprie specie diverse e sorelle.

Non sto qui ad approfondire le distinzioni tra i concetti di varietà, specie e klepton ibridogenici (e loro varietà), o meglio categorie di "specie" biologiche e loro "sottospecie" geografiche e/o morfologiche, partendo dal concetto di varietà specifica (o razza), intesa di rango sempre inferiore (cioè subspecifico) alla “specie”. Un morfo può divenire il morfo specifico tipico della “specie” e/o della “sottospecie”: in tal caso altri morfi simili ma diversi della stessa “specie” possono essere o varietà atipiche o ibridi morfologici con “specie” diverse, ulteriormente suscettibili di essere in realtà o veri ibridi o klepton.

 

Nel presente articolo sarò in pratica (pseudo) “splitter”, nel senso di riferirmi a 3 morfi dubbi come se fossero 3 probabili nuove “specie” E, T, V, persino riferitamente a Marginella irrorata Menke, 1828, varietà pseudoirrorata Mattavelli, 2017, che qui verrà talora citata come T = M. pseudoirrorata Mattavelli, 2018 (dopo aver visionato che la tendenza pratica dei collezionisti è di considerare, in teoria erroneamente, le varietà significative come specie, es. v. i siti Web di Eddie Hardy e Bagni Liggia di Claudio Galli). Per me “pseudoirrorata” continua ad essere in realtà solo una “varietà” biologica, tuttavia è in pratica un’utile “specie” (soltanto) morfologica.

 

Simbologia di base per una mia scrittura sintetica.

Per le “specie” verrà usata la seguente simbologia, già adottata in altre parti del mio sito Web, indicando inoltre con la scrittura ...X... qualsiasi morfo ibrido morfologico apparente. Tutti i casi ibridi verranno qui comunque intesi simmetrici, cioè AXB = BXA. In alcuni morfi è possibile individuare delle ibridazioni apparenti di 2 “specie”, suscettibili di essere anche o “veri ibridi” sterili, o “kleptonibridogenici fertili. Invece i “veri ibridi" ed i “klepton” sono impossibili da individuare nella loro essenza biologica, a partire dalla sola morfologia delle conchiglie. Pertanto devo ammettere che le mie classificazioni potrebbero essere in qualche caso errate, essendo basate solo sulla morfologia apparente.

Ho perlopiù tralasciato Marginella aurantia (A) e lamarcki (K), desjardini (D) e pseudodesjardini (R), goodalli (O) e sebastiani (S), specie che pur farebbero parte di un Complex allargato di M. glabella, ma sono rami relativamente separabili, per uno studio più diretto degli altri rami qui di seguito citati, più interconnessi tra loro.  Ho tralasciato inoltre per semplicità tutte le cosidette forme “albine” e/o leucistiche, siano esse intese come varietà mutanti oppure come ulteriori “specie” biologiche, da verificare a parte.

Simbologia delle specie di base già note e di seguito principalmente trattate:

G = Marginella glabella Linneo 1758
P = Marginella (kl.?) pseudosebastiani Mattavelli 2001
= per qualcuno forse kl. GXS, ma per me P è specie autonoma.
L = Marginella (kl?) pseudoglabella Mattavelli 2018
= forse kl. GXP? No; osservare che P non è comune in Senegal; L vive solo in Senegal! Quindi L = forse GXS? O GXE? No; L = specie!
I
= Marginella irrorata Menke 1828

Future possibili nuove specie o klepton, categorie non ancora ben definite biologicamente, oppure soltanto possibili “varietà” delle precedenti, “varietà” qui trattate come “specie”: 

T = Marginella pseudoirrorata Mattavelli 2018, in realtà biologicamente = varietà Iv (*)

V = Marginella (kl.?) visayae Mattavelli 2018 (vedere avanti le Fig. 12, 13, 14, 19, qui così ridenominate, diverse da GXI? Forse). Probabilmente V = vera nuova specie autonoma!

E = Marginella lellae Mattavelli 2018, varietà “e” per la quale l’assegnazione specifica è molto dubbia, tuttavia in realtà molto probabilmente E = varietà Le.

Il morfo “visayae” in consistenza numerica di esemplari a me noti supera abbondantemente il numero degli esemplari dei rari morfi “lellae” & “pseudoirrorata”, sebbene la rarità di tutte le conchiglie sia un concetto relativo al loro ambiente geografico ed ai metodi di raccolta e di mercato.

 

I precedenti simboli sintetici maiuscoli verranno utilizzati anche nei diversi significati delle corrispondenti lettere minuscole, posizionate in aggiunta, con significati diversi a seconda della posizione di utilizzo dei simboli tra loro accoppiati, a significare una “specie”, es. maiuscolo V, oppure una varietà, anche attribuibile ad una “specie” diversa, es. minuscolo v nella scrittura Iv = M. irrorata varietà pseudoirrorata. Cioè, quando una forma individuata verrà attribuita come varietà di una categoria preesistente, l’assegnazione verrà sintetizzata in una lettera maiuscola per la categoria specifica, seguita da una minuscola per una varietà della stessa, varietà intesa sempre subspecifica, fino a prova biogenetica contraria. Altro esempio, “lellae” potrebbe essere o una nuova “specie”, sintetizzabile in E, oppure una nuova “varietà”, sitetizzabile in “e”, a sua volta potrebbe essere Ge oppure Le, oppure altro da precisare. I questi casi la lettera “e” sta ancora per il nome “lellae” (casualmente varietà “e” = esimia, eccellente, egregia), ma in sostanza significa soltanto una varietà “e” rispettivamente o della specie G, o di L, oppure una varietà di un ibrido da individuare.

Le forme tipiche di una specie verranno indicate raddoppiando lo stesso simbolo specifico, es. Gg per M. glabella tipica, Vv per M. visaya tipica, Ee per M. lellae tipica, se forme intese come specie.

Le stesse lettere minuscole potrebbero assumere diversi significati; in tal caso il diverso significato verrà precisato quando necessario, es. Iv = varietà “pseudoirrorata” della specie I, diversa da Vv = varietà tipica della presunta nuova specie “visayae” = V. Se “pseudoirrorata” fosse una forma nana di V (cosa che non credo che sia), non potrebbe chiamarsi Vv, ma dovrebbe avere una sigla con minuscola diversa, poniamo Vn (n = nana). Del resto potrebbe anche essere “pseudoirrorata” = IXV, tutto da dimostrare geneticamente (*).

Per evitare confusioni, qualora s’intenda “pseudoirrorata” come una praticamente possibile (ma in realtà certamente improbabile) nuova specie, essa verrà indicata con T.

Uno stesso nome di rango inferiore, come una varietà “mutabilis” rispetto alla specie base, può essere attribuito a diversi ranghi superiori, cioè diverse specie potrebbero possedere diverse varietà con lo stesso nome, ad esempio diverse varietà sempre con lo stesso nome di “mutabilis”. Per tutte le lettere m = in teoria alle possibili varietà “mutabilis” delle diverse specie Im, Gm, Lm, Pm, Vm, ricordo che avevo introdotto nel 2005 soltanto la varietà Gm = Marginella glabella mutabilis Mattavelli 2005: vedere avanti il capitolo Precedenti denominazioni.

Tuttavia è meglio che tale varietà, ed anche denominazione “mutabilis”, troppo generica, venga abbandonata, soprattutto per la specie G, onde evitare che confluiscano in “mutabilis = Gm  molti dei morfi solitamente attualmente confusi tutti nel calderone delle vere G, insieme a quelli falsamente supposti G, ma in realtà possibili morfi di categorie biologiche diverse da G.

Per ogni regola può esistere la sua eccezione (a dimostrare che la regola può essere sbagliata), infatti più avanti verrà introdotta la varietà Vm, sostanzialmente per affermare che non si tratterà di Gm, bensì di morfi “m” distinguibili e probabilmente biologicamente si tratta anche di 2 distinte varietà delle 2 diverse specie G & presunta V (purtroppo con residui problemi di riconoscimento morfologico, vedere avanti, al capitolo Denticolature di I, G, V).

 

Marginella lellae Mattavelli, 2018.

La “derivatio nominis” è dovuta a mia moglie Graziella, detta Lella.

Dopo aver introdotto come “specie” Marginella pseudosebastiani e M. (kl.?)  pseudoglabella, restava problematica l’assegnazione specifica di alcune (rare) forme conchigliari simili alla seguente foto, forme potenzialmente suscettibili di divenire o una nuova “specie” M. lellae, con diverse sue ipotetiche varietà, od in alternativa divenire “varietà” subspecifiche di altre specie già note, oppure klepton ibridogenici, oppure rari ibridi occasionali sterili.

Il problema di “lellae” era invero già presente nel mio articolo Universo lumperia, del 2013 etc., poi nella mia pagina Web Links, del 2017, indi nell’articolo Nuovo sguardo ai mondi di M. glabella e pseudoglabella, 2017, al quale ha fatto seguito la descrizione di Marginella pseudoglabella Mattavelli, 2018 sulla rivista Malacologia Mostra Mondiale, numero 99 dell’aprile 2018, pag. 29/30, per altro descrizione integrabile tramite il mio articolo Descrizione comparativa di Marginella (Kl.?) pseudoglabella Mattavelli, 2018 nuova “sp.” .

Il morfo “lellae”, già simil individuato in Universo lumperia, era ipotizzato nel 2013-2015 come ipotetica “pseudoglabella”, ma, successivamente al 2017, il nome “pseudoglabella” è stato riservato alla nuova “specie” L tipica, che non è esattamente con la stessa morfologia di E, per cui ad E è stato ora assegnato il nuovo nome di “lellae”, per la distinzione di un’eventuale nuova “specie” E.

Si vedrà alla fine che invero E = Le, dunque la denominazione “lellae” significherà solo una nuova più notevole “varietà” di L.

 

E  20180721_160528

Fig. 1. La forma lellaeè sostanzialmente identificabile nella foto a sinistra, conchiglia lunghezza 42 mm.

Osservo che al recto la conchiglia si presenta più chiara, compreso il margine interno del labbro, color panna, non ambrato come il margine del dorso. Cioè al recto “lellae” si presenta di livrea come in Fig. 2 (quasi come nella Fig. 4, pos 2 e nella Fig. 8, tuttavia la punteggiatura chiara della livrea è diversa, guardando soprattutto sul dorso).

La forma presenta in tutta la livrea dorsale moltissimi puntini chiari, piccoli e ben distinguibili, tutti separati tra loro a retino, puntini non impastati, su sfondo color mattone. La loro caratteristica morfologia non è affatto comune, e si riscontra lontanamente simile a quella di altre specie note, soltanto in alcuni rari morfi creduti di alcune specie note.

Ciò che distingue maggiormente i puntini di “lellae” è la loro reticolazione regolare, ad es. in analogia morfologica con la varietà "pseudoirrorata" (vedere Fig. 2 e 3), che però è invece decisamente di taglia più piccola, circa la metà.

Intendo collocare "lellae" in una precisa distinguibile morfologia caratteristica, rielaborando alcune mie precedenti identificazioni.

Del morfo “lellia” esistono altri sporadici esemplari identificabili nello stesso morfo, esemplari non comuni ma credo neppure tanto rari, comunque a me noti in basso numero, di provenienza dubitevole, ragioni per le quali in passato non avevo pensato che “lellae” potesse essere una nuova specie o sottospecie, inquadrando gli esemplari quasi tutti nella variabilità di M. glabella, o meglio M. pseudoglabella. Infatti, ad esempio v. sotto esemplare lungo 52,5 mm, nel 2017 avevo pensato ad una forma di “pseudoglabella”, ma la regolarità dei puntini di tale esemplare oggi potrebbe far pensare ad una forma autonoma, distinguibile non solo morfologicamente da M. pseudoglabella tipica, ma anche da lei distinguibile biologicamente.

 

 

Fig. 2.

Esemplare 52,5 mm = “lellae”, probabilmente da considerarsi una forma atipica di Marginella pseudoglabella = Le, se non una nuova “specie”autonoma = E.

 

 

Esemplare affiancato da un esemplare 23,5 mm, da considerarsi un morfo sintipico di Marginella irrorata var. pseudoirrorata = Iv, se non una nuova (in realtà pseudo ) “specie” = T.

T+E  RIMG0113RIMG0115  E+T

T  pseudoirrorata

Se non fosse per le dimensioni maggiori e per la conicità della spira meno accentuata, “lellae” sarebbe pure confondibile con la varietà “pseudoirrorata” della specie M. irrorata Menke, 1828, essendo tale varietà da me introdotta nel 2017 come sottospecifica di “irrorata”, ciò fatto sia in Internet che nella rivista MMM n° 96 del giugno 2017, pag. 31.

 

Fig. 3. Riporto a latere l’immagine “dell’olotipo” di Marginella pseudoirrorata Mattavelli 2018, visivamente portata circa alla lunghezza della conchiglia in Fig. 1, ma osservare che quella “lellae” è lunga 42 mm, mentre questa “pseudoirrorata” è 23,5 mm, provenienza West Sahara. “Pseudoirrorata” ha puntinatura quasi identicamente reticolata a retino regolare come “lellae”, ma il diametro dei puntini è ben più piccolo. La conicità dell’apice della spira di T è tuttavia perlopiù diversa da “lellae”. Si tratta di 2 molluschi diversi, nelle dimensioni e nei profili scheletrici delle conchiglie, mentre altri esemplari potrebbero avere in comune talora la colorazione di fondo bordeaux di L & T oppure il color mattone di E.

 

Piuttosto di cercare erroneamente di identificare “pseudoirrorata” e “lellae”, osservare una somiglianza di retini delle livree anche con quelli di alcune conchiglie, quasi doppie di lunghezza rispetto T, morfi che avanti verranno denominate “visayae”, piuttosto dell’ambigua denominazione data in passato di “irrorata gigas” o Gm (v. avanti le forme in foto di M. irrorata Poppe, Fig. 12, 13, 14, etc.). Si potrebbe parlare di tali “visayae” come di una nuova “specie” V = Marginella (kl.?) visayae Mattavelli, 2018.

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Fig. 4. Riporto un lavoro di Giubit del forum Malachia del 2007. Allora, nella posizione 2 veniva individuata o una Marginella glabella antinea Mattavelli 2005, intesa come GXP = Ga, lunghezza 40,8 mm (x 23,5 mm), oppure, essendo confondibile con una adulta ma piccola M. pseudosebastiani anomala, ritenuta in alternativa più probabile soltanto una varietà atipica di P = M. pseudosebastiani Mattavelli 2001.

Nella pos. 1 è raffigurata infatti una Pp = M. pseudosebastiani tipica, lunghezza 51,4 mm.

Nella pos. 3, lunghezza 33,7 mm (x 19,2 mm), stesso allungamento conchigliare di Ga, però nel forum 2007 da me chiamata M. glabella mutabilis Mattavelli 2005, allora intesa come ibrido morfologico GXI = Gm.

Forme simili alla pos. 3 in altri siti sono spesso indicate come forme di M. irrorata Menke, 1828, anzi appaiono ai più come “irrorata gigas” (es. v. avanti alcune foto dei Sig.ri Poppe).

Ora le denominazioni di alcune varietà supposte “antinea& ”mutabilis” vanno riviste per l’assegnazione specifica, alla luce di attenti studi sulle svariate “irrorata gigas” del Web, che non possono essere denominate tutte proprio forme di “irrorata”, e nemmeno di G, bensì talune hanno una loro morfologia caratteristica, denominata poi visayae”, tipicamente (invero poco) diversa sia da Ga che da Gm & I.

La nota più caratteristica di “visayae” tipica è la retinatura fine ed omogenea della livrea delle conchiglie, senza arrivare allo sparpagliamento dei puntini del retino, ad es. come quello più grossolano della pos. 2, ma certamente presentando un retino a puntini fini tutti ben distinti, molto più distinti dei puntini quasi tutti impastati per la loro estrema finezza sovrapposta, come appaiono invece nella pos. 3.

In pratica “visayae” è una condizione intermedia tra i morfi 2 e 3, che potrebbe persino sconfinare nella punteggiatura dei morfi E & T, tuttavia se ne distingue solitamente per la denticolatura grossolana del margine.

In teoria si potrebbe obbiettare che quando morfi contigui presentano morfologie concatenate, spesso si tratta di esemplari della stessa specie, in diverse varietà. Tuttavia in biologia questa non è una condizione necessaria e sufficiente per dire che si tratta della stessa specie. Esistono infatti le specie sorelle, quasi uguali ma diverse (ed esiste la “super” specie unica ma molto variabile, da sembrare tante specie).

Nel caso in questione “visayae” verrà da me ritenuta una “specie” distinta sia da G, che da P, che anche da L, da vere “irrorata gigas” ed eventuali loro ibridi. In base a tale nuova “specie” V potranno formarsi in teoria altri ibridi morfologici, es. VXP, VXG, VXI, VXL, oppure anche ibridi di V con E oppure T (**).

In questa nuova ottica i morfi “antinea” e “mutabilis” potrebbero avere una sostanza biologica ben diversa da quella stimata con Giubit, sostanza però risolvibile solo con analisi genetiche.

 

Tornando per analogia al morfo “lellae = E”, di puntinatura diversa ma forma scheletrica molto simile alla “specie” L = M. (kl.?) pseudoglabella Mattavelli 2018,  “E” potrebbe essere una sottoforma “e”, intesa come varietà sottospecifica, della medesima “specie” biologica “L”, cioè “Le”, piuttosto che essere una sottoformaGe” atipica della specie “G”.

Inoltre, tranne che poter essere tale ipotesi, in verità “lellae” per la morfologia non appare essere una varietà di nessuna delle singole specie già note del Complex di M. glabella, ma potrebbe essere una nuova specie sorella, oppure un ipotetico ibrido? 

 

Casi G X L  ed anche I X V

Sono casi logici di quasi irrisolvibile assegnazione morfologica oggettiva. Soprattutto se si pensa che G, L, I, V siano 4 diverse specie biologiche, è logico pensare alle loro scarse possibilità di ibridazioni GXL & IXV, casi comunque da scartare per un'eventuale identificazione di E.  

Infatti non si può in teoria trascurare una possibile eventuale ibridazione saltuaria occasionale sterile, o continua ibridogenica fertile (klepton), tra G & L, cioè GXL, ma E non si può far derivare morfologicamente da tale ibrido, per la mancanza di precise reticolazioni dei puntini, sia in G che in L. Semmai potrebbe essere GXE = Ll.

Analogamente non si può in teoria trascurare una possibile eventuale ibridazione saltuaria occasionale sterile, o continua ibridogenica fertile (klepton), tra I & V, cioè IXV, in particolare IvXV = TXV, tuttavia E non si può far derivare morfologicamente da tale ibrido, pure presumibilmente a punteggiatura ben reticolata, perché il profilo conchigliare di E è diverso, sia da Iv = T, che diverso dai profili di Vv, Vm, etc., cioè è diverso dai profili conchigliari scheletrici di tutte le presumibili varietà della ritenibile specie V.

Teoria

Per il morfo Vv fare tipicamente riferimento alle Fig. 13 e 14.

Nei morfi E, T, Vv & Ga abbiamo individuato un particolare tipo di punteggiatura a reticolo regolare, diciamo ghepardica”, inesistente nelle altre “specie” del Complex. In alcune altre forme di I, V, Gm il retino tende ad essere più fine ed all’impastamento dei puntini, che talora (anche più piccoli) si sovrappongono in linee a zig-zag. Nella Gg l’impastamento è quasi sempre totale, mentre nella Ll i puntini mantengono sempre una certa distinzione, ma solitamente perdono la reticolatura. Nella P i puntini si distanziano a reticolo perso, in una distribuzione quasi casuale, talora allineati, con diametro dei puntini maggiore di quello di E,T, Vv & Ga, diametro per P contemporaneamente minore del diametro dei puntini di S, che sono invece sempre distinti caoticamente e leggermente più grandi di tutti.

Riguardo alla particolare caratteristica punteggiatura “ghepardica” comune a E, T, Vv & Ga, si potrebbero trascurare per il momento le punteggiature di P & S, per focalizzare l’attenzione sulle punteggiature “non ghepardiche” di L, I & in genere G (tranne il morfo chiamato Ga, ma che si vedrà non è varietà di G). Invero in I esiste solitamente un reticolo fine, ma è meno evidente di quello “ghepardico” più marcato di T, E, Vv (& Ga). Il profilo scheletrico di Ga richiama comunque quello di P, pertanto trascurerei Ga nella successiva griglia, dove Ga andrebbe posizionata tra G & Vv, direi fuori dal foglio, verso P, tuttavia Ga richiama anche il profilo scheletrico di E, dunque potrebbe essere Ga = VvXE (**).

Consideriamo una griglia a 6 maglie, aventi ognuna le 6 “specie” seguenti (senza P & Ga), tra di loro corrispondenti in base alle punteggiature, evolventi in orizzontale dai puntini non regolari, quasi sempre impastati e talora zigzagati, a quelli, sempre piccoli, ma sempre reticolati e marcati regolarmente in un retino ben evidente. In verticale ho posto quindi le 3 specie già ben note I, G, L, nelle loro varietà tipiche in ordine di dimensioni crescenti, in corrispondenza dei dubbi morfi T, Vv, E, posti anch’essi in ordine di dimensioni crescenti.

Ii

T ( = Iv)

Gg

Vv

Ll

E (= Le)

In base a tale griglia a 6 maglie c’è indubbiamente un’analogia evolutiva, nei 2 assi cartesiani, da far pensare che T, Vv & E possano essere rispettivamente sottospecie delle specie della colonna di sinistra. Tale pensiero va verificato, per evitare congetture invalide per uno o tutti e 3 i morfi dubbi. La verifica si deve fare tenendo conto di una molteplicità di altri fattori morfologici, da verificare ulteriormente tramite caratteristiche genetiche, queste tuttavia inaccessibili al collezionista medio.

 

In natura si osserva la tendenza di passare dall’ordine al disordine in modo irreversibile, es. entropia in termodinamica, miscelazioni di polveri e liquidi in agitazione, quindi ho pensato che anche per le reticolazioni dei puntini delle conchiglie di tali marginelle ci possa essere un’irreversibilità, nel caso di ibridazioni con variazione di reticolo. Cioè una conchiglia che presenti puntini impastati può derivare da un parente reticolato ed uno non reticolato, ma una conchiglia reticolata non può derivare da una non reticolata ibridata con una reticolata. Quindi E non può derivare da G, o da L tipica, o da P (tutte non ben reticolate), ibridate con I, oppure con V (reticolate comunque solitamente più fini di E, tranne Iv = T e la forma creduta Ga).

Tra ordine e disordine esiste uno stadio intermedio tensionale, nel quale si può considerare ancora ordinato ciò che si disordinerà, e viceversa, si può considerare disordinato ciò che in realtà è ancora ordinato, quindi L può essere vista come uno stadio di E in tensione, ma non ibridata con le altre “specie”. Occorre considerare altre caratteristiche, oltre alla punteggiatura, in particolare la taglia, il profilo dello scheletro conchigliare, l’allungamento della conchiglia, la conicità dell’apice e la denticolatura del margine, nonché l’età del mollusco.

Considerando coinvolta la vera specie “irrorata” = I, che per me è solo di dimensioni nane, si dovrebbe scartare l’esistenza dei casi teorici IXL, IXE, IXP, tutti presumibilmente incompatibili di ibridazioni non morfologiche per motivi dimensionali, sebbene nei molluschi esistano casi di nanismo e gigantismo della stessa “specie” e siano possibili casi di rinvigorimento degli ibridi. In effetti si può notare l’assenza in natura dei casi morfologici IXL, IXE, IXP, mentre per gli esistenti casi  IXG ed IXV la confusione morfologica è massima, talora irrisolvibile.

Non ho trovato neppure gli ibridi morfologici VXP, PXE, a significare che tra queste 2 categorie biologiche potrebbero non esistere affatto effettive ibridazioni, quasi a dimostrare una vera loro separazione specifica, mentre per EXV seguire la discussione.

 

Discussione analitica inerente le morfologie E & V.

All'interno del Marginella glabella Complex le molteplici forme delle conchiglie sono così diversificate che, anche qualora non si riconosca la presenza di categorie "klepton" (che per me invece potrebbero costituire la maggioranza del Complex), si debba perlomeno riconoscere alcune varietà delle cosiddette "specie", come varietà ben distinguibili e talora ben distinte, allo scopo di intendersi, se non altro come riferimento collezionistico morfologico, prima che come riferimento biologico sostanziale.

Eppure in tutta la sua difficoltà si presenta spesso il problema di come attribuire una varietà ben distinta ad una specie biologica già precedentemente individuata come tale.

Infatti, nella sottile differenza tra varietà e specie morfologica, la difficoltà di distinzione viene ampliata quando si passa al concetto di specie biologica, o addirittura al concetto di "klepton", concetti suddividibili in molteplici loro varietà, giustamente non riconosciute dall’ufficiale tassonomia ICZN.

Precedenti denominazioni.

In passato avevo già introdotto alcune notevoli varietà, più o meno evidenti, delle specie del Complex, soprattutto ricollegabili alle specie G, P, I. Precisamente:

·        Gm = Marginella glabella mutabilis Mattavelli 2005, allora intesa come "GXI", tuttavia è possibile la confusione con IvXL, o con GXE, etc., al punto che oggi un'unica Gm non esisterebbe più ben riconoscibile univocamente come tale, sarebbe un'omonimia, e dovrebbe essere splitterata ed anche forse moltiplicata nelle ambivalenti varietà "lellae 2018" (v. avanti) o in più varietà di klepton comunque da precisare. Occorre tener conto di alcune varietà di G & I incontrate nel sito dei Sig. Poppe, cioè in www.conchology.be , varietà in parte alle quali io darei un diverso inquadramento sistematico, a giudicare dalla discutibile morfologia di talune. Per puntualizzare la situazione vedere appunto i capitoli Analisi del morfo “lellae Mattavelli 2018", Riferimenti fotografici riassuntivi e Definizione dei morfi “visaye Mattavelli 2018”.

·        Gmg = M. glabella mutabilis ghepardica v. Universo lumperia Fig. 17 a = Gm & Fig. 17 b = Gmg, 2015, oggi probabilmente da intendersi tutte forme di V? Più avanti, nel capitolo Definizione di “visayae”, verrà posto Gmg = Vv. Nel presente articolo vedere la Fig. 19.

·        Ga = Marginella glabella antinea Mattavelli 2005, allora intesa come "GXP" (Fig. 4 pos. 2), oggi tale interpretazione di “antinea” è discutibile, comunque non intendo Ga  addirittura come Vv = forma tipica della nuova “specie” V (Fig. 13 & 14); credo che si tratti di 2 morfi simili, ma diversi biologicamente, forse Ga = VXE (**).

·        Kl. Ga = M. kl. antinea Mattavelli 2011 (42,5 mm, nell’articolo Altri Kl…., esemplare già in foto 14 A nell’articolo Problematica 2005, La variabilità fatta specie, e colà in altri simili esemplari, nel 2011 probabili Kl. GXP, oggi tale interpretazione va rivista e scorporata, restando alcuni esemplari forme di P, altri di G, altri di V, altri di GXV, ma in maggioranza penso probabilmente questi ex kl. Ga = Kl. VXL, intendendo L comprensiva di E, essendo E = Le (**).

·        Iv = Marginella irrorata Menke 1828, varietà pseudoirrorata Mattavelli 2017, oggi (2018) potrebbe essere Iv = T nuova presumibile, ma non presunta vera specie T (Fig. 3).

La denominazione Gm Mattavelli 2005  era omnicomprensiva di diversi morfi, tra cui il più notevole e numeroso di esemplari è quello oggi chiamato V Mattavelli 2018.

All’incirca nel 2011, nell’occasione di pseudodesjardini giselica, io portai avanti l’idea delle marginelle klepton, quindi Gm fu identificata come kl. GXI, con una certa forzatura, perché essendo G & I due specie separate, difficilmente potrebbero generare klepton, cosa comunque non impossibile. Nel 2012 Roger Le Béon introdusse M. pseudodesjardini come nuova specie (R) separata da PXD e da SXD, ma potrebbe anche essere proprio R un klepton. Infatti io continuo a credere che i  molluschi klepton siano possibili, anche se non certi.

Dal 2013 al 2017 ho continuato a credere nell’esistenza del klepton GXI = Gm, ma ora (2018) s’impone l’osservazione che la creduta varietà Gm mi appare troppo “mutabilis” in alcuni esemplari, mostranti caratteristiche morfologiche di una “specie” separabile da G, ed anche da I, quindi probabilmente trattandosi di una nuova specie biologica V, genetica ed ambiente permettendo.

Riguardo alla separazione dei morfi V, essi erano noti in precedenza per alcuni “dealers” perlopiù sotto le mentite spoglie di I (per altri di G), e per me invece erano perlopiù ritenuti, direi erroneamente, Gm fino ad oggi (Gm che però invero ancora oggi potrebbe esistere nella sostanza di G, soltanto per alcuni esemplari della varietà ancora ritenibile G“mutabilis”, intesa come parte residua delle precedenti Gm).

L’abito non fa il monaco, tra gli una volta tutti confusi Gm, i veri monaci (di G oppure I) sono pochi; alcuni numerosi altri sono pseudo monaci, sostanzialmente irriverenti di G o I, perché anzi mi appaiono quasi tutti vestiti con gli abiti di un’altra congregazione V; chiamiamoli tipicamente Vv, da considerare insieme con eventuali varietà Vm e con eventuali ibridi di V. Infatti altri ancora si discostano da Vv, li ho chiamati Vm, perché non si possono più chiamare Gm (oppure Im), perché hanno malcopiato G (oppure I) nella livrea della conchiglia, più simile a quella di Vv, piuttosto che a quella di Gg (oppure Ii).

 

Analisi del morfo “lellae Mattavelli, 2018 = E”

Ripeto che per ora intendo come tale soltanto un nuovo morfo, e non una vera nuova specie biologica (caso del resto scartabile per la rarità degli esemplari), ma forse soltanto una varietà di possibili diversi klepton, tuttavia E potrebbe essere anche ipotizzata vera nuova specie biologica, oltre alle note “specie” G, P, I, L e la presunta nuova “specie” V.

Morfo nuovo nel senso di non descritto prima, ma già pre conosciuto da molti, tuttavia confuso nel calderone delle molteplici ritenute in passato quasi tutte varietà di M. glabella, "lellae" potrebbe essere dunque una varietà della specie Marginella glabella (Linneo 1758-1767), ma soprattutto (essendo di profilo più slanciata) una varietà della “specie” M. pseudoglabella Mattavelli, 2018. Allora potrebbe chiamarsi Lm = M. pseudoglabella mutabilis, ma sarebbe meglio caratterizzare lo stesso morfo con la sigla Le.

Il medesimo morfo Le potrebbe essere anche in alternativa logica un klepton ibridogenico GXL, oppure IvXG (sottoforma di “G mutabilis”= GXI?) o IvXL o IvXP o LXP, oppure inoltre la già definita forma G “antinea” che era GXP, oppure, considerando gli eventuali ipotetici collegamenti con V, cioè GXV, PXV, IXV, LXV, potrebbe essere uno di loro.  Di fatto non mi sono noti nella loro morfologia tutti i casi prospettati logicamente, non è detto che esistano tutti come klepton, ma per E scarterei che possa trattarsi di ibridi occasionali, perché il pur piccolo numero di presenze dei loro esemplari non è trascurabile.

L’ipotesi E = GXP andrebbe scartata perché E si discosta sia da G che da P, mentre le puntinature di E sono quasi assimilabili a quelle di ex Ga (**).

Per le grandi dimensioni di E si possono scartare gli ibridi contenenti le I nane, cioè VXI, GXIv, LXIv, PXIv, avendo spostato le presumibili false I gigas nella presunta specie V (v. avanti).

Inoltre IXV si può scartare anche per i profili scheletrici dei singoli assurdi parenti diversi dal profilo di E.

 

Riepilogando, quale collocazione biologica ibrida dare ad E, se non si trattasse di una varietà Le sottospecifica soltanto di L, oppure non fosse essa stessa una nuova specie rara?

GXL = ibrido morfologico scartabile per mancanza di reticolazione dei puntini chiari nelle livree dei 2 parenti,

LXP = ipotesi buona per dimensioni, ma scartabile per mancanza di reticolazione del retino dei puntini sia in L tipica che in P,

VXG = meriterebbe una considerazione, soprattutto in ragione di alcuni esemplari dubbi, però qui siamo nel campo della talora impossibile distinzione morfologica,

VXL, VXP = entrambi klepton possibili progenitori di E?

Scheletricamente l’ibrido morfologico VXL = E non è sostenibile per la forte denticolatura e lo scarso allungamento di V parentale, inoltre per il fatto che L tipicamente non ha la retinatura di E. Idem per l’ipotesi VXP (P non avendo la retinatura di E).

In generale tutte le ipotesi di ibridogenesi per il caso di classificazione di E derivabile da altre specie ibridate appaiono quindi molto dubitevoli e sono da scartare.

 

L’ipotesi E = Le sarebbe scheletricamente sostenibile, ma è scarsamente sostenibile per la retinatura di E, mancante nella L tipica, a meno che in realtà sia E la forma originale di L, mentre Ll sia in realtà una forma da lei derivata, assunta per priorità come tipica della specie L. Quest’ultima ipotesi mi è apparsa molto probabile, quasi certa, ma non spiega come si possa passare dalla regolare puntinatura di E a quella meno regolare di Ll, a meno che in realtà sia Ll = kl. EXG, un klepton stabilizzato nell'ibridogenesi.

Tranne gli ex Ga, non ho trovato esemplari dove si possano individuare ipotetiche ibridazioni morfologiche di E, che fondamentalmente non lega con nessuno diverso da lei (EXL = varietà di L); è difficile trovare esemplari forse EXG ma diversi da Ll (Fig. 9); è praticamente impossibile trovare EXI (o EXT) per le dimensioni, o trovare EXP = esemplari troppo lontani per le puntinature, mentre sarebbe possibile per le puntinature trovare EXV, nonostante i diversi profili conchigliari di E & V, cosa che si nota immediatamente affiancando e confrontando la Fig. 13 con la Fig. 2 ritagliata e la 1 (figure qui di seguito ricopiate modificate nei formati, per un confronto diretto circa a pari lunghezze delle conchiglie).

L’esistenza di siffatti ipotetici esemplari ambigui EXV si può concretizzare nei morfi Ga (Fig. 4 pos. 2, infine vedere nota (**)), tramite una miscelazione virtualmente ottenibile sovrapponendo le 3 foto seguenti, facendole scorrere fra di loro, avendo portato circa alla stessa lunghezza 2 morfi di conchiglie ipoteticamente parentali. E & V sono diverse nello scheletro e probabilmente geneticamente difficili da ibridare, quindi mi appaiono in verità 2 “specie” diverse tra loro, mentre E è più assimilabile a L, a livello di allungamento boccale del profilo scheletrico.

RIMG0115 197687 20180721_160528  Ho infine accostato anche la Fig. 8 e la 200801, portate tutte circa alle stesse lunghezze conchigliari, donde traspare una certa sicura comunanza tra E & L, tranne che solo nella retinatura regolare di E o nel caos dei puntini dei dorsi di L: ciò fa proprio supporre E = Le, cioè E non è in realtà una vera specie autonoma, ma soltanto una più notevole varietà di L, che verrà definitivamente indicata e ritenuta varietà Le.

926622 200801       

Riferimenti fotografici riassuntivi.

Faccio seguire un estratto dal sito Web Conchology Inc., foto per gentile concessione dei Sig.ri Guido e Philippe Poppe. Alcuni morfi sono stati da me riclassificati. Naturalmente tutto è discutibile, compreso il presente mio articolo. Elogio che nel loro enorme sito si possono ritrovare quasi tutte le forme del Complex in questione, ma purtroppo non ho ritrovato evidenti forme di “lellae”, di morfologia puntini come l’esemplare all’inizio dell’articolo, lunghezza 42 mm, morfo che quindi come tale si mostrerebbe più raro del previsto.

 

272004

Fig. 5. Marginella glabella

Linneo, 1758

43,8 mm

Mauritania

Port Etienne

Forma probabilmente (in quanto i tipi di Linneo sono andati perduti) da ritenersi in pratica tipica per tradizione malacologica

= Gg

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Fig. 6. Marginella glabella

Linneo, 1758

33,6 mm

Senegal

Rufisque

Forma bordeaux,

G atipica, diciamo vera G dark, perfino intendibile come G subtypica o comunque ricollegabile a G mutabilis. Non possiamo parlare di una forma ben definibile, ma solo di una delle tante forme di G.

In riferimento allo sfondo bordeaux la chiamerei varietà Gb.

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Fig. 7. Forse giovane o nana

Marginella pseudoglabella Mattavelli, 2018

 

Tuttavia in Conchology.Inc

chiamata confusamente

Marginella glabella

Linneo, 1758

31,5 mm

Senegal - Rufisque

Forma bordeaux

 

Altrimenti nota come G dark (identificazione penso errata), da ritenersi invece L bordeaux, che chiamerei varietà Lb

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Fig. 8. Marginella pseudoglabella Mattavelli, 2018

47,8 mm

Senegal - Dakar

Forma sintipica = Ll

 

In Conchology.Inc era dapprima chiamata

Marginella lamarcki

Boyer, 2004 cf. (da confrontare), poi la classificazione è stata corretta in M. pseudoglabella (colà presente in 24 sintipi).

 

L’allungamento di Ll > Gb

 

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Fig. 9. Esemplare dubbio se varietà di G oppure forma di “lellae” = E, tuttavia assai atipico di E.

E X G ? cioè Le X G

 

Chiamato G in Conchology Inc.

36,5 mm

Senegal - Rufisque

Forma bordeaux.

Notare la pancia larga come G (non Ll), ma la puntinatura solo del dorso quasi come la “lellae” 42 mm all’inizio di quest’articolo, invero con un retino più grossolano.

 

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Fig. 10. In Conchology Inc. è Marginella pseudoglabella Mattavelli, 2018

56,8 mm, Senegal - Dakar,

però io direi forma L atipica per via della conicità dell’apice e della puntinatura troppo ben retinata, che approssima la puntinatura di “lellae” anche nel colore di fondo. Tuttavia l’eccessivo allungamento non mi richiama una E atipica EXL, quanto piuttosto un raro ibrido occasionale ed inqualificabile, anche per via del retino poco fine e strana denticolatura. LXR ? (R = M. pseudodesjardini)

Sono separabili 2 gruppi di foto: sopra riconducibili a G & L & E, sotto a I & T & V, senza considerare la partecipazione nel Complex anche di P etc.

Il primo gruppo fa capo a G, mentre il secondo a I.

Ho introdotto anche la nuova “specie M. visayae”, tipicamente =  Vv, tuttavia con altre varietà e ibridi (vedere avanti le foto di Femorale), ritenendo tutti i suoi vari morfi, cioè tutti quelli ricollegabili a V, più direttamente ricollegabili morfologicamente a I, piuttosto che a G, in accordo con Femorale e Conchology Inc..

Eppure spesso si trovano in circolazione esemplari di V altrove indicati come esemplari di G, specie nella quale V può essere facilmente confusa.

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Fig. 11. Marginella irrorata Menke,1828

24,4 mm

Morocco

Dakhla

La Sarga

Forma presumibilmente tipica M. irrorata irrorata

= Ii.

 

Esistono molteplici varietà, dal fondo bianco al rosato, con puntinatura solitamente finissima, anche a zig-zag, lunghezza massima conchiglia circa 30 mm (v. anche Fig. 18)

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Fig. 12. In Conchology Inc. è

Marginella irrorata Menke, 1828

39,6 mm

Senegal - Dakar.

 

Ma può essere

Gm Mattavelli 2005?

Oppure “pseudoirroratagigas nuova specie V, qui in versione a puntinatura mutante a zig-zag? In tal ultimo caso verrà chiamata M. visayae Mattavelli 2018, qui in forma atipica “mutabilis= Vm

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Fig. 13. Una volta chiamata atipica Marginella glabella mutabilis Mattavelli, 2005 = GXI = Gm: Oggi in dubbio!

 

In Conchology.Inc è chiamata pure dubitevolmente

Marginella irrorata Menke,1828

37,1 mm (gigante)

Senegal, Dakar, forma di acque 10 -30 m.

 

Oggi invece meglio non dire “pseudoirrorata gigas “, bensì intendere come una nuova sp. M. visayae tipica = Vv.

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Fig. 14. Una volta ambigua Marginella glabella antinea Mattavelli, 2005 = GXP = Ga?

 

In Conchology.Inc è chiamata

Marginella irrorata Menke,1828

41,4 mm (ultragigante)

Senegal, Dakar, forma di acque 10 -30 m.

 

2 preced. valutazioni errate!

Per me è una forma delle subtipiche M. visayae a sfondo ultracolorato mutevoli, tutte = Vv.

 

Come già successo per M. pseudoirrorata e pseudoglabella, che presentano forme a sfondo colorato tipico rossastro ed altre forme “rusty” a sfondo ambrato, per le quali non è stata fatta distinzione di tipicità, anche M. visayae presenta tipicamente colori di fondo variabili dal nocciola chiaro al mattone, lontanamente “rusty”, es. Fig. 14, 13 e 153252. Pur contraddicendo al concetto di tipicità unica, ritengo di chiamare sempre Vv tutte queste forme, tranne la 153252, dove la punteggiatura inizia a perdere il suo retino, meritandosi la denominazione di Vm, indi più efficacacemente variabile nella FIg. 12.

Mentre il gruppo L,G,I si presenta singolarmente facilmente distinguibile nelle 3 specie componenti, introducendo i morfi E (dalla parte di L & G) & V (dalla parte di L &I) le distinzioni morfologiche si complicano assai, nel senso che i nuovi morfi somigliano alle specie a loro laterali, pur essendo distinguibili singolarmente a fatica. Infatti esiste anche una lontana somiglianza tra E & V; le distinzioni sono difficili da osservare ad un’analisi grossolana (erroneamente talora si potrebbe pensare E = V = Ga = Gm, sia per dimensioni che per puntinature). Ma le forme dell’apice conchigliare e gli allungamenti di E & V sono (invero poco) un po’ diversi, mentre Ga richiama maggiormente i morfi di P & Le, mentre Gm richiama quelli di I. Anche le denticolature dei margini sono diverse (v. foto nel capitolo Denticolature); tutte queste caratteristiche, osservate assieme, dovrebbe permettere la distinzione, e quindi la giusta definizione morfologica, mentre l’esatta definizione biologica resterà pur sempre dubbiosa.

Marginella irrorata Menke, 1828

Senza dubbio con questo nome si alludeva a 2 forme di “specie” I diverse: una nana, fin circa 30 mm, ed una gigante, fino a 45 mm ca.

Senza dubbio “irrorata” inoltre è biologicamente una specie diversa da “glabella”, per le analisi protratte sulle loro parti molli.

Il dubbio inizia quando si vuole accertare la vera specie di Menke, che per me è quella nana (Fig. 11, inoltre come quella a lato, Fig. 18). Tuttavia non tutti sono d’accordo. Per approfondire vedere le pagine di foto di pseudo presunte “irrorata” anche nel sito Web Femorale, sostanzialmente proposte tutte sempre I, ma in parziale disaccordo con la mia idea di distinzione tra “irrorata nana e gigas” ben separate.

Anche l’interessante sito ViaNetConchology, di Buczkowski & Boron Ph. D., e molti altri siti Web (es. EOL = Encyclopedia Of Life, che riporta molte foto delle pseudo presunte “irrorata” di Femorale), accomunano le forme nana e giganti di I, comunella per me fonte di grande confusione dei collezionisti, perché alcune “I gigas” non sono della specie I.

Alcune “I gigas” sono meglio definibili come morfi di un’apparente M. visayae Mattavelli 2018 nuova specie morfologica.

 

Biologicamente potrebbero anche aver ragione tutti questi siti, ma per la morfologia non esistono dubbi: esistono forme di “irrorate” ben diversificabili e per me ben diverse tra loro, e diverse dai molteplici morfi vicini, come esistono molteplici tipi di lanterne, lampioni, lucciole, led e lampadine.

 

Fig. 18. Marginella irrorata irrorata Menke, 1828, morfo per me tipico, 27 mm, West Sahara (foto Alboran Shells). Notare la denticolatura appena percettibile e fine, che non traspare dalla Fig. 11. Notare inoltre la caratteristica turricolazione e le flammule dell’apice conchigliare.

 

Ecco di seguito un potpourri, 6 foto con i numeri di riferimento del sito Web di Femorale, foto colà per me tutte erroneamente riferite a M. irrorata, colà miscelate con numerose altre foto di conchiglie invece esattamente proprio I, potpourri qui con mie ridenominazioni riclassificative, mie riclassificazioni tramite simboli sintetici scritti in grassetto; correzioni fatte pur senza intenti splitter e senza offesa per Femorale.

207175

207175 = 59,3 mm Senegal, L X P

200801

200801 = 44,6 mm Senegal, L

102050

102050 = 42,6 mm Mauritania, forse VXL o VXG , ma probabilmente VXI

153252

153252 = 38 mm Mauritania, Vm = VXG oppure forse VXI = Gm ? (vedere Definizione di “visayae”)

83380

83380 = 38,4 mm Mauritania, Vm = VXG ? assai discutibile (vedere  Conclusione).

101880 Mauritania 33,1 GXV

101880 = 33,1 mm Mauritania, V X ... ? oppure probabilmente GXI ? (Vedere Appendice)

 

Definizione dei morfi di “Marginella visayae Mattavelli, 2018” = V.

Fino a ieri ero portato a credere che tutte le “irrorata” sopra circa 30 mm, cioè “gigas” fino a circa 45 mm, potessero essere invece tutte forme di G, in pratica Gm.

Ciò può essere ancora parzialmente vero, ma, oltre alle specie I & G, possono esistere ibridi IXG ed inoltre morfologicamente esiste una nuova “specie”, già indicata V, che potrebbe essere, in realtà biologica, forse il klepton GXI = IXG.

Infatti i morfi delle ambigue “irrorate giganti” non possono essere tutti riconosciuti formalmente identici alle I nane; esiste in natura una riconoscibile forma, intermedia tra G & I, diversa da G & I e dalle loro varietà, forma mai descritta prima del 2018 come specie, e tale forma mi si presenta morfologicamente come una nuova specie (V), perché (pur discutibilmente) con caratteristiche proprie diverse dalle caratteristiche di tutti i precedenti morfi già noti all’interno del Complex di G, I & simili.

Ovviamente l’introduzione di V nuova specie comporterebbe le possibilità di ritrovamento di altri esemplari logici, alternativamente: Vm, VXG, VXL, VXE, VXI (inoltre anche ipotetici ibridi con P, S, R, etc. ), con la morfologia dei quali è facilissimo andare fuori strada. Ma la realtà potrebbe essere proprio così. In natura infatti esisterebbero ancora separabili da V le forme Ga & Gm, sorelle di V, nonché tutte le forme della vera I, a cominciare da “pseudoirrorata” T = Iv. (*)

Attenzione che la lettera simbolica minuscola “v” riferita a I significa la varietà “pseudoirrorataIv del 2017, mentre riferita a V significa la “visayae” tipica Vv del 2018.

L’ambigua precedente forma Gm forse potrebbe ancora essere residuata in alcuni esemplari di G a livrea con punteggiatura tra l’impastato ed il reticolato regolare ben distinguibile, tuttavia proporrei di abolire nella maggioranza dei casi la denominazione della mia varietà Gm 2005, sostituendola in maggior parte con l’esistenza della nuova “specie” V 2018 (descritta come segue), essendo la presunta “specie” V esistente con le sue varietà Vm 2018 (in luogo perlopiù delle Gm, in realtà ora ritenute in parte anche possibili VXG, od ancora raramente vere GXI, esistendo in sua sostituzione la più probabile forma VXI = Vm, allorquando Vm non fosse una varietà di V, ma un suo ibrido, diverso da VXG, questo ibrido pure abbastanza probabilmente identificabile talora come Vm), ed esistente con gli eventuali altri ibridi di V con le altre specie biologicamente vicine, ibridi virtuali logici come sopra indicati, forse non tutti esistenti in natura. 

Riguardo ad un ipotetico VXS rimando alla FIg. 18 dell’articolo Universo lumperia, colà indicata S lumperia, o erroneamente “pseudoglabella”, oggi da intendersi più probabilmente come una forma di S a puntini stranamente piccoli, oppure appunto meno probabilmente come un ibrido VXS giovanile, perché con il labbro del margine non ancora denticolato. Tutti quelli da me ipotizzati ibridi sono di fatto solo morfologici, mentre potrebbero non esistere affatto effettivi legami biologici tra V e le “specie” vicine, qualora V fosse una “specie” scarsamente ibridabile, cioè una vera specie biologica indipendente, come appare dall’elevato numero di esemplari ricollegabili alla morfologia Vm, intesa perlopiù come sostitutiva di Gm. Occorre comunque fissare una morfologia tipica per V, cioè Vv, inoltre definire i limiti di Vm, cosa che spero basti tramite le foto allegate.

Vm 2018 può essere o una varietà atipica di V, oppure ambiguamente VXG, oppure VXI; in tutti i casi Vm perde la regolarità del retino dei puntini della livrea di Vv, tranne che nel caso VXT, da vedere come sottocaso di VXI, rientrando l’ambiguità degli ibridi nei dubbi casi irrisolvibili solo morfologicamente.

Il morfo che era nel 2015 denominato Gmg (subvarietà ghepardica, vedere Fig. 19) oggi diviene la forma tipica Vv.

Propongo definitivamente il morfo Vv tipicamente come ritenuta nuova “specie” = Marginella visayae Mattavelli, 2018.

Per la tipica Vv le caratteristiche morfologiche di base per l’individuazione “specifica” sono: dimensioni medio-grandi per il Complex, puntinatura chiara piccola, retinata fine e regolare, su sfondo di colore variabile dal beige al marroncino chiaro (non mattone scuro o vivido), margine con forte denticolatura distribuita ovunque abbastanza grossolana, flammule subsuturali presenti come quelle della Ii (Fig. 13 - 14).

Non s’intenda V come un sinonimo di Gm, nel senso che non può esistere la varietà Gv (questa ipotetica falsa M. “glabella visayae” sarebbe un sinonimo posteriore di M. “glabella mutabilis”), mentre esiste Vm per significare la variabilità della ritenuta nuova “specie” V (contemporaneamente non esiste Vg per significare un’assurda ipotetica e falsa M. “visayae glabella”!). La “specie” V sostituirebbe in sostanza la qualifica biologica di parte degli esemplari in precedenza identificati tutti erroneamente come Gm oppure I. La “varietà” Vm sostituirebbe quasi tutte le Gm e le I, ma potrebbero esistere ancora delle vere Gm residuali, appartenenti alla specie G, ed esistono sicuramente molte varietà della specie I, comprendendo T, confondibili con V, però perlopiù separabili per le dimensioni  e per le caratteristiche specifiche.

La vera sostanza degli esemplari dubbi purtroppo non traspare sempre dalla morfologia, che richiede più attenzioni di prima, quando approssimativamente esistevano solo i calderoni di G & I, senza V & T, che ora per me esistono; tuttavia l’idea di fare al contrario “lumperisticamente” di ogni erba un fascio non è certamente la soluzione biologica, né tanto meno quella collezionistica.

Semmai esiste il rischio di aver introdotto Vm e/o relativi ibridi morfologici di V, come possibili ulteriori calderoni laterali, rischio purtroppo come operare necessariamente in un campo minato.        

 

La derivatio nominis di “visayae” vuol essere un omaggio ai Sig. Poppe, significando lo stesso nome di alcune loro opere editoriali, con lo stesso nome di un arcipelago filippino, dove il numero delle isole è così elevato da scompaginarne l’identificazione geografica e, nel nostro caso, da scompaginare l’identificazione biologica di alcuni singoli esemplari individuali di conchiglie del Complex di M. glabella. Incidentalmente, “visaya” in sanscrito potrebbe significare anche “la cosa in oggetto, cioè il soggetto” della meditazione.

Casi particolari di V & G (& I).

204026

Fig. 15. 41,5 mm Canarie.

Oggi probabile Vm elongata.

Era una volta da me creduta varietà Gm elongata, chiamata I (gigas elongata) nel sito di Conchology Inc..

Non potrebbe essere Em elongata né Lm elongata, perché i puntini sono troppo fini; il profilo scheletrico e la denticolatura mi ricordano piuttosto I & V.

Un più attento esame visivo e dimensionale tra I, G & V è separativo in 3 “specie”, delle quali V appare la collocazione più adatta per l’esemplare qui raffigurato. Vedere capitolo Denticolature.

Gm elongata

Fig. 16. 49 mm Mauritania,

Marginella glabella (gigas)

per il sito Web Alboranshells, in un’asta Shellauction.net.

Quindi probabile Gm elongata,

non Vm elongata per via dell’eccessivo impastamento dei puntini chiari.

Però potrebbe essere un ibrido o addirittura il klepton VXG = GXV, certamente diverso da E e da L.

Escludo anche un’ibridazione di G con I per le dimensioni giganti dell’esemplare.

Ritengo esemplare abbastanza raro, come il precedente delle Canarie (Fig. 15).

marginellaglabella34ws

Fig. 17. 34 mm West Sahara.

(foto Alboran Shells, per il quale si tratta di M. glabella, concordo che sia l’ipotesi più gettonata) = Gm?

 

In quest’articolo ho teso allo sdoppiamento della specie G in 2 specie sorelle: vera G + altra “sp.” V = “visayae”.

Lo sdoppiamento si può attribuire a 2 ragioni principali: puntinature e denticolature.

In quest’ottica, se non si tratta di un morfo Gm, può ben trattarsi di Vm, oppure anche del kl. VXG.

La punteggiatura dei dorsi somiglia a quella della fig. 153252.

873034r873034d

 

A tutti gli effetti questa Fig. 19 è un doppione degli esemplari in Fig. 13 e 14 (stessa punteggiatura e denticolatura). Le flammule subsuturali sono come “irrorata”, da far pensare Vv = kl. GXT (da verificare)

Fig. 19. Riporto per comodità la figura 17b della pag. Universo lumperia, rif.  Marginella glabella mutabilis ghepardica, 39,4 mm, Senegal ( foto sito “Kolacek”) = Gmg.

 

La denticolatura è simile a quella della Fig. 17, mentre la puntinatura è a retino più regolare, avvicinandosi al retino delle Fig. 13 & 14, nonché a quello del ventre della 153252. Essendo il retino regolare su tutta la lvrea, la Gmg si meriterebbe proprio la nuova denominazione di Vv (se G & V fossero 2  diverse specie)

 

 

Denticolature di I, G, V

(mentre in E & L le denticolature sono quasi sempre assenti o scarse, da verificare caso per caso).

Le denticolature dei margini interni dei morfi di I, G, V  non sono molto significative per una facile distinzione dei morfi, comunque in generale possono essere messe in successione di evidenza dei dentini, in 3 tipologie di denticolature per i morfi delle 3 ritenibili  “specie”, allineando in orizzontale i morfi per denticolature crescenti in evidenza, similmente alle seguenti foto (copie in formato ridotto di quelle precedenti). Le lunghezze delle conchiglie sono state rese visivamente all’incirca rispettate quasi ai mm reali, indicati tra parentesi.

Iv = T (23,5) pseudoirrorata            Ii (27) marginellairrorata27ws  Osservare che nella successione delle I si passa da T a margine liscio a Ii a margine finemente denticolato.

In realtà nelle I, anche quando il margine appare liscio, osservando con una lente d’ingrandimento, esso è finemente denticolato, ma con denticolatura quasi impercettibile.

Gg (43,8) 272004         Gm elongata (49) Gm elongata  Nella G ritenuta vera di Linneo il margine interno è “liscio” anche negli adulti.

In tutte le G la denticolatura può esserci oppure essere scarsamente presente, ma quando c’è è più grossolana di quella di I, cioè in G i dentini sono più grossi ma più scarsi che nella finezza numerosa di I. In passato le successive forme erano ritenute morfi o di G o di I. Oggi le ho separate quasi tutte in forme di V nuova “specie”, separata sia da G che da I.

Ritenendo invece (erroneamente) che anche le successive forme siano varietà di G, le denticolature sono variabili in evidenza in verticale, crescendo da Gg(43,8) fino alla forma Gm(34) [al contrario della precedente successione orizzontale dei casi I, dove dal caso atipico liscio T si passa al caso tipico dentato Ii, mentre dal caso tipico liscio Gg si passerebbe al caso atipico dentato Gm, tuttavia la distinzione tra tipico ed atipico è arbitraria, sulla base di descrizioni riguardo alla loro priorità tassonomica, comunque arbitraria dovuta alla scelta dell’Autore della specie, quindi l’ordine di evidenza delle successioni di denticolature crescenti può essere benissimo invertito rispetto alla tipicità (per altro la tipicità morfologica può essere storicamente discutibile): non importano gli ordini delle successioni di foto proposte in orizzontale, quanto il fatto che le denticolature variano da specie a specie in verticale, con modalità di variazione più evidente che non tra le varietà ritenibili della stessa specie, nella successione orizzontale].

Gg tipica per me ha margine liscio e le altre G, ipotizzabili (erroneamente) tutte Gm, aumenterebbero di dentini fino ad un massimo di denticolatura raffigurato appunto dalla foto Gm (34 mm).

Invece, (esattamente) intendendo Gm (34) come una forma della specie V, cioè ridenominando il morfo Gm (34) come Vm (34), ecco di seguito le varie forme di V tutte ben dentate, in verità anche in evidenza di dentini tutti grossolani, in tutte le loro forme, cioè sia in Vm che in Vv etc., senza una successione ordinata di maggior evidenza dei dentini del margine, ma forme di tutte le V ordinate in orizzontale soltanto secondo la lunghezza delle loro conchiglie, che ho cercato di mettere in scala fotografica, anche rispetto a tutti i precedenti esemplari di I & G .

Gm (34) probabilmente = Vm (34)

 marginellaglabella34ws           Vm (38) 153252   Gmg = Vv (41,4) 197678  Vm elong. (41,5) 204026

 

Passando dalla puntinatura caotica delle G & Gm a quella a reticolo quasi ordinato della Vm(38) e successive in orizzontale, osservare insieme la denticolatura, che raggiunge un massimo di distinzione ottica sempre soltanto nelle V, non nelle G, per maggiore grossolanità di assieme dei denti soltanto nei morfi ritenuti V nuova “specie”. Ciò si può notare anche nella Gmg della Fig. 19, quindi a tutti gli effetti ridenominata Vv tipica.

Osservare soprattutto che le V, oltre che distinguibili da G, però vengono da Altri confuse con I, perché richiamano anche I, pur essendone distinguibili per le dimensioni e la denticolatura.

A questo punto appare evidente che la presunta specie V potrebbe essere in realtà un klepton GXI, anzi meglio GXT (intendendo T = Iv).

Inoltre, essendo la “specie” V, intesa come categoria (sp. oppure kl.) autonoma separata biologicamente da I & G, essa potrebbe ibridare, magari fertilmente, o con I, o con G.   

Nel caso di eventuali possibili ibridazioni fertili di V con G, cioè nel caso GXV klepton, per esemplari miscelati nella stessa area geografica delle singole specie parentali, può essere benissimo che escano alcune forme morfologiche simili a quelle chiamate Gm (34), poi più  probabilmente Vm (34), dove però tuttavia la mia simbologia sintetica inflazionata andrebbe accantonata, appunto se si trattasse di un vero klepton biologico GXV, per il quale la morfologia da sola non basta per la definitiva classificazione genetica.

Ma io non sono in grado di fare analisi del DNA dei molluschi, ed abbandono il campo ai biologi professionisti.                                   

 

Conclusione.

Nell’ottica di G, I & V intese come 3 specie biologiche distinte, non dovrebbero esistere tra di loro ibridi regolari. Infatti in pratica si possono supporre solo soggettivamente gli ibridi morfologici GXI e IXV, in quanto oggettivamente non ho trovato simili ibridi di certa individuazione morfologica, se non alcuni esemplari di molto dubbio riconoscimento reale. In teoria le vere specie non si ibridano. L’ipotesi riproduttiva tramite klepton ibridogenici può però sempre sussistere, anche nei molluschi (non solo per le rane). In particolare tutte le forme individuate come Gm Mattavelli 2005 vanno riviste, nel senso di stabilire se si tratta quasi sempre invece di V Mattavelli 2018, con qualche esemplare residuo identificabile ancora come Gm Mattavelli 2005, purtroppo con difficoltà di identificazione morfologica, essendo di possibile confusione con V Mattavelli 2018 nuova “specie”.

La specie I si può separare con relativa facilità, ma G & V sono di separazione più critica tra di loro.

Le difficoltà riguardano soprattutto la distinzione dei morfi dubitativamente ibridi GXV, che potrebbero esistere a livello ibrido non solo morfologico (cioè GXV potrebbe essere o un vero ibrido sterile o un ibrido klepton fertile), e sono fortemente confondibili, quasi identificabili, con alcune varietà ipotizzate Vm (Fig. 83380, dubitabilmente Vm, probabilmente invece un caso GXV, in realtà caso poco comune, ma non raro, quindi probabile klepton GXV).  

 

(*) Note su Iv.

Tra le varietà di V potrebbe esserci quella nana Vn, individuata in precedenza diversamente, per assurdo erroneamente, come Iv = T?

No, perché gli esemplari a me noti di Iv = T sono tutti decisamente più piccoli di V, inoltre le puntinature di Iv = T sono leggermente più grandi di quelle di V.

Sono differenze minime, che potrebbero essere puramente geografiche, comprese le dimensioni, di una sottospecie, ma non saprei se sottospecie decisamente sottospecifiche di I o T oppure di V nuova specie. Ho presunto che Iv = T sia ben probabilmente sottospecifica esclusivamente di I, e non esista una nuova specie biologica T 2018, introdotta solo per comodità di riferimento tassonomico, cioè T per me è una specie tipo solo morfologica.            

 

Tassonomicamente, siccome esisteva già M. irrorata pseudoirrorata Mattavelli 2017 come var. della specie I, cioè = Iv, tale stesso nome di varietà avrebbe potuto divenire anche il nome di una nuova specie gigante M. pseudoirrorata (gigas) Mattavelli 2018 (= V, diversa da Iv = T2018, se T2018 non fosse stata introdotta come specie)?

Sì, lo stesso nome avrebbe potuto essere assegnato alla nuova sp. V, intesa diversa dalla precedente varietà dell’altra specie I, ma è stato meglio dare un nome diverso, più significativo della distinzione, alla diversa nuova specie V = “visayae”, per non confondersi con la forma già ritenuta nel 2017 varietà “pseudoirrorata” = Iv = T 2018, in realtà nient’affatto “gigas”, anzi nana rispetto a V. I morfi V avrebbero potuto essere introdotti col nome M. pseudoirrorata (gigas) Mattavelli, 2018 (= V), tuttavia ritengo ciò fuorviante e potenzialmente erroneo di confusione con eventuali T=Iv più grandi della media delle Iv. Perciò ho riservato il nome "pseudoirrorata" esclusivamente a Iv = T.

 

(**) ex Ga

Introducendo la “specie” V, anche i morfi Ga, che erano intesi = GXP, potrebbero essere intesi meglio = VXP, magari klepton.

Quindi la denominazione Ga decadrebbe (divenendo ex Ga) ed è meglio introdurre per “antinea” la nuova denominazione ex Ga = Va = forse klepton …X…?

Per la sostanza di Va escluderei l’ibrido morfologico VXI, precisamente Vv X Iv = VXT, perché Va mi appare una conchiglia più slanciata di entrambi i morfi V & T.

Invece per la sostanza di Va ritengo più probabile l’ipotesi Va = VXE = VXLe = VXL, in luogo di VXP, essendo la punteggiatura della livrea di Va più simile a quella di E, più che a quella di P.

 

Appendice

Indice di tutti i morfi teorici, cioè delle 6 “specie” base in forma tipica + 15 “ibridi” logici, di cui 7 non fotografati, probabilmente perché inesistenti in natura, con le ipotesi di identificazione oppure di inesistenza; inoltre elenco di altre illustrate "varietà" atipiche delle "specie" di base; elenco completo di tutte le foto di ogni stessa “varietà”, tipica o atipica, cioè con foto aggiunte come doppioni esplicativi delle “varietà” più mutevoli della stessa “specie”, o di probabili altre categorie biologiche ibride, trattate nel Complex G, I, L, E, V, P

.

Gg = Fig. 5 (Conchology Inc.); inoltre Gb =  Fig. 6 (Conchology Inc.); inoltre Gm = Fig. 17 (Alboran Shells) forse = Vm = VXG!

Ii  = Fig. 11 (Conchology Inc.) & Fig. 18 (Alboran Shells); inoltre Iv = T = Fig. 2 & Fig. 3

Ll  = Fig. 8 (Conchology Inc.); inoltre L = 200801 (Femorale); inoltre Lb = Fig. 7 (Conchology Inc.)

Ee = Le = Fig. 1 & Fig. 2        

Vv = Fig. 14 (Conchology Inc.) & Fig. 13 (Conchology Inc.); inoltre Vm = Fig. 12 (Conchology Inc.) & 83380 (Femorale) & 153252 (Femorale); inoltre Vm elong. = Fig. 15 (Conchology Inc.)

Pp = Fig. 4 pos. 1 (Giubit)

GXI = Gm = Fig. 4 pos. 3 (Giubit); inoltre da discutere le foto 153252 (Femorale) e 83380  (Femorale); confrontare Gmg = Fig. 19 (Kolacek) = Vv; infine GXI = 101880 (Femorale)

GXL senza foto perché irrisolvibile morfologicamente per esemplari intermedi

IXL  senza foto perché probabilmente incompatibile per dimensioni

EXG = LeXG = Fig. 9 (Conchology Inc.)

EXL = L = Fig. 10 (Conchology Inc.), inqualificabile LXR ? oppure EXR ? (R = Marginella pseudodesjardini)

EXI senza foto perché probabilmente incompatibile per dimensioni

EXV , morfologicamente i singoli profili conchigliari sono diversi, tuttavia potrebbe essere = ex Ga = Va = Fig. 4 pos. 2 (Giubit)!

VXG = 83380 (Femorale) = Vm ? ; inoltre VXGm elongata = Fig. 16 (Alboran Shells); riguardo VX... = 101880 (Femorale) ? Non so, forse VXI o forse Vm giovanile, a margine liscio e con bocca stranamente più allungata delle altre V, incompatibile morfologicamente con la punteggiatura di L & P, forse potrebbe essere un ibrido VXL, ma non è Va. Forse è VXG, o infine penso che 101880 (Femorale) = GXI

VXI talora irrisolvibile morfologicamente, forse = 153252 (Femorale) = Vm = VXG, oppure, solo nell'ipotesi V = G, VXI = GXI = Gm; oppure probabilmente VXI = 102050 (Femorale)    

VXL , nel caso E = Le, potrebbe ben essere VXLe = VXE = Va = Fig. 4 pos. 2 (Giubit); invece l'esemplare della foto 102050 potrebbe essere Vm = VXG, oppure probabilmente VXI.  

VXP senza foto, difficilmente potrebbe essere = ex Ga = Fig. 4 pos. 2 (Giubit) = Va, perché, essendo la livrea di P più diversa della livrea di L rispetto alla livrea di Va, nella ibridazione con V è più facile realizzare VXL piuttosto che VXP, per l’ottenimento di Va.

PXG = Ga = Fig. 4 pos. 2 (Giubit) era un'interpretazione errata di tale esemplare, oggi meglio denominabile Va = VXL

PXI senza foto perché probabilmente incompatibile per dimensioni

PXL = 207175 (Femorale)

PXE senza foto perché probabilmente incompatibile geneticamente; puntinature non sufficientemente compatibili

 

Articolo personale a licenza libera, senza ©, a condizione di citare il nome dell’autore Flavio Mattavelli, cioè possibilità di ricopiare tutta o in parte la pubblicazione, purché esclusivamente senza scopi di lucro, e con la seguente condizione tassativa. Per la presenza di immagini tratte da altri siti Web protetti da ©, deve venire espressamente citata la provenienza delle immagini dei seguenti siti, che qui ringrazio caldamente: http://www.malachia.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=97 , Alboran Shells (Spagna), Conchology Inc. (Filippine), Femorale (Brasile).  

Release 28 agosto 2018. matta.a@tiscali.it

Flavio Mattavelli

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