Ing. Flavio Mattavelli

matta.a@tiscali.it

Giano, un foglio di cartoncino, che vola mirabilmente

(Configurazione tuttala, parte ottava).

Un tuttala veleggiatore di cartoncino, del tutto analogo a Giano, in configurazione MIX 20°, è stato lanciato d’agosto, in un mezzogiorno di forte vento, lanciato quasi dalla cima del Sass Pordoi (2950 m), da 200 m a destra della Croce, all’orlo del precipizio verso la Val di Fassa, in un momento di relativa calma di vento. Il vento proveniva a fredde raffiche da nord, trasversale al lanciatore e per intensità e direzione non era certo l’ideale. Tuttavia dalla valle proveniva anche, pure a intervalli, una leggera brezza contraria alla direzione di lancio. Il modello, dopo essersi innalzato un paio di metri ed aver volato diritto per una trentina, ha iniziato a spiralare qualche giro antiorario, ogni giro di una ventina di m di diametro, quindi girando pericolosamente vicino alla verticalità del Sass, e poi è scomparso sotto la parete strapiombante. Dopo circa mezzo minuto il tuttala è ricomparso all’improvviso, sempre rapidamente spiralando in ascendenza continua verso i cumuli soprastanti, nei quali si è poi  immerso dopo un’ascesa di parecchi minuti ed innumerevoli tantissimi giri, pure trasportato dal vento trasversale in spirali ascendenti contemporaneamente verso valle, fino alla base dei cumuli, presumibilmente ad un’altezza di circa 3200 m ed ad una distanza dal punto di lancio circa 200 m, divenendo quindi invisibile, tranne che per una semiala abbassata circa 45° in virata e splendidamente illuminata a giri alterni, in spirali di forse 40 m di diametro, prima della sparizione definitiva nei cumuli soprastanti. Volo favoloso ed indimenticabile, tenendo presente che, per la forza del vento, con l’aeroplanino in mano prima del lancio, le semiali oscillavano sbattendo paurosamente. Più che da singoli cumuli, tutto il cielo era coperto da nuvoloni grigi quasi come nella foto della Croce, con il piano inferiore dei nuvoloni circa all’altezza del Sassolungo (3181 m), che si scorge sullo sfondo; per la precisione i nuvoloni erano poco sopra l’altezza del Piz Boè (3152 m), che è alle spalle della stessa foto. La pressione era in rialzo, tuttavia i nuvoloni apparentemente minacciavano tempesta (poi solitamente serale), mentre il sole faceva l’occhiolino da sinistra, così riscaldando tutta la parete verticale del Sass Pordoi, quella illuminata nella foto a sinistra, molto vicino alla quale credo che il tuttala abbia spiralato in termica, protetto dal freddo vento principale soprastante, che lo ha poi trascinato, insieme alla termica locale, verso la Val di Fassa.

Fai e rifai, ecco ora com’è proprio il famigerato Giano, un aeroplanino di cartoncino nato come tipo MAX (a 2 derivette verticali convergenti), ma volante meglio quasi nella configurazione tipo A (con le medesime alette divenute “pseudowinglets”, cioè messe quasi spiattate orizzontali, ma comunque dotate sempre di un minimo svergolamento anteriore ad incidenza negativa verso il basso), aeroplanino quindi volante meglio nella configurazione MIX, cioè intermedia tra quelle dei tuttala MAX puri & A puri. Preciso che i miei MAX solitamente avevano una convergenza massima 20°. La convergenza di ogni derivetta di Giano, circa 25°, sempre misurata rispetto al piano verticale nella direzione di marcia, è un angolo al limite che distingue i tipi MAX dai tipi A, che possono essere teoricamente molto più convergenti dei MAX. Infatti c’è da notare che, mentre un tuttala MAX può mutare facilmente in configurazione A imperfetta, un tipo A con pseudowinglets convergenti cad. fin oltre 45°, potrebbe funzionare difficilmente come un MAX, in quanto la resistenza delle pseudowinglets abbassate diverrebbe eccessiva.

Chiamerò ancora “pseudowinglets”, per mia tradizione, le alette deportanti poste anteriormente in diagonale alle estremità dei miei tuttala, sebbene il termine “pseudowinglets” possa essere nomenclaturalmente criticabile.

Quindi sostanzialmente Giano è un tipo MAX molto convergente, modificabile reciprocamente bene in configurazione A ed impiegato perlopiù in configurazione MIX, con un’inclinazione delle alette sottosemiala prossima a quella dei tipi A (solitamente in A tale inclinazione è < 20° sotto ogni semiala, angolo da intendere misurato nel piano perpendicolare all’asse della cerniera di ogni aletta). E’ una soluzione di compromesso, ma che si è rivelata molto efficace e prestante, sia come stabilità che come efficienza aerodinamica. Ritengo che l’incidenza effettiva delle pseudowinglets di Giano/MIX 20° (ove per 20° intendo l’inclinazione sottosemiala misurata nel piano perpendicolare alla cerniera dell’aletta, indicata come riferimento migliore 20°, ma alette usabili in volo diritto entrambe inclinate normalmente anche molto di più), incidenza stimata invece nel piano della direzione di marcia sia assestabile, durante i voli migliori, all’circa su meno di 10° negativi di incidenza rispetto alla medesima direzione, anche se nel piano della direzione di marcia i gradi non si possono misurare elementarmente, essendo la risultante della freccia, della convergenza e dell’inclinazione sottosemiala, che determinano insieme lo svergolamento delle estremità alari. Tale tipo di svergolamento, tipico degli uccelli in volo planato senza coda, fu usato originariamente anche dai fratelli Wright, tuttavia non ebbe un gran seguito aeronautico, però in tempi recenti credo sia stato ripreso dalla NASA per i tuttala della serie Prandtl-D , operando su profili aerodinamici a diedro semplice, ad elevato allungamento, piuttosto che con la mia lastra piana di cartoncino, frontalmente ad ala a diedro di gabbiano, però giocoforza con un allungamento non elevatissimo.

Perciò il mio modello è stato chiamato Giano, bifronte tra il passato (tipi MAX) ed il potenziale futuro aeronautico (tipi A). Giano si volta indietro per guardare meglio avanti. Vivetelo nel presente (in configurazione MIX 20°), senza troppe elucubrazioni, come lo vivrebbe un bambino, che, opportunamente istruito sulla tecnica del lancio, anche lo potrà lanciare bene suborizzontale, restando poi stupefatto dalla planata ben centrata. Un adulto potrà invece approfondirne successivamente l’aerodinamica, o semplicemente godere del pur sempre perfettibile volo planato di Giano.

Dopo aver raggiunto la stabilità longitudinale tramite il giusto peso della clip sul muso del tuttala, ogni buon successivo lancio planato richiede un perfezionamento direzionale.  Io solitamente desidero un volo planato rettilineo, provando preferibilmente al chiuso, in assenza di vento, ma anche all’aria aperta, ovviamente meglio lanciare controvento.

L’efficienza aerodinamica ottenibile da Giano è solitamente circa 7, ma i perfezionisti fortunati possono arrivare oltre 9, certamente un’efficienza di tutto rispetto per un foglio di cartoncino. Trattandosi di ali di cartoncino flessibile, il rischio di un colpo di vento o comunque di una virata inopportuna, magari per un difetto di esecuzione, è ad ogni modo sempre presente.  

 

 

Nelle configurazioni MIX con alette simmetricamente posizionate da 10° a 80° in giù rispetto alla semiala, Giano cambia poco il volo rispetto alle 2 configurazioni estreme, tuttavia la configurazione migliore mi è apparsa quella con inclinazione sottosemiala circa 20°-25° per entrambe le alette. In teoria la configurazione A dovrebbe volare poco più prestante della MAX, ma con maggior rischio direzionale. Infatti attenzione che la direzione di planata cambia se una sola aletta è messa o come A o come MAX. Vedere il capitolo Correzioni di pre volo, a fine pagina.

  Configurazione A

  Configurazione MAX

Caratteristiche tecniche costruttive del modello Giano.

Materiale ali cartoncino bristol da disegno, lucido o ruvido da entrambi i lati, purché piano abbastanza rigidamente elastico alle flessotorsioni, grammatura da 180 a 220 g/m2.

La forma in pianta delle foto è indicativa e non determinante, potendosi tollerare anche notevoli variazioni delle caratteristiche, con opportune clips adeguate.

Apertura alare nella configurazione A = 286 mm, mentre nella configurazione MAX diviene 234 mm, misurando tra le “tips” (punte) delle semiali, escludendo le 2 alette terminali.

Angolo di convergenza di ogni aletta o derivetta o “pseudowinglet” (le denominazioni variano secondo l’impiego, ma si tratta sempre delle stesse alette) = circa da 20° a 30°.

Angolo della freccia media del bordo anteriore circa 30°, mentre del bordo d’uscita circa 16°, quindi freccia geometrica positiva media 23°

Angolo di inclinazione sottoala di ogni aletta 90° per i MAX, ottimale 20° - 25° per Giano/MIX, oppure quasi 0° per i modelli tipo A puri.

Corda alla radice alare 63 mm, mentre corda alle “tips” 35 mm, tuttavia misurata erroneamente in diagonale: si presuma una corda media aerodinamica circa < 49 mm, stimata circa 42 mm in configurazione A e circa 47 mm in configurazione MAX.

Allungamento alare (allungamento = quadrato dell’apertura/superficie alare totale, = apertura/corda media) della configurazione A circa 6,8, della configurazione MAX circa 5.

Superficie alare parziale in configurazione MAX, escluse le 2 alette terminali, 10950 mm2.

Superficie di ogni aletta terminale circa 525 mm2, quindi superficie alare totale del caso A circa 12000 mm2. Rapporto superficie totale delle alette/ sup. ala tot. estesa = 1/11 circa.

Clip plastica lunghezza 45 mm x 11 mm (però attenzione che esistono in commercio dorsetti di cartoleria di diversi spessori e peso, a parità di dimensioni in pianta). La clip può determinare il raddrizzamento del diedro del muso, con relativo svergolamento delle code delle “tips”, in funzione della piega mediana inferta alle semiali accoppiate durante il loro taglio per la costruzione e piega poi riaperta quasi totalmente a 180°: resterà comunque un minimo diedro trasversale residuo e gradito, se non eccessivo.

Diedro trasversale o frontale pochissimo positivo, quasi 0, cioè tipica ala di gabbiano in configurazione MIX con alette circa 20°-25° giù (foto immediatamente seguente).

In volo il diedro delle semiali aumenterà leggermente, e pure le “tips” delle semiali assumeranno, assieme alle alette, per via della flessibilità della freccia, un ulteriore svergolamento leggermente negativo, apparentemente nascosto, ma indispensabile per la stabilità longitudinale, determinata comunque principalmente dall’inclinazione sottosemiala delle 2 alette terminali e dal peso della clip.

  Vista frontale in configurazione MIX 20°

Si nota un’anomalia sulla semiala a destra della foto soprastante, per errore di appoggio del dito indice, che procurerà probabilmente una virata iniziale, non tanto per la differenza nella simmetria del diedro (infatti per flessione elastica in volo le 2 semiali in pratica normalmente si pareggeranno), quanto piuttosto se permarrà in volo lo svergolamento della semiala in questione, qualora il cartoncino fosse gnucco.

  Vista frontale poco da sotto, configurazione MAX

In questa configurazione MAX il dito indice non influirebbe nel lancio, tuttavia dalla vista frontale il lancio mi appare leggermente cabrato, e sarebbe un diverso errore. Lanciare sempre con leggera pendenza verso il basso ed a moderata velocità, cioè muovendo la mano solo accompagnando la planata, senza forzarla troppo, cioè idealmente alla stessa velocità della futura planata.

Per un volo diritto raccomando sempre la perfetta simmetria prima del lancio. Eventualmente, sulla base del lancio precedente, modificare o minimamente l’incidenza solo di una semiala, o anche modificare anche di parecchi gradi l’inclinazione solo di un’aletta, se si desidera un’opportuna virata od in alternativa il volo diritto, con correzione della precedente traiettoria, come verrà avanti trattato, al capitolo Correzioni di pre volo.

  Vista laterale in configurazione MIX 20°, forse la migliore per Giano.

La foto mostra la corretta direzione di lancio suborizzontale, per la miglior planata di ogni configurazione.

Per il gioco del bambino tutto qua, per l’analisi elaborata dell’adulto ecco il seguito.

Analisi di alcuni aspetti teorico-pratici.   

La flessibilità torsionale alare è determinante per la stabilità sia dei tipi A che MAX, nonché dei tuttala di cartoncino qui denominati Giano, da lanciare preferibilmente in configurazione MIX 20°. Sebbene in generale si possano costruire questi tuttala impiegando dalla carta al cartone, consiglio solo l’uso del cartoncino indicato nelle caratteristiche tecniche costruttive di Giano. Ogni modello va comunque poi ottimizzato valutandone il comportamento dopo i primi voli, in base alla rigidità e quindi flessibilità elastica del cartoncino.

In tutti i casi occorre verificare e stabilire dapprima la stabilità longitudinale, principalmente tramite la giusta lunghezza della clip, che può variare, ma solo entro un campo molto ristretto di valori. Per esempio, rispetto alla clip proposta lunga 45 mm, si può tollerare da – 4% = 43 mm (con modello risultante quasi cabrato), fino a + 4% = 47 mm circa (con modello risultante quasi picchiato). Tali escursioni della lunghezza accettabile per la clip sono veramente difficili da centrare nei modelli piccoli. In generale forse conviene stare più verso il picchiato che il cabrato, ma per aumentare l’efficienza di planata occorre andare verso il limite del volo cabrato. La clip viene ricavata tagliando un dorsetto di plastica di cancelleria, come dettagliatamente precisato in Configurazione tuttala, parte prima.

L’ala a freccia positiva è la soluzione migliore per i tuttala; con il crescere dell’angolo di freccia aumentano la stabilità longitudinale e trasversale, ma diminuisce l’efficienza aerodinamica: consiglio restare tra 20° e 30° di angolo di freccia positiva media geometrica della semiala rastremata, mentre per le 2 alette terminali è possibile aumentare a piacere la loro freccia e contemporaneamente appuntirle ed arrotondarle, come più vi aggrada. Si realizzerà così nelle “pseudowinglets” l’effetto a sciabola della doppia freccia alare, aumentando pure i bracci di leva delle stabilità. Evitare tuttavia di fare derivette altissime od in alternativa evitare di fare “pseudowinglets” troppo allungate sulla semiala e troppo corte rispetto alla direzione di marcia, e quindi corte anche misurate sulla perpendicolare alla loro cerniera, misura che in verticale diviene l’altezza delle derivette. Indicativamente direi di fare l’altezza delle  derivette poco meno della lunghezza della corda alla “tip” della semiala.

La deriva può essere inutile nei tuttala a freccia positiva e la deriva centrale manca sempre in Giano. La funzione direzionale delle 2 derivette inferiori dei tipi MAX viene minimizzata nella configurazione Giano MIX 20°, però qui l’ala di gabbiano presenta un diedro inverso delle alette terminali, anche in considerazione del fatto che nel tronco centrale dell’ala, con diedro frontale a V semplice, soprattutto tale diedro (ed in parte anche quello longitudinale) può aumentare leggermente in volo per flessione (e in parte torsione) elastica delle semiali di cartoncino. Per la definizione del diedro frontale, o trasversale che dir si voglia, vedere avanti al capitolo Correzioni di pre volo.

Può capitare che si manifesti un “dutch roll” (rollio olandese) quando il diedro trasversale è eccessivo rispetto alla proiezione laterale delle derivette abbassate, proiezione di superficie troppo scarsa in coda per agire da deriva, a fronte di un diedro centrale dell’ala di gabbiano eccessivo. Per le correzioni vedere avanti, rispetto ai 3 assi di stabilità, pos. 1).

Nel progetto dei tuttala con ala semirigida, con freccia a sciabola, lenti per il volo libero, come Giano, ritengo approssimativamente che per ogni grado di freccia geometrica media si debba diminuire il diedro trasversale di 1/4 di grado, ponendo il diedro giusto, prima del volo, a circa 10° per semiala ipotizzata con freccia zero: per esempio con 23° di freccia il diedro trasversale della V del tronco centrale dell’ala potrebbe essere 4,25° per ogni semiala, cioè per ogni grado di freccia corrisponde 0,25° di quota parte di tale diedro trasversale, purché si arrivi ad un diedro minimo stabilito circa 10° senza freccia, in riferimento sempre alla V del tronco centrale dell’ala di gabbiano.

Lo spartiacque tra i MAX ed i tipi A puri è stato fissato nell'angolo di convergenza limite delle alette, rispettivamente chiamate derivette e pseudowinglets, convergenza limite circa 15°- 30° per i MAX e da 30° forse anche fino a 60° per gli A, angoli che comunque normalmente negli A non superano 45° di convergenza della cerniera di ogni pseudowinglet rispetto alla direzione di marcia. Non confondere la convergenza con l’inclinazione sottoala delle alette terminali. Per uno studio approfondito rimando a: Configurazione tuttala parte settima, sebbene tale articolo debba ancora essere rielaborato. Forse Giano/MIX 20° potrebbe essere la configurazione colà cercata per realizzare un buon tuttala super MIX-RC di prestazioni più che accettabili.

Per i modelli MAX la superficie delle derivette deve essere convenientemente ridotta fino a circa il 25% in meno rispetto alle pseudowinglets dei tipi A puri, in funzione della resistenza aerodinamica esercitata dalle derivette. La superficie deportante delle alette dei modelli A del resto non deve essere troppo grande, per non diminuire l’efficienza complessiva di tali tuttala. La sup. totale delle 2 alette di Giano, che rispetto alla superficie alare totale determina la stabilità longitudinale e laterale del tuttala, può essere praticamente individuata approssimativamente secondo le seguenti tabelle sperimentali, valide in riferimento per gli allungamenti solo per i modelli in configurazione A, e valide per tutti i tuttala ad ala medesimamente rastremata a freccia positiva, freccia media ideale compresa tra 20° e 30°, con diedro frontale quasi zero e con incidenza dello svergolamento effettivo in configurazione A, svergolamento misurato rispetto alla direzione di marcia, incidenza stimata circa meno di 10° verso il basso, cioè alette aventi sempre incidenza reale negativa rispetto alle loro semiali. Stimando che, rispetto alla direzione del vento relativo alla direzione di marcia, le semiali portanti abbiano un’incidenza positiva di 6° circa, le alette posizionate come pseudowinglets avranno un’incidenza di circa – 4°, quindi bassa resistenza aerodinamica (ma offriranno una maggior resistenza posizionate come derivette verticali; per il seguito vedere Conclusione della teoria di Giano). Quel che può meravigliare è che variando le inclinazioni sotto le semiali, e quindi anche i 2 svergolamenti ds./sin., il centraggio longitudinale, con la modifica simmetrica delle posizioni di entrambe le alette, cambi spesso troppo poco, mentre perlopiù la variazione delle inclinazioni sotto le semiali possa essere ben utilizzata alternando o solo l’aletta di ds. o solo quella di sin., per effettuare notevoli correzioni solo direzionali, ovviamente pre volo.

Come già scritto, dipende molto dalla flessibilità torsionale del cartoncino impiegato, tuttavia la stabilità longitudinale è condizionata entro il ristretto campo di tollerabilità delle lunghezze della giusta clip. Il centraggio longitudinale cambia poco, ma comunque cambia spostando insieme entrambe le alette, vedere avanti, pos. 2) e soprattutto la conclusione dell’articolo. La stabilità direzionale e la direzionalità possono essere talora facilmente corrette cambiando l’inclinazione di una sola aletta sotto una sola semiala, sebbene in alternativa forzare manualmente tutta una semiala a portare di più, e/o l’altra semiala a portare di meno, sia la via maestra, ma difficile, per ottenere un risultato direzionale molto più efficace, pur con maggiore aleatorietà del risultato stesso, che potrebbe anche risultare il contrario del voluto. Anche per la direzionalità pre volo vedere avanti, pos. 3) & 3 bis) e soprattutto la conclusione dell’articolo.

Aumentando l'allungamento e la freccia positiva alare, le 2 alette terminali devono essere di superficie più piccole, in proporzione inversa. In tutti i casi l'allungamento delle ali di cartoncino non deve essere eccessivo (> 7), ma può essere anche maggiore (massimo circa 9) qualora il cartoncino presenti maggiore elasto-rigidità.

A parità di rastremazione e freccia positiva dei tuttala Giano, la clip è grossomodo in proporzione invece diretta all’apertura alare (ed inversa alla corda alla radice alare a pari apertura), purché si tenga conto della riduzione dei pesi dei modelli. Infatti in particolare la clip dei Giano è di solito posizionata sul naso della corda alla radice alare. Ovviamente se il naso fosse prolungato davanti alla corda alla radice, la clip dovrebbe essere adeguatamente ridotta, ma si rischierebbe di compromettere la stabilità direzionale, con maggiore momento d’inerzia della clip, pure se più leggera, più avanzata rispetto al baricentro. Quindi immaginiamo la clip sempre sul naso di Giano ed immaginiamo per similitudine un rapporto pressocché costante tra apertura alare e corda massima alla radice, che funge da braccio li leva per il peso della clip.

Nei tuttala di cartoncino/carta l'apertura alare può essere realizzata in pratica al massimo circa 297 mm (per usare un foglio standard, magari poco più di 297 mm usandolo in diagonale), fino a ridurre l’apertura a 150 mm. Fare aeroplanini più piccoli richiede un'esecuzione difficilmente precisa ed occorre giocare con clips troppo corte da gestire. Nell’esempio proposto, di apertura 286 mm, la corda alla radice è lunga 1/ 4,54 dell’apertura e la clip è lunga 286/ 6,3 = 45 mm circa, non è detto che si rispettino tutti gli stessi rapporti per aeroplanini più piccoli. Mentre i rapporti geometrici lineari, trattandosi di tuttala simili di forma, potrebbero essere rispettati (quindi ad es. un’ala di apertura 150 mm dovrebbe avere una corda alla radice alare lunga 150/4,54 = 33 mm, non dovrebbe avere erroneamente una clip lunga 150/6,3 = 23,8 mm), i pesi delle superfici alari vanno convenientemente ridotti. Essendo per il cartoncino i pesi proporzionali alle superfici,  forse sarebbe possibile utilizzare il rapporto tra il prodotto lunghezze dell’apertura massima x larghezza della corda massima fratto il prodotto apertura piccola x larghezza della corda piccola, cioè ad es. per l’ala di apertura 150 mm, la sua clip potrebbe essere lunga 45 mm diviso per il rapporto 286 x 63/150 x 33 (avendo ipotizzato 33 mm la larghezza della corda alla radice dell’ala piccola), cioè la clip dell’ala piccola potrebbe essere esattamente lunga 45 mm : 3,63 = 12,4 mm circa. E’ la stessa cosa che ricavare direttamente la lunghezza della clip piccola calcolando 45 (150/286)² = 12,4 mm circa.

 In tal caso occorrerà verificare valori di clip ben più variabili rispetto a quelli proposti all’inizio di questo capitolo, direi verificare variazioni di errore da circa -20% fino a +20%, cioè occorrerà provare diverse clips, lunghe ad es. da 10 fino a 15 mm, fermo restando il fatto che, una volta individuata la giusta clip, la sua lunghezza tollerabile potrà variare dal -4% con volo cabrato, al + 4% con volo picchiato, entro i limiti di una tollerabilità orientativa.

Non esistono regole precise, ma i risultati pratici su diversi modellini confermano la validità approssimativa di tali procedure di frazioni della superficie delle alette rispetto alla superficie totale dell’ala estesa in configurazione A e calcolo della lunghezza della clip, procedure solo apparentemente in parte assurde. Nei casi mancanti dalle tabelle delle superfici, progettare per interpolazione orientativa tra i dati riportati.

Dati comuni ad alcuni tuttala di cartoncino piccoli o grandi, tutti con angolo di convergenza di ogni aletta terminale circa 25°

Allungamento rif. pos. A

5

5,85

6,84

8

9,37

5

5,85

6,84

8

9,37

Apertura b [mm] rif. pos. A

200

216

233

252

272

238

257

278

300

323

b2 [mm2]

40000

46656

54289

63504

73984

56644

66049

77284

90000

104329

Sup. tot. ala estesa [mm2]

8000

7975

7937

7938

7896

11329

11290

11298

11250

11134

Corda media [mm]

40

37

34

31,5

29

47,6

43,9

40,6

37,5

34,5

Tabella 1 (freccia alare positiva 20°)

 

 

Modelli MAX/Giano freccia 20° piccoli

 

Modelli MAX/Giano freccia 20° grandi

Rapporto sup. 1/…

9,4

10

11

12

13

9,4

10

11

12

13

Sup. tot. alette [mm2]

851

797

721

661

607

1205

1129

1027

937

856

 

 

Modelli tipo A, freccia 20° piccoli

 

Modelli tipo A, freccia 20° grandi

Rapporto sup. 1/…

6,8             

7,4

8

8,7

9,4

6,8

7,4

8

8,7

9,4

Sup. 2 pseudowinglets

1176

1078

992

912

840

1666

1525

1412

1293

1184

Tabella 2 (freccia alare positiva 30°)

 

 

Modelli MAX/Giano freccia 30° piccoli

 

Modelli MAX/Giano freccia 30° grandi

Rapporto sup. 1/…

11

12

13

14

15,2

11

12

13

14

15,2

Sup. tot. alette [mm2]

727

664

610

567

519

1030

941

869

803

732

 

 

Modelli tipo A, freccia 30° piccoli

 

Modelli tipo A, freccia 30° grandi

Rapporto sup. 1/…

 8  

8,7

9,4

10

11

8

8,7

9,4

10

11

Sup. 2 pseudowinglets

1000

916

844

794

718

1416

1298

1202

1125

1012

 

Precisazioni sulle tabelle.

Nella pagina Configurazione tuttala, parte nona (Ecogiano e Perfezionismi trasversali, laterali e longitudinali) verrà trattata ampiamente la supremazia o dell’aletta “mobile” (“tip”) oppure della parte “fissa” interna della semiala recante la “tip” (sottocapitolo 15).

I valori delle presenti tabelle 1&2 sono praticamente al limite di confine tra le 2 supremazie possibili, cioè rappresentano dei valori ipotetici da me rielaborati, che fornirebbero i migliori risultati di planata libera, però entro larghi margini di approssimazione.

Nei modelli Giano infatti talora circa i medesimi risultati possono essere ottenuti sia in configurazione MAX che in configurazione tipo A, sebbene in assoluto sia meglio trovare la configurazione MIX più adatta. In effetti i modelli Giano si collocano forse più verso la configurazione MAX, che verso la configurazione A, tuttavia in tutti i casi la miglior supremazia è di dubbia qualificazione.

Ecco perché in tabella sono state distinte 2 categorie: MAX/Giano e tipo A, categorie ulteriormente sotto raggruppate anche distinte per l’entità della freccia positiva, rispettivamente 20° e 30°; i dati sono da interpolare in un’ampia escursione di accettabilità di casi specifici.

I dati progettuali scelti, in base al tipo di supremazia delle superfici realizzata nel modello in prova, potranno essere corretti dopo i primi voli anche in base alle tipologie di guida utilizzate nel volo precedente e dei risultati del medesimo volo.

Le tipologie di guida possono essere o a prevalenza delle variazioni di portanza della parte centrale “fissa” delle semiali /deportanza alette, oppure a prevalenza di variazioni della resistenza delle alette terminali, o a guida intermedia, perché non esiste una norma assoluta.

Può essere utile leggere la fine della suddetta parte nona, Perfezionismi trasversali, sottocapitolo 26.

La prevalenza delle variazioni di portanza/deportanza si applica di solito principalmente ai tipi A, mentre la prevalenza delle guide a resistenza si applica perlopiù principalmente ai tipi MAX, quindi nei tipi Giano MIX tabulati, o interpolati, si potrà agire con tipologie di guida intermedia, migliore secondo che il modello in verifica presenti maggiore attinenza o all’una, od all’altra configurazione (MAX oppure tipo A) e presenti la supremazia dell’una, o dell’altra superficie (aletta “tip” di estremità oppure parte interna “fissa” della semiala recante l’aletta di estremità). Le tabelle 1&2 rappresentano soltanto orientamenti approssimativi per facilitare subito voli migliori.

Nelle tabelle l’aletta “tip” è stata indicata “pseudowinglet” nei casi A puri o dei tuttala Giano MIX ad essi più riconducibili.

 

 

Correzioni di pre volo.

Per il pilotaggio di Giano intendo la predisposizione manuale al lancio, in modo da desiderare una certa traiettoria futura: magari si può desiderare una virata contraria al precedente volo, per planare diritto al lancio successivo.

Il pilotaggio può avvenire o per variazione di deportanza delle pseudowinglets negli A, o per trasformazione delle resistenze delle derivette nei MAX, in particolare le virate possono avvenire per squilibri laterali delle forze agenti sulle alette ds./sin. ottenendo possibili configurazioni MIX asimmetriche, tramite diverso posizionamento delle alette, in funzione della loro convergenza di progetto ed inclinazione regolabile sotto le semiali. Soprattutto un’eventuale differenza delle portanze proprie delle semiali determina un rollio ed il rollio determina pure un’imbardata inversa, in quanto per asimmetria esiste pure una differenza di resistenze alari ds./sin., tra la semiala più portante e quella meno, quindi pure con minor resistenza. Pertanto il muso ruota verso l’ala alzata nel rollio. Negli aerei convenzionali la presenza della deriva fornisce un’effetto bandiera di coda, che contrasta tale imbardata inversa (e se il pilota vuol proseguire diritto, entrando in scivolata d’ala per la diminuita componente verticale della portanza, deve agire sull’elevatore verso una cabrata; se vuole entrare in virata coordinata deve pure agire sulla deriva). C’è da chiedersi come possa avvenire il pilotaggio dei tuttala privi di coda ed alettoni posteriori, soprattutto nelle maestose planate diritte di Giano, che suscitano meraviglia. Non si tratta di un semplice equilibrio, perché i tuttala ben fatti sono intrinsecamente stabili, o possono raggiungere una diversa stabilità dopo opportune correzioni di pre volo.

Mentre per la stabilità longitudinale il tuttala sostanzialmente può grossomodo essere assimilato ad un aereo convenzionale con le 2 alette alari al posto dello stabilizzatore, per la stabilità trasversale e laterale, in una parola direzionale, può essere opportuno approfondire lo studio dell’ala di gabbiano nelle varie configurazioni A, MIX & MAX. Prima però occorre chiarirsi le idee su quello che ho chiamato diedro alare o trasversale o frontale, inteso come un artificio per donare stabilità trasversale in caso di rollio, tramite una controrotazione automaticamente espressa dalla maggior portanza dell’ala abbassata, a seguito di una scivolata d’ala.

Una spiegazione del funzionamento di un diedro a V semplice si trova nel disegno a latere, ripreso da Wikipedia, pur non riferibile esattamente ai miei tuttala senza motore tipo Giano, che hanno invece tutti l’ala di gabbiano, cioè una conformazione frontale quasi ad M, con solo il tronco centrale a leggero V.

Scivolata d’ala significa sostanzialmente uno sbandamento laterale senza virare, intendendo cioè uno spostamento laterale su un piano inclinato fino al verticale; in particolare si dice con ala messa a coltello quando è del tutto verticale. 

Durante il rollio l’ala a sinistra del disegno diviene più portante di quella a destra perché è investita da una maggior circolazione laterale di aria, con un angolo di incidenza o di attacco maggiore, a maggior velocità. Infatti esiste un flusso d’aria combinato tra il vento relativo della traiettoria e lo spostamento d’aria laterale nella direzione della scivolata. Il rollio può essere provocato o intenzionalmente dagli alettoni, o direttamente da un colpo di vento laterale.

Inoltre c’è anche da considerare durante la scivolata, ad es. verso la sinistra del disegno, una forza. Il momento di tale forza di sbandamento rispetto al baricentro può avere la sua importanza, secondo la posizione reciproca ala/fusoliera sulla verticale.

Nei miei tuttala di cartoncino la fusoliera non esiste: ciò non significa che non esiste la questione, quanto piuttosto significa una maggiore difficoltà a trovare il giusto diedro alare per tali modelli, in funzione della posizione del baricentro abbastanza imprecisabile in altezza sulla verticale, con tuttala non rollato. E’ buona norma tenere il diedro a V del tronco centrale dell’ala in pratica quasi a zero prima del lancio, lasciando la stabilità trasversale principalmente all’azione delle 2 alette terminali ad inclinazione sottosemiala, nei modelli Giano.

 

 

Infatti l’efficacia dei diedri si complica nel caso delle ali di gabbiano, ad es. nei modelli Giano in configurazione quasi A, con le 2 pseudowinglets allargate quasi orizzontali, ma comunque sempre deportanti. In questa configurazione definita Giano/MIX 20° le alette hanno un diedro negativo, o anedro, avendo le estremità tra di loro inclinate ognuna 20°-25° sotto le semiali. Siccome però tali estremità sono sempre deportanti, avviene alle estremità di Giano un fenomeno stabilizzante analogo al disegno a V semplice capovolto. Precisamente è quasi come se si operasse con estremità a doppio diedro tradizionale, però capovolto solo alle estremità, cioè nell’ala di gabbiano, avendo il tronco centrale a V semplice e le estremità abbassate lavoranti in anedro, ai fini del raddrizzamento trasversale, è come se si operasse in analogia, ma in esecuzione contraria, delle estremità rialzate e portanti del doppio diedro, questo inteso storicamente tradizionale di molti aeromodelli veleggiatori convenzionali vintage. Anche in alcuni alianti vintage si adottava l’ala di gabbiano, ma nei moderni alianti convenzionali si preferisce l’ala a V semplice, avendo escluso il doppio diedro perché è tendenzialmente troppo stabile. Nei tuttala in genere si può adottare sia il V semplice che l’ala di gabbiano, ma nel caso dei miei aeroplanini di cartoncino l’ala di gabbiano con “pseudowinglets” fornisce una stabilità insuperabile.

L’unica differenza funzionale tra il doppio diedro tradizionale e quello ad ala di gabbiano con alette negative è che nel diedro tradizionale la scivolata avviene verso l’ala abbassata, mentre nell’ala di gabbiano dei miei tuttala la scivolata avviene verso l’ala alzata, cioè verso l’interno del modello, con tendenza forse alla destabilizzazione talora con maggiore rollio, secondo la direzione della scivolata e del suo braccio di leva rispetto all’asse longitudinale di rollio, ma talora con tendenza ad una stabilizzazione che lascia di stucco gli osservatori, per la perfetta traiettoria diritta di planata, che più diritto non si potrebbe.

Ricapitolando, ricordo che Giano si deve pensare centrato con una giusta clip prefissata ed usato come MIX 20°, cioè in configurazione quasi come A, con incidenza alette presunta circa 10° di svergolamento anteriore negativo, stimato sulla verticale della direzione di marcia, per effetto di un’ala di gabbiano con alette inclinate sotto semiala circa 20°-25°, questi angoli misurati invece in un piano perpendicolare all’asse delle cerniere delle alette terminali, queste comunque convergenti anteriormente cad. circa 25° rispetto alla direzione di marcia.

I seguenti consigli 1), 2), 3) & 3 bis) valgono per tutti i modelli simili ai Giano, che sono un ottimo compromesso tra la configurazione dei modelli MAX e quella degli A puri.

Rispetto ai 3 assi di stabilità di rollio, beccheggio, imbardata:

1) rollio sull’asse longitudinale. Per eliminare un eventuale rollio alternato continuo occorre quasi eliminare il diedro trasversale (tanto un po' si creerà comunque in volo, per flessioni semiali, a meno che, per l’elevata convergenza o per pieghe aggiunte anteriormente, il bordo d’entrata alare risulti talmente irrobustito da non poter flettere). La configurazione MAX appare di solito più stabile direzionalmente. La configurazione MIX presenta ancora sempre l’utile proiezione laterale residua delle 2 derivette, mentre in ogni caso i modelli A puri rischiano maggiormente le sbandate laterali occasionali, più dei precedenti, anche se poi, quando e se gli A si stabilizzano direzionalmente, viaggiano in teoria meglio longitudinalmente. Mancando di una deriva specifica, gli A entrano facilmente in scivolata d’ala, ma si stabilizzano per l’effetto di deportanza delle 2 alette terminali della loro ala di gabbiano.

 

 

 

2) beccheggio attorno all’asse trasversale. In tutti i casi la stabilità longitudinale si corregge meglio sostituendo la clip.

Senza sostituire la clip, si può provare a rendere il modello picchiato portando le pseudowinglets, quando molto grandi e convergenti, entrambe verticali; al contrario per rendere il modello cabrato portare le 2 pseudowinglets quasi orizzontali. La cosa è più probabile soltanto quando il cartoncino è assai gnucco, anzi in tal caso si può ottenere quasi un “looping” rovescio abbassando le pseudowinglets. Per approfondimenti vedere avanti la Conclusione, collegata al reflex nascosto dovuto alla flessibilità del cartoncino.

Nei tipi A puri la trasformazione in MAX, abbassando entrambe le pseudowinglets insieme, è troppo rischiosa; di conseguenza il “looping” rovescio è quasi sicuro anche con ala flessibile.

Nei tipi A puri è più facile riscontrare il fenomeno del volo fugoide a passo lunghissimo, definito forse erroneamente seduta lunghissima in altra pagina di questo sito.

 

 3) per virare solo rollando, senza toccare le derivette, è più efficace modificare la portanza di una sola semiala svergolando plasticamente pochissimo il cartoncino soltanto del semitronco centrale opportuno, però è cosa difficile da graduare manualmente senza andare in “overbanking” (eccessiva inclinazione in virata), inoltre la virata non risulta coordinata, in quanto si torna in realtà al caso 1). Per ottenere una virata coordinata occorrerebbe eseguire insieme 3 e 3 bis, operazioni già singolarmente abbastanza aleatorie.

3 bis) mancando la deriva centrale di Giano, si può ottenere un’imbardata attorno all’asse verticale tramite le 2 alette laterali, responsabili pure del rollio, ed impiegabili ora proprio come derivette alternativamente abbassate, con quella abbassata in funzione di “rudder” ad effetto bandiera, appunto attorno all’asse verticale di imbardata. Lasciare verticale solo una derivetta convergente e modificare solo l’inclinazione sottosemiala dell’altra derivetta, con parziale sua trasformazione in pseudowinglet, cioè, in riferimento alla medesima aletta, per girare a destra alzare la pseudowinglet di sinistra, analogamente per girare a sinistra alzare la pseudowinglet di destra.

Un’imbardata inversa viene generata dal rollio, ma anche in ogni virata piatta, per differenza di velocità tra l’ala interna ed esterna alla virata, quindi maggior portanza sull’ala esterna insieme a maggior resistenza, che determina appunto l’imbardata inversa della virata, mentre la maggior portanza indurrebbe “l’overbanking”, in assenza del controllo contemporaneo tramite gli alettoni posteriori degli aerei convenzionali, o tramite la deportanza dell’aletta alzata come una pseudowinglet in Giano.

Operando come 3 bis) in teoria si passa dall’azione principalmente di resistenza picchiante delle 2 derivette convergenti verticali all’azione principalmente di deportanza cabrante di una sola pseudowinglet, cioè si abbassa la coda dal suo lato. La semiala con pseudowinglet alzata diventa più portante, per incidenza rispetto alla direzione di marcia, ottenendo in pratica come una virata coordinata degli aerei convenzionali, idealmente senza derapaggio né scivolata d’ala. In pratica Giano perde però sempre un po’ di quota in virata, più di quando vola diritto in aria calma.

Essendo la resistenza dell’aletta abbassata verticale, per la sua superficie e convergenza usuale, preponderante per la direzionalità, la variazione negativa di resistenza della sola aletta opposta alzata come pseudowinglet determina l’imbardata con virata dalla parte della derivetta lasciata abbassata. Tale imbardata determina un rollio indotto, a sua volta determinante un’imbardata inversa, che sarebbe ad allargare la virata in aggiunta ad un’altra imbardata inversa ad allargare, per via della differenza dei raggi di virata; il rollio tuttavia è ben contrastato dalla deportanza della pseudowinglet opposta alla virata. In conclusione l’imbardata a stringere la virata è di solito prevalente, per la maggior resistenza della derivetta ancora abbassata, ma “l’overbanking” è inibita dalle imbardate inverse dovute in parte al rollio ed in parte al raggio di curvatura della virata, mentre l’angolo di rollio potrebbe essere inibito soprattutto anche dalla flessibilità del cartoncino, tollerante in volo un maggior diedro del tronco centrale dell’ala a gabbiano.

Casi particolari

La prevalenza di resistenza di una derivetta abbassata, e quindi la correzione d’imbardata 3 bis), appare possibile solo negli A poco convergenti e modificati ed in Giano, ma non nei MAX puri, quelli con scarsa convergenza delle derivette, inferiore a circa 15° - 20° e quindi scarsa resistenza della singola derivetta abbassata. Nei tipi MAX puri, con derivette troppo piccole, la loro modifica in MIX od in A è quasi insensibile (anche in funzione della flessibilità del cartoncino), cioè sollevando quasi orizzontale la derivetta di sinistra il modello gira poco a destra, oppure sollevando quasi orizzontale la derivetta di destra gira poco a sinistra, inoltre il modello diviene solo un poco cabrato sollevando entrambe le derivette (cioè il MAX puro appare spesso meno reattivo dei Giano). Pertanto nei MAX troppo poco convergenti, per correggere le virate meglio fare come al precedente punto 3).

All’estremo contrario progettuale della configurazione MAX, cioè oltre 30° di convergenza limite dei Giano e relativamente grandi alette quasi totalmente sollevate (caso degli A puri), un’eventuale pseudowinglet trasformata in derivetta convergente sarebbe invece troppo reattiva come resistenza, più reattiva della stessa aletta deportante usata come pseudowinglet a bassa incidenza. Pertanto la stessa procedura di abbassamento di un’aletta per correzioni di pre volo non può essere applicata negli A puri, con pseudowinglets relativamente grandi e troppo convergenti, quindi difficili da trasformare in MIX monoaletta verticale,  plananti senza rischi di avvitamento, per non dire impossibili da trasformare in MAX, in quanto nel MIX si otterrebbe subito un avvitamento per eccesso dell’unica superficie abbassata, od una picchiata in looping rovescio con entrambe le alette abbassate insieme in configurazione MAX.

Conclusione della teoria di Giano.

Stabilità longitudinale. Se il cartoncino è plasticamente gnucco quasi non flette, mentre se è elastico flette, quindi in volo le estremità alari si alzano (invero poco, per via della rigidità del cartoncino) ed insieme si alza e si torce la coda del tuttala, aumentando il reflex o diedro longitudinale o svergolamento nascosto, in pratica fornendo una piccola deportanza ulteriore alle alette terminali, che tenderanno a spingere in basso la coda, dando un momento cabrante al tuttala, contrastato solamente dal peso della clip rispetto al baricentro. Per inciso avevo scritto di svergolamento con incidenza circa – 10° misurata in un piano verticale giacente nella direzione di marcia. Trattandosi di lastre piane, un reflex di – 10° tra semiala e la sua aletta terminale può sembrare eccessivo, ma teniamo conto di un braccio di leva molto corto nei tuttala. Sempre a livello solo di impressioni, in Giano ritengo l’incidenza al vento relativo di una planata ottimale, vento agente sulla semiala, circa + 6°, quindi il vento agente sulle alette nella configurazione A è circa – 4°, con resistenza relativamente bassa, più bassa della resistenza della stessa aletta posta come derivetta o “rudder” in configurazione del tutto verticale (tipica per entrambe le alette delle configurazioni MAX).

In un Giano MIX 20° con la giusta clip, cioè ben stabilizzato longitudinalmente, la planata ottimale può apparire una seduta lunghissima, quasi in stallo a fine planata (ove può influire anche un effetto suolo), secondo quel che consente il campo di stabilizzazione longitudinale procurato dalla giusta clip, o meglio dalla clip montata. Ho scritto che la lunghezza della clip può variare + o – circa 4% della sua lunghezza media idealmente migliore, quindi purtroppo il campo utile di centraggio è assai ristretto. A seconda della clip montata in Giano, eventuali variazioni delle inclinazioni sotto semiala delle alette terminali possono influire più o meno, modificando lo svergolamento, a modificare insieme il tipo di planata, tuttavia l’effetto può essere scarsamente percettibile se la modifica avviene agendo su entrambe le alette entro il campo di accettabilità della clip, il cui peso fa la parte del leone. Le variazioni longitudinali di traiettoria per effetto delle inclinazioni identiche di entrambe le alette sotto le semiali sono forse più notabili fin poco fuori dai limiti del campo di centraggio con clip, od anche possono non influire abbastanza dentro e fuori dal campo di centraggio, ad esempio per modificare le oscillazioni di beccheggio fugoidi di una cabrata trasformata in seduta lunghissima, oppure, oltre un peso eccessivo di una clip picchiante, le inclinazioni sottosemiala delle alette terminali entrambe totalmente abbassate possono far peggiorare talora una picchiata, ma, rialzando completamente entrambe le alette, talora si può non riuscire a far risollevare verso la cabrata il modello, in quanto l’azione del peso eccessivo della clip prevale in tal caso. Ovviamente il vantaggio di maggior efficienza longitudinale che si potrebbe ottenere dalle migliori inclinazioni delle alette sotto le semiali sarà sempre inferiore al vantaggio che si potrebbe ottenere dalla migliore lunghezza della clip ottimizzata con cura.

Diverso è il discorso inerente la stabilità direzionale, principalmente dipendente dal diedro trasversale ad ala di gabbiano e dalle simmetrie costruttive. Nei tuttala di cartoncino è facile che accadano virate occasionali. Tuttavia, con una clip giusta, si possono riservare le variazioni delle inclinazioni delle alette soltanto per le possibili correzioni delle virate nel modo 3 bis), anche qui però meglio soltanto dopo aver dapprima verificato la corretta simmetria delle portanze delle 2 semiali, allo scopo di ottenere precipuamente un volo diritto in base allo stato del cartoncino, operando nel più efficace modo 3), che richiede però più attenzione visiva e più manualità attuativa, nel corso del pilotaggio manuale pre volo.

Osservare che una clip più leggera abbassa il carico alare ed offre la stessa efficienza ad una velocità minore, quindi con minor flessioni delle semiali e minori diedri, comunque intesi. Si tratta comunque di differenze infinitesime, nel campo di accettabilità indicato per le lunghezze, e quindi i pesi, delle possibili utili clips.

Sarebbe infine possibile stabilizzare e migliorare comunque le planate agendo opportunamente di forbice sulla forma delle semiali ed alette di cartoncino, ovviamente con riduzione delle loro superfici iniziali, in punti e con entità di taglio da scegliere oculatamente: la cosa non è facile, ma è motivo del gioco aeromodellistico.

PER CHI VOLESSE APPROFONDIRE ULTERIORMENTE L’ARGOMENTO, ESISTE UN SEGUITO ALLA PAGINA CONFIGURAZIONE TUTTALA, PARTE NONA = ECOGIANO E PERFEZIONISMI TRASVERSALI, direzionali e longitudinali.

 

Relaise della presente pagina settembre 2019. Aggiornamento gennaio 2020. Buoni voli.

Flavio Mattavelli

Home page generale ed indice generale del mio sito personale: www.pseudospecie.it

Questo sito si compone attualmente di un totale di 40 pagine Web, raggruppate in 4 Sezioni.

Potete rintracciare le singole pagine collegando le Home pages delle singole Sezioni, corrispondenti agli argomenti di vostro interesse.

 

Home page ed indice della Sezione aeromodellismo (15 pagine).

 

  1. Differenze tra picchiata, cabrata e “seduta” in volo libero.
  2. Volo libero con Divagazioni, per un "canard" di cartoncino tipo Paper.1.
  3. Evoluzione dei canard di cartoncino. Modelli Paper.2.
  4. Canard di carta. Studio di modelli origami tipi Cc 1, 2, 3, 4.
  5. Tuttala di cartoncino tipi T...o carta (tipi L... & S...) etc. a freccia positiva, di allungamenti fino 9 (Configurazione tuttala, parte prima).
  6. Tipi T...etc. con allungamenti oltre 9 ; tuttala di "foam" o EPE e per "walkalong gliders" in EPS (Configurazione tuttala, parte seconda).
  7. Tuttala a freccia inversa e da sogno (volanti avanti ed indietro. Configurazione tuttala, parte terza).
  8. Ali ad anello chiuso o aperto, "prandtlplanes" di cartoncino, etc. (Configurazione tuttala, parte quarta).
  9. Miscellanea generalità centraggio, tipi H, I, J (Configurazione tuttala, parte quinta).
  10. Modelli tipo MAX di cartoncino, con 2 derivette convergenti sotto l'ala (Configurazione tuttala, parte sesta).
  11. Ipotetici aeromodelli tuttala RC a svergolamento anteriore regolabile (modelli A-RC & MIX-RC. Configurazione tuttala, parte settima).
  12. Giano, un foglio di cartoncino che vola mirabilmente (Configurazione tuttala, parte ottava).
  13. Ecogiano e Perfezionismi trasversali, laterali e longitudinali (Configurazione tuttala, parte nona).
  14. Ornitoplanate, studio inerente le planate degli uccelli in volo veleggiato.

 

 

Home page ed indice della Sezione conchiglie (16 pagine).

 

1.       Specie/klepton

2.       Atlante fotografico delle "specie" attuali del Marginella glabella Complex e dei loro ibridi morfologici, aggiornamento agosto 2017.

3.       Articolo di archivio "La variabilità fatta specie" comprendente:

  • prima parte, per la distinzione tra M. glabella e M. irrorata.
  • seconda parte, per il riconoscimento degli ibridi morfologici M. glabella X M. irrorata.

·         allegato, inerente le forme M. glabella antinea & M. glabella problematica, Mattavelli 2005 (oggi invece kl.?).

4.       Altri klepton nel Marginella glabella Complex? con le frequenze percentuali ed una                   tabella fotografica riassuntiva di (quasi) tutto il Complex.

5.       Marginella pseudodesjardini Le Béon, 2012 nuova specie.

6.       Universo lumperia, un'anticipazione dell'incerto futuro, a partire dal 2013.

7.     Note su M. irrorata Menke, 1828, varietà pseudoirrorata Mattavelli, febbraio e luglio 2017.

8.       Integrazione della pagina Links, mista inglese/italiano, con la definizione della nuova "specie" Marginella (kl.?) pseudoglabella Mattavelli, aprile 2017. Tale nuova "specie" è stata citata anche nel n° 96 di giugno 2017 della rivista Malacologia Mostra Mondiale - Cupra Marittima, tuttavia ufficialmente pubblicata nel n° 99 dell’aprile 2018, pag. 29/30.

9.       Nuovo sguardo ai mondi di M. glabella & pseudoglabella, luglio 2017.

10.    Descrizione comparativa di Marginella (Kl.?) pseudoglabella Mattavelli, 2018 nuova “sp.”, articolo definitivo di maggio 2018.

11.  Definizione di Marginella (Kl.?) visayae Mattavelli, 2018 nuova “sp.”, articolo introduttivo; insieme con M. lellae & M. pseudoirrorata ipotizzabili come “specie”, tuttavia ritenute “varietà” rispettive delle specie M. (kl.?) pseudoglabella & M. irrorata.

Articoli solo in inglese:

 

Home page della Sezione La mia Gorgonzola dopo il 1990 (2 pagine).

Lunga monografia cittadina: www.pseudospecie.it/bis.htm , integrata da un corto allegato di chiacchere di un conchigliologo.

 

Home page ed indice della Sezione macchine (7 pagine).

Le macchine per le quali una volta lavoravo: www.pseudospecie.it/CavMat.htm